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Riforma della giustizia civile: l’importanza della figura del conciliatore

La crisi della giustizia in Italia ha evidenziato la necessità di istituire metodi alternativi di risoluzione delle controversie come mezzo per alleggerire il carico di lavoro degli uffici giudiziari. 

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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento dell’ex direttore del Tribunale di Piacenza Enrico Zoino sulla figura del conciliatore.

La crisi della giustizia in Italia ha evidenziato la necessità di istituire metodi alternativi di risoluzione delle controversie come mezzo per alleggerire il carico di lavoro degli uffici giudiziari. Ricerche e studi hanno dimostrato che esiste una richiesta di strumenti efficienti per risolvere problemi controversi senza utilizzare le vie legali con perdita di tempo, di denaro e danneggiamento delle relazioni commerciali.
 

Il Ministero della Giustizia, nel perseguire l’obiettivo di alleggerire l’arretrato in materia civile, con oltre cinque milioni di affari civili pendenti, ha delegato agli organismi di conciliazione ed ai conciliatori professionisti in particolare la risoluzione di parti di tali controversie, elevando un argine permanente all’emergere dei nuovi contenziosi giudiziari.
 
Nell’ambito della più generale riforma della giustizia, il decreto legislativo n. 28 del 2010 prevede l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione che è lo strumento di definizione delle controversie capace di offrire, laddove possibile, soluzioni più spedite, agevoli ed economiche alle liti e di ridurre il contenzioso giurisdizionale.
 
In pratica la conciliazione è prevista dal legislatore come una alternativa alla lite, senza presupporre né vinti né vincitori, ma soltanto che le parti raggiungano, con il suggerimento di un terzo, un accordo negoziato che ha il vantaggio di non scontentare nessuno e quindi “di avere maggior forza nella normalizzazione dei rapporti rispetto alla sentenza del giudice”. La maggior forza della conciliazione è data dalla possibilità per le parti di regolamentare i rapporti, senza dover sottostare alla decisione del giudice che arriva spesso in ritardo: il procedimento di conciliazione deve infatti concludersi entro quattro mesi. Viene così garantita imparzialità, sollecitudine nell’espletamento dell’incarico e riservatezza, che è uno dei vantaggi della conciliazione rispetto al processo civile.
 
Il conciliatore, una figura professionalmente formata, non ha il compito di presentare alle parti una sua personale soluzione della fattispecie concreta, ma di mediare le esigenze di entrambe le parti per condurle a una soluzione che può essere più ampia dell’oggetto che ha dato vita alla controversia.
La capacità del conciliatore sta proprio nel capire quali sono le verità che le parti non esprimono in maniera chiara, che restano nell’inconscio di chi litiga, verità che sono i veri problemi che determinano la crisi del rapporto. La sua professionalità lo porta ad entrare in confidenza con le parti, conquistandone la fiducia. Egli è imparziale e come tale garantisce la non influenzabilità sulla soluzione finale.
 
Deve essere inoltre a conoscenza delle tecniche di comunicazione, nel senso che deve essere un terzo neutrale, serio e responsabile, convinto che le verità di cui verrà a conoscenza non devono in nessuna maniera trapelare all’esterno della riunione di conciliazione. Le parti con il procedimento di conciliazione sperano di risolvere la controversia non con lo scontro diretto ma con il dialogo, senza compromettere i rapporti personali o di lavoro tra le parti.
 
Dott. Enrico Zoino
Conciliatore professionista

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