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Cinque anni del vescovo Gianni: “A Piacenza mi sento a casa” LE FOTO foto

Celebrazione speciale in Duomo nella prima domenica di Quaresima per il vescovo Ambrosio che proprio oggi festeggia i cinque anni del suo ministero episcopale in diocesi: "Ho percepito fin dai primi giorni la vitalità di questa Chiesa e la sua capacità di accogliere nella fede un nuovo pastore"

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Celebrazione speciale in Duomo nella prima domenica di Quaresima per il vescovo di Piacenza – Bobbio monsignor Gianni Ambrosio che proprio oggi festeggia i cinque anni del suo ministero episcopale in diocesi. Eletto vescovo il 22 dicembre 2007, venne infatti ordinato il 16 febbraio 2008.

“Sono venuto in questa vigna del Signore per seguire le orme di Cristo – ha detto Ambrosio nella sua omelia ringraziando tutti i presenti – e ho subito visto che, lasciato tutto, il Signore mi aveva fatto un grande regalo. Ho percepito fin dai primi giorni la vitalità di questa Chiesa e la sua capacità di accogliere nella fede un nuovo pastore. Ringrazio il Signore di aver trovato un consistente patrimonio di fede, di speranza e di carità, ma anche di fiducia nella vita e nei buoni rapporti umani”.

Il vescovo ha poi voluto ricordare la figura di Papa Benedetto XVI: “A lui rivolgiamo un pensiero di profonda  gratitudine, con l’invito a pregare per lui e per tutta la Chiesa e ad accogliere con fede la sua decisione”.

L’OMELIA DEL VESCOVO

1ª DOMENICA DI QUARESIMA(Dt 26, 4-10; Rm 10, 8-13; Lc 4, 1-13)
Carissimi fratelli, carissime sorelle

1. Il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto ci pone di fronte all’alternativa radicale: accogliere il Dio vivente oppure lasciarci sedurre dagli idoli. Questa alternativa ha coinvolto profondamente Gesù. L’evangelista Luca narra che Gesù, ricevuto il battesimo che segna la presenza dello Spirito Santo con lui, fu guidato dallo stesso Spirito nel deserto e lì fu tentato dal diavolo per quaranta giorni. Le tentazioni sono la conseguenza della sua scelta di essere fedele a Dio e di seguire la missione affidatagli dal Padre. Egli ha la lottato in prima persona contro satana, fino alla Croce. Con questo racconto evangelico, siamo introdotti nel tempo quaresimale, tempo favorevole innanzi tutto per renderci conto che l’alternativa radicale concerne ogni uomo: il diavolo è colui insinua il sospetto su Dio per separarci dalla sua amicizia. 
Le parole del tentatore sono suadenti e prendono origine dalla fame, dal potere, dalla stessa parola di Dio per proporre la strada che rifiuta la condizione di figlio e cancella Dio. Se Dio ti è Padre e tu sei figlio, allora puoi e devi pretendere che scompaia la tua fame, che ti sia assicurato il potere, che tu possa verificare la fedeltà di Dio.

Gesù risponde con la parola di Dio. È solo questa la parola in grado di dire la verità di Dio e di indicare il senso vero della missione che il Figlio deve compiere. Con la forza dello Spirito Santo e con l’autorità della parola di Dio, Gesù non si lascia sedurre dal tentatore. Ha così inizio, in Gesù Cristo, nuovo Adamo, la vita nuova basata sull’accoglienza della bontà di Dio Padre e del nostro essere suoi figli amati. Questo è il criterio autentico della vita, il fondamento vero del nostro essere. I criteri umani non sono solo troppo limitati per dire la verità di noi stessi e di Dio ma sono anche ingannevoli: scegliere di vivere prescindendo da Dio vuol dire illuderci, fino a fare di noi stessi un idolo.  

2. Cari fratelli, uniti a Gesù Cristo, riviviamo in noi stessi la vita del Signore Gesù, partecipi della sua vittoria sul tentatore. Egli ha vinto per noi, ha preso su di sé il
peccato e il male e ha riportato l’uomo nell’amicizia con Dio. Egli ci dona il suo Santo Spirito e ci rende capaci di vivere nella gioia dei figli il progetto di grazia di Dio.
In modo particolare, invochiamo la luce dello Spirito Santo perché ci renda lucidi rispetto alla grande prova odierna, quella che invita a non riconoscere l’alternativa fra l’accoglienza del Dio vivente e la seduzione degli idoli. Si diffonde un atteggiamento di indifferenza che porta a una visione dimessa e banale della vita ove tutto si appiattisce, ove non si è più in grado di vedere la differenza fra ciò che ci rende poveri e ciò che invece ci fa crescere. Alla lunga non arriviamo più a pensare seriamente alla realtà delle cose, a riconoscere la presenza diffusa del male, a vedere le conseguenze dirette e indirette delle nostre azioni. Il tempo di Quaresima sia davvero il tempo favorevole per un serio cammino di fede illuminata e di conversione, partecipi della tentazione e della vittoria di Cristo.

