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Carcere, la Corte europea condanna l’Italia: “Violati i diritti a Piacenza” foto

L’Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha quindi condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza

L’Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha quindi condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza delle Novate (nella seconda foto il complesso nuovo del carcere in via di ultimazione).

La Corte ha inoltre condannato l’Italia a pagare ai sette detenuti un ammontare totale di 100 mila euro per danni morali. Nella sentenza la Corte invita l’Italia a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento carcerario. 

La richiesta europea all’Italia è quindi anche quella di dotarsi, entro un anno, di un sistema di ricorso interno che dia modo ai detenuti di rivolgersi ai tribunali italiani per denunciare le proprie condizioni di vita nelle prigioni e avere un risarcimento per la violazione dei loro diritti.

Letti a castello composti da tre brande a cui dovevano essere segate le gambe, perche’ altrimenti il detenuto che dormiva piu’ in alto toccava il soffitto. Celle di circa 9 metri quadrati, pensate per un solo detenuto, che ne ospitavano tre. Nove metri quadrati in cui oltre alle brande a castello dovevano trovare spazio il fornelletto e il tavolo con gli sgabelli, due, perche’ il terzo non ci sarebbe stato. Uno spazio talmente angusto che uno o due ’ospiti’ della cella dovevano mangiare seduti sulla branda. E nei nove metri rientra anche il bagno, dove spesso, proprio per mancanza di spazio, veniva riposto il cibo.
Era questa la situazione del carcere di Piacenza qualche tempo fa, cosi’ come descritta da chi lo ha frequentato, quella che ha portato alla condanna europea per il sovraffollamento.

Il garante dei detenuti Gromi: “Il sovraffollamento non è l’unico problema”
“Dal 2010 ad oggi la situazione del sovraffollamento del carcere di Piacenza è decisamente migliorata, anche se permangono gravi problemi in alcune sezioni”. A spiegarlo è Alberto Gromi, da poco rinominato garante dei detenuti alle Novate: “La sentenza della Corte Europea – precisa Gromi – è il risultato di una serie di ricorsi presentati alla stessa Corte a partire dal 2010 da alcuni detenuti su invito del coordinamento nazionale dei garanti”.

“Alle Novate le sezioni comuni ospitano in genere due detenuti per cella; il problema più serio in questo momento riguarda la sezione protetti e quella alta sicurezza dove a fronte di 25 celle spesso si trovano settanta detenuti”. “Si tratta di una sentenza a mio parere sacrosanta – aggiunge Gromi – che riafferma il diritto alla dignità del trattamento. Non vorrei però che il problema del sovraffollamento andasse ad oscurare questioni altrettanto gravi a partire da quella che riguarda la finalità rieducativa della pena, sancita dalla Costituzione, impossibile da realizzare quando mancano formazione professionale, istruzione ed il sostegno psicologico”.


Carcere, Paola De Micheli (Pd): “Problemi di sovraffollamento a Piacenza più volte segnalati”

“La condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dell’Italia per il sovraffollamento carcerario e’ una pessima notizia, ma purtroppo non arriva a ciel sereno. Durante le mie visite al penitenziario di Piacenza, ad esempio, ho avuto modo di constatare le criticita’ che permangono nella struttura, nonostante alcuni miglioramenti generali”. Lo rileva la parlamentare piacentina del Pd Paola De Micheli, firmataria di numerose interrogazioni in Parlamento sulla situazione italiana delle carceri.

“Abbiamo segnalato più volte in Parlamento, con alcune interrogazioni, che in settori delicati del carcere – prosegue – il sovraffollamento ha toccato livelli insostenibili. E’ un fattore che contribuisce all’indebolimento della sicurezza di dipartimenti già di per sè delicati. Problemi simili sono stati oggetto di ampie discussioni nelle Commissioni competenti in Parlamento, e in questa legislatura il cosiddetto ’Dl svuota carceri’ prevedeva misure di alleggerimento del sovraffollamento carcerario sui migliori modelli europei.

Altra urgenza, oltre al sovraffollamento, riguarda la totale inadeguatezza degli spazi carcerari, sia di quelli comuni che in cella. L’ampiezza dei luoghi in cui scontare una pena e’ fondamentale a garantire il principio costituzionale secondo il quale il detenuto va in carcere per riabilitarsi alla società, per essere recuperato a livello umano e civile”.

“Attualmente – sottolinea la parlamentare – stando alle condizioni in cui versano i penitenziari, la considerazione del carcere che viene alimentata e’ quella che contribuisce a diffondere una concezione punitiva della pena, e nient’affatto rieducativa. Auspico che questa ulteriore condanna dell’Italia sia da stimolo ad un intervento rapido e risolutivo, nel solco costituzionale, all’incivile problema del sovraffollamento carcerario”.


Interrogazione di Raggi (Idv)

Dopo la notizia della condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza, il consigliere comunale Idv Samuele Raggi ha presentato un’interrogazione rivolta al sindaco Dosi ed all’assessore con delega alla legalità. Raggi chiede di sapere: “se siano a conoscenza della problematica evidenziata in premessa e quanti siano i detenuti interessati; se non ritengano di dover procedere con urgenza ad una audizione del Direttore della Casa Circondariale di Piacenza; quali iniziative intendano intraprendere come Amministrazione comunale per far sì che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ponga immediatamente rimedio al problema del sovraffollamento nel carcere delle Novate e venga rigorosamente applicata all’interno della struttura ogni possibile misura idonea ad evitare un “trattamento  inumano e degradante” a carico dei detenuti quale ulteriore danno che si aggiunge alla privazione della libertà”.

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