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Valorizzazione cave dismesse, parte l’iter del progetto di legge firmato da Pollastri

“Si tratta –spiega l’azzurro – di una novità assoluta per l’Emilia-Romagna e può costituire un’opportunità di sviluppo turistico per la nostra montagna, attraverso l’utilizzo a scopo turistico delle miniere non più in uso"

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Prende il via domani l’esame, assieme ad altri due presentati successivamente, del Progetto di Legge presentato dal Consigliere Regionale Andrea Pollastri (PdL), denominato “Norme per la valorizzazione del patrimonio minerario dismesso”. “Si tratta –spiega l’azzurro – di una novità assoluta per l’Emilia-Romagna e può costituire un’opportunità di sviluppo turistico per la nostra montagna, attraverso l’utilizzo a scopo turistico delle miniere non più in uso.”

“Gli italiani – prosegue – hanno con la tradizione mineraria una storia lunga millenni, che va dallo sfruttamento del ferro in epoca preistorica in Sardegna a quello successivo in Etruria, alla nascita di numerose miniere utilizzate dai diversi Stati pre unitari per fondare il proprio sviluppo industriale, sino alla drammatica epopea di tanti nostri connazionali impiegati come minatori nel nord Europa o in America Latina, vittime di sfruttamento e assenza di norme di sicurezza. La globalizzazione e l’importazione a basso costo da Paesi dove le materie prime sono più abbondanti rispetto al nostro ed i costi di estrazione e lavorazione molto più bassi, han portato ala chiusura di gran parte dei siti minerari italiani: secondo uno studio svolto dall’Apat (oggi Istituto Superiore per la Prevenzione e la Ricerca Ambientale), dal 1870 ad oggi, sono state censite, a livello nazionale, ben 2.990 miniere, di cui 300 con concessione ancora vigente e solo 194 realmente attive.

“Alcune Amministrazioni Comunali, ma anche aziende minerarie, – afferma ancora – hanno cominciato, negli ultimi anni, a rivalutare le vecchie miniere dismesse a fini storici, turistici e culturali. In Val Chisone, vicino a Pinerolo, ad esempio, è sorto un museo nelle gallerie dismesse della vecchia miniera di talco, con un trenino che scende a 300-400 metri di profondità e racconta la storia di un secolo e mezzo di vita mineraria locale. In Val Trompia, sopra Brescia, nelle miniere di ferro ormai abbandonate, è nato un museo Comunale. Nella Valle di Macugnaga, sulle Alpi vercellesi, la miniera d’oro sul Monte Rosa, in parte attiva, è utilizzata dal Comune che vi ha fatto un centro termale sfruttando le acque arsenicali. A Calceranica al Lago, in Trentino, la miniera di pirite, attiva dal Medioevo ed oggi chiusa, è stata trasformata in museo. Vicino a Livorno, il Comune di Campiglia Marittima, ha dato vita già da fine anni ’80 ad un Parco Archeo-minerario per sfruttare le antiche miniere di ferro vicine alle vestigia etrusche.”

“Di esempi come quelli citati – sostiene il Consigliere – ve ne sono a decine in Italia. Talvolta, oltre agli Enti Locali, anche le Regioni si sono mosse valorizzando i siti dismessi, come han fatto la Sardegna per le miniere di carbone del Sulcis, la Val d’Aosta e la Toscana. In altri casi si sono dotate di vere e proprie leggi regionali, come Lombardia, Umbria, Sardegna e Val d’Aosta, utili a colmare il vuoto normativo esistente.”

“Per questo motivo – chiosa – ho deciso di presentare un progetto di legge con l’obiettivo di introdurre nella nostra normativa l’opportunità, offerta alle comunità locali emiliano-romagnole che ospitano siti minerari dismessi, tra cui, ad esempio, la piacentina Ferriere, di farne uno strumento di promozione del territorio, della sua storia e della sua cultura, nel quadro di una politica regionale coordinata.”

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