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Acqua Bene Comune: “Piacenza segua l’esempio di Reggio Emilia”

"Siamo di fronte - scrivono - a una decisione storica e fondamentale, e purtroppo non sembra ancora del tutto scongiurata l’eventualità che si decida di mettere a gara la gestione del servizio idrico per affidarla a un socio privato"

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Intervento a firma del Comitato Acqua Bene Comune di Piacenza

A Reggio Emilia si compie un ulteriore passo importante verso una gestione dell’acqua totalmente pubblica: lunedì 11 febbraio è stata infatti approvata la delibera che modifica lo Statuto comunale. Riportiamo di seguito le parole che vorremmo sentire dai nostri Sindaci e amministratori e leggere presto negli Statuti comunali di tutti i comuni della Provincia di Piacenza:  “Il Comune di Reggio Emilia riconosce il diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua potabile come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico. Garantisce che la proprietà e la gestione degli impianti, della rete di acquedotto, distribuzione, fognatura e depurazione siano pubbliche e inalienabili, nel rispetto delle normative comunitarie e nazionali. Garantisce che la gestione del servizio idrico integrato, riconosciuto come servizio pubblico locale di interesse generale, non persegua scopi di lucro e sia sottratta ai principi della libera concorrenza, mediante un soggetto a proprietà pubblica. Garantisce la gestione partecipativa del bene comune acqua, orientata a criteri di efficienza, risparmio, solidarietà, trasparenza, sostenibilità, con finalità di carattere sociale ed ecologico, salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future”.

Nel frattempo a Piacenza si è tenuta lunedì 11 febbraio la riunione dell’Ufficio di Presidenza, e giovedì 7 marzo si riunirà il Consiglio Locale piacentino di Atersir (l’assemblea dei 48 Sindaci della provincia) che da quanto apprendiamo dalla stampa dovrà decidere se percorrere la strada di una gestione pubblica del servizio idrico (oltre a dover decidere se concedere un assurdo aumento della tariffa idrica, richiesto da Iren nonostante gli investimenti non effettuati e nonostante sia ancora presente in bolletta la remunerazione del capitale investito abrogata dal referendum).

Siamo di fronte a una decisione storica e fondamentale, e purtroppo non sembra ancora del tutto scongiurata l’eventualità che si decida di mettere a gara la gestione del servizio idrico per affidarla a un socio privato, gara che potrebbe essere vinta o da una multiutility straniera o più probabilmente da Iren, che nel suo ultimo piano industriale prevede di continuare nel taglio degli investimenti e prospetta chiaramente la privatizzazione totale del servizio, affermando che l’impegno di Iren si concentrerà nel consolidamento della partnership con F2i (fondo di investimenti privato di Vito Gamberale) all’interno della Spa totalmente privata “Mediterranea delle Acque”.

Insomma l’obiettivo aziendale dichiarato è fare il contrario di quello che hanno chiesto 26 milioni di cittadini italiani che con il loro voto si sono opposti alle privatizzazioni.
Speriamo che la volontà popolare, l’esempio di Reggio Emilia e le criticità sempre più accentuate della gestione attuale guidino i nostri amministratori nella giusta direzione, e che si apra finalmente un percorso condiviso e partecipativo per riorganizzare il servizio in una nuova gestione totalmente pubblica, efficiente, partecipata e trasparente.

Con l’occasione ricordiamo che il Comitato Acqua Bene Comune, nell’indipendenza e trasversalità che lo contraddistingue, si rende disponibile a portare la propria testimonianza in qualunque iniziativa politica e culturale in cui venga richiesto un suo contributo, con la speranza che in queste ultime battute della campagna elettorale vengano approfondite proposte e impegni in merito all’applicazione del referendum e alla gestione dell’acqua e dei servizi pubblici locali.

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