Questione nitrati. Freda (Idv): “Associazioni di categoria prepotenti e spaccone”

L'assessore regionale all’ambiente e alla riqualificazione urbana ha sottolineato come al primo posto vada sempre messa la salute delle persone. "Tant’è - sottolinea - che ora anche le altre regioni della pianura Padana, Piemonte, Lombardia e Veneto, hanno comunicato al Governo che non applicheranno le deroghe previste dal Decreto Sviluppo".

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«Fa rabbrividire la prepotenza con la quale alcune associazioni di categoria degli agricoltori pretendono di raddoppiare gli spandimenti di nitrati in zone vulnerabili, indifferenti al rischio di contaminare le acque e mettere a repentaglio la salute dei cittadini». Lo dichiara l’assessore regionale all’ambiente e alla riqualificazione urbana Sabrina Freda, a fronte delle proteste di alcuni rappresentanti di agricoltori e allevatori contro la delibera approvata dalla giunta regionale su proposta stessa dell’assessore.

«L’Emilia Romagna – prosegue Freda – è stata la prima regione in Italia ad adottare un provvedimento per confermare l’applicazione della direttiva comunitaria sui nitrati, inspiegabilmente ignorata da un Decreto del Governo che consentirebbe di spandere nel terreno un quantitativo doppio di composti azotati rispetto a quanto stabilito dalla norma europea per le zone vulnerabili».

«Si tratta – ha continuato – di buon senso: al primo posto va sempre messa la salute delle persone, tant’è che ora anche le altre regioni della pianura Padana, Piemonte, Lombardia e Veneto, hanno comunicato al Governo che non applicheranno le deroghe previste dal Decreto Sviluppo. Mi sorprende che agricoltori e allevatori possano sentirsi rappresentati da rappresentanti di categoria totalmente indifferenti alla tutela della salute. Nel voler a tutti i costi applicare le norme del Decreto Sviluppo, quasi volendone approfittare con arroganza e incuranti di una precisa norma comunitaria, le associazioni non si rendono conto di non avere cura nemmeno degli  interessi di chi dovrebbero rappresentare: il rischio infatti è di incorrere in una procedura d’infrazione che metterebbe a repentaglio i fondi comunitari della PAC destinati alle aziende agricole della Regione, per una cifra stimata fra i 9 e i 20 milioni di euro.

«Quella portata avanti dalle associazioni di categoria degli agricoltori – ha concluso – è una battaglia ideologica vergognosa: se proprio non hanno a cuore qualità delle acque e salute, che almeno pensino ai contributi che rischiano di far perdere ai loro associati».

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