3. Cari fratelli e sorelle, oggi voi avete voluto celebrare con me il quinto anniversario del mio servizio episcopale.  Ringrazio di cuore tutti voi che siete qui, a partire dalle autorità, che saluto cordialmente una per una. Ringrazio poi i presbiteri, quelli presenti e quelli che non possono essere qui perché stanno celebrando la santa Eucaristia. Ringrazio i diaconi, i religiosi e le religiose, e tutti voi che rappresentate l’intero popolo di Dio di questa nostra terra.

Vi ringrazio in particolare per la vostra preghiera per la nostra amata Chiesa di Piacenza-Bobbio e per me. Quando il Signore Gesù mi ha chiamato con la voce del Santo Padre Benedetto XVI, non ho espresso altro desiderio se non quello seguire lui, il Buon Pastore. Permettetemi di richiamare ancora una volta le parole del pellegrino di Piacenza che, verso il 570, fece il pellegrinaggio in Terra Santa. Egli scrisse nel suo famoso Itinerarium la finalità del suo pellegrinaggio: “seguendo le orme di Cristo”. Sono venuto in questa vigna del Signore per seguire le orme di Cristo e ho subito visto che, lasciato tutto, il Signore mi aveva fatto un grande regalo. Ho percepito fin dai primi giorni la vitalità di questa Chiesa e la sua capacità di accogliere nella fede un nuovo pastore. Ringrazio il Signore di aver trovato un consistente patrimonio di fede, di speranza e di carità, ma anche di fiducia nella vita e nei buoni rapporti umani. Ho potuto conoscere molte persone che dedicano tempo alla preghiera, stando davanti a Dio come intercessori. Ho trovato una grande disponibilità al servizio che si esprime nelle varie forme di volontariato. Ho ammirato la grande pietas, la pietà umana e cristiana verso i defunti e la vicinanza verso chi è nel dolore: questa pietà è sempre stata uno dei segni dell’elevatezza della comunità cristiana, ma anche di ogni popolo e cultura.

4. Non posso continuare per non smentire il mio desiderio di essere breve. Dico solo che mi sono trovato subito a mio agio, a casa mia, e vi ringrazio della vostra accoglienza e bontà. E dico anche che desidero diventare sempre più pellegrino, lasciando da parte abitudini o visioni teologiche o progetti pastorali, per lasciar trasparire Lui, Cristo Signore. In una delle formelle delle corporazioni che hanno contribuito alla costruzione dei pilastri della nostra maestosa Cattedrale, è raffigurato un pellegrino con bastone e bisaccia. Anche se la formella è un po’ nascosta – si trova nella colonna del transetto di destra – quella figura stilizzata parla a me e a tutti noi: è il Signore Gesù che dobbiamo scoprire e seguire. Nella sua parola che sfida e sconfigge il tentatore e gli idoli mondani, nel suo cuore di uomo che ama fino all’inverosimile, nella sua dedizione alla missione assegnatagli dal Padre, Cristo Gesù, il Figlio, rende tutti noi partecipi dell’amore di Dio, incamminati verso la pienezza della vita.

Cari fratelli e sorelle, rivolgiamo al nostro Papa Benedetto XVI un pensiero di profonda  gratitudine, con l’invito a pregare per lui e per tutta la Chiesa e ad accogliere con fede la sua decisione avvenuta nell’Anno della fede. Il 13 febbraio scorso, egli ha ribadito che “la Chiesa è di Cristo, il quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura”. Tutti noi siamo certi di questa verità, così come siamo certi che faremo sempre tesoro del magistero di Benedetto XVI, in cui, con sapienza biblica e con grande finezza intellettuale, ha proposto la bellezza della verità salvifica di Gesù al cuore dell’uomo del nostro tempo, immerso in una seria crisi antropologica.
Supplichiamo con fiducia Maria Santissima, qui venerata come Madonna del popolo, perché accompagni il nostro cammino quaresimale verso la Pasqua con la sua protezione materna e ci aiuti a volgere il nostro sguardo, il nostro cuore e la nostra vita a Gesù Cristo, nostro salvatore. Amen.
+Gianni Ambrosio

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