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“Le dimissioni del papa, gesto che ci induce a pensare” foto

A parlarne con noi é stato mons. Alceste Catella, presidente della commissione liturgica della Cei, che lunedi 18 febbraio nella chiesa di S. Raimondo 

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“Le dimissioni di Papa Benedetto XVI? Sono un gesto, un atto che aiuta ciascuno di noi a pensare, a mettersi davanti alle proprie responsabilità”. É la testimonianza di un Pontefice che ha inteso “il suo ministero come un servizio e non come un potere” che lancia un messaggio forte a tutti gli uomini. Compresi i politici italiani. A parlarne con noi é stato mons. Alceste Catella, presidente della commissione liturgica della Cei, che lunedi 18 febbraio nella chiesa di S. Raimondo (nel corso del terzo incontro promosso dalla diocesi di Piacenza-Bobbio sul Concilio Vaticano II) ha tenuto una lectio magistralis sull’enciclica “Sacrosantum Concilium”.

– Mons. Catella le dimissioni di Papa Benedetto XVI hanno destato grande sconcerto e scompiglio nelle