Medaglie ai deportati, le testimonianze: “Un anno e mezzo nel lager”  FOTO foto

In ambito provinciale sono cinque gli insigniti dell’alto riconoscimento: Mario Cristalli, Elio Nicollini e Pietro Rapaccioli e, alla memoria, Attilio Bonatti e Antonio Cattivelli

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LA CONSEGNA DELLE MEDAGLIE D’ONORE IN PREFETTURA

Nell’ambito delle celebrazioni del Giorno della memoria, presso la Prefettura si è tenuta in Prefettura, alla presenza delle autorità militari, civili e religiose, nonchè delle associazioni combattentistiche, la celebrazione di consegna delle medaglie d’onore concesse ai cittadini italiani (ovvero ai familiari dei deceduti) che sono stati deportati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per economia di guerra nell’ultimo conflitto mondiale.  Cinque gli insigniti dell’alto riconoscimento in ambito provinciale : Mario Cristalli, Elio Nicollini e Pietro Rapaccioli e, alla memoria, Attilio Bonatti e Antonio Cattivelli. 

Ad aprire la premiazione sono state le parole del Prefetto Antonio Puglisi: “Un riconoscimento nei confronti di ha subito l’infamia della Shoah; per quello che è successo non esistono giustificazioni e ai gerarchi nazisti che si giustificavano dicendo di aver solo obbedito agli ordini, la risposta è che a certi ordini non si può, non si deve obbedire”.

“Oggi dobbiamo anche ricordare – ha continuato – chi si impegnò per salvare la vita a tanti ebrei, un ricordo per Perlasca, eroe italiano che si è finto console spagnolo per salvare migliaia di persone, ma oltre a lui sono stati 524 gli italiani ad essere insigniti come Giusto delle nazioni”.

“Sono due le domande che dobbiamo porci – ha detto il vice-sindaco Francesco Cacciatore – come ciò è potuto succedere? Come fare in modo che non succeda più? Alla prima domanda è difficile rispondere perché molte sono state le cause, alla seconda invece la risposta è la memoria, perché ancora oggi c’è chi nega l’accaduto, nega la storia inquinando la nostra società”.

“Oggi siamo qui per onorare un dovere morale, per ricordare chi ha subito la violenza della Shoah e i loro parenti –  ha aggiunto il Presidente della provincia Massimo Trespidi – la sofferenza di queste persone è lo stimolo più forte per continuare per continuare a perseguire questa missione.”


Le testimonianze

Uno dei tre reduci piacentini è Pietro Rapaccioli, quasi 91 anni, deportato nel campo di concentramento di Lienz in Germania, tenuto in prigionia per oltre un anno e mezzo: “Ero incerto se venire stamane, ma sono molto contento di questa medaglia”. Poi, tra italiano e dialetto, racconta la sua drammatica esperienza: “Sono stato preso dopo l’8 settembre e sono stato liberato dopo il 25 aprile 1945, e su quei mesi, su quello che ho vissuto, posso solo dire che se una persona non ha visto quello che è successo, non ci può credere. Perché i maltrattamenti che abbiamo subito nel campo di concentramento non si possono spiegare. Erano terribili le condizioni in cui eravamo costretti a lavorare in fabbrica e ancora peggiori erano quelle in cui eravamo costretti a vivere, per non parlare nemmeno delle condizioni igieniche. Solo verso la fine della guerra, negli ultimi mesi, le cose sono un po’ migliorate, arrivava qualche pacco da casa, ma la situazione rimaneva comunque drammatica”.

Il ricordo di Maurizio Bonatti che insieme al fratello Fausto, ha ritirato la medaglia alla memoria a nome del padre scomparso, Attilio Bonatti: “Nostro padre non ci ha mai parlato molto della sua esperienza, questo perché erano ricordi probabilmente troppo forti e non voleva mettere ansia a noi e alla nostra famiglia. Però quello che ci rimane è un fortissimo attaccamento ai principi di solidarietà, di uguaglianza e di rispetto delle persone, su questi punti ci credeva fortemente. Era sempre pronto a prendere posizione quando vedeva dei comportamenti sbagliati e sottolineava sempre l’importanza di essere liberi, e appunto la libertà e l’uguaglianza sono i valori che ci ha trasmesso”.

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