Memoria. La storia di Uri Orlev, bambino nel dramma della Shoah foto

Un ospite importante a Piacenza per la Giornata della Memoria. In Fondazione, introdotto dal presidente della Provincia Massimo Trespidi e dal sindaco Paolo Dosi, è intervenuto Uri Orlev

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Un ospite importante a Piacenza per la Giornata della Memoria. In Fondazione, introdotto dal presidente della Provincia Massimo Trespidi e dal sindaco Paolo Dosi, è intervenuto Uri Orlev davanti a una folta platea di studenti che hanno rivolto tante domande.

Nato a Varsavia nel 1981, l’infanzia di Uri Orlev è stata un percorso di dolore: la perdita della madre per mano dei nazisti, la vita nel ghetto della città polacca con il fratello, la deportazione dei due ragazzini al campo di Bergen-Belsen, liberato dagli Stati Uniti (nona flotta americana). Negli anni ha poi scritto più di 30 libri, tradotti in 38 lingue. E’ oggi uno dei più importanti scrittori israeliani. Vive a Gerusalemme.

Nelle sue opere, naturalmente, è preponderante il tema della Shoah.
«Come tutti gli artisti sullo sfondo di quanto scrivo c’è la mia infanzia, che per un terzo è stata vissuta durante la Seconda Guerra Mondiale. Io racconto di questo».

Ma lo fa, oggi, con gli occhi del bambino che era nel ghetto di Varsavia.
«E’ un meccanismo di autodifesa credo. Non potrei raccontare quanto è accaduto dal punto di vista dell’adulto».

E’ mai riuscito a far coincidere i suoi pensieri con il termine “perdono” nei confronti di chi le ha fatto tanto male?
«Assolutamente no».

E il rapporto con i tedeschi di oggi com’è?
«Vado in Germania regolarmente, parlo con i ragazzi e non c’è alcun problema».

I ragazzi, appunto. Lo storico francese Georges Bensoussan ha spiegato come non sia corretto spiegare la Shoah ai bambini. Si spieghi cos’è il razzismo e l’intolleranza, dice, non cosa sono le camere a gas. E’ d’accordo?
Lo storico fa il suo compito, spiega cos’è accaduto. Se noi vogliamo far comprendere ai bambini cos’è successo dal punto di vista umano occorre scrivere libri buoni e ricchi di tensione. Solo in tal modo ci si può fare spazio nella memoria dei bambini».

Memoria di cui c’è bisogno, perché affiorano in Europa venti estremisti, una volta di più.
«Avevo un cugino storico che parlava di un nuovo pericolo in questo senso. Io sinceramente non ci credevo, oggi qualcosa in quella direzione purtroppo si sta muovendo. Anche dove vivo, in Israele».

Una domanda personale: come si riesce a ricostruire la propria vita dopo avere avuto un’infanzia così terribile?
«Partiamo dal presupposto che i bambini non sono adulti e non reagiscono di conseguenza come tali. I ragazzi sono pieni di speranza e desiderosi di vivere».

Ma come c’è riuscito lei?
«E’ la vita che fa tutto. Non c’è una decisione. Ci si fa una famiglia, si hanno dei figli. In una parola, si va avanti».
Filippo Lezoli

GIORNO DELLA MEMORIA, URI ORLEV: “SE CI SONO PERSONE BUONE C’E’ FUTURO PER L’UMANITA’”
Reduce del campo di Bergen Belsen e scrittore, Orlev ha incontrato Piacenza all’Auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano in un convegno promosso dall’Amministrazione provinciale

E’ stato Uri Orlev il protagonista del Giorno della Memoria a Piacenza. Reduce del Ghetto di Varsavia e del campo di concentramento di Bergen-Belsen, Orlev ha incontrato questa mattina – in un convegno promosso dall’Amministrazione provinciale – gli studenti delle scuole superiori piacentine, accompagnati dai dirigenti scolastici e dagli insegnanti, in un auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano gremito. Una testimonianza concreta, emozionante, completamente priva di eroismo, e per questo toccante e sentita.

“Incontrare Uri Orlev a Piacenza in occasione del Giorno della Memoria assume per la nostra città una valenza storica – ha detto il presidente della Provincia Massimo Trespidi – questa mattina è concesso a noi qui presenti di partecipare ad un evento unico: quello di costruzione di un tassello di memoria e di storia. A voi ragazzi un messaggio speciale: non smettete di avere curiosità, di studiare e di leggere. Ad ognuno di voi è affidato un compito importante: tramandare quello che sentirete questa mattina per fare in modo che la testimonianza di chi ha vissuto l’orrore dell’Olocausto non si perda”.
Uri Orlev è nato come Jerzy Henryk (Jurek) Orlowski nel 1931 a Varsavia. Dopo aver perso la madre, uccisa dai nazisti, fu deportato insieme al fratello e alla zia nel campo di Bergen-Belsen. Oggi vive a Gerusalemme. Scrittore di fama internazionale, ha pubblicato numerosi libri di narrativa per ragazzi e adulti. E’ attualmente l’unico scrittore israeliano ad essere stato insignito dell’importante premio Hans Christian Andersen per la letteratura per l’infanzia, nel 1996.

“In una situazione infernale – ha detto Orlev, raccontando la propria drammatica esperienza nel Ghetto prima e nel campo di Bergen-Belsen poi – se ci sono persone buone vuol dire che esiste una speranza per l’umanità. I miei ricordi sono quelli di un bambino: un bambino che ha iniziato fin da piccolo a sviluppare una potente passione per la letteratura e per i libri. Credo che siano proprio la lettura e la visione di film che raccontano quello che è stato i mezzi a disposizione delle nuove generazioni per conoscere la storia e diventarne testimoni”.
Durante il convegno, presentato dal presidente del Consiglio provinciale Roberto Pasquali e moderato da Sara Ferrari, curatrice del volume “Poesie scritte a tredici anni a Bergen-Belsen – di Uri Orlev” e traduttrice, sono stati proposti un brano di Orlev e una poesia letta da uno studente.
“Vorrei ringraziare – ha detto il sindaco di Piacenza Paolo Dosi – Orlev per avere reso semplice e comprensibile qualcosa che è estremamente difficile da raccontare”.

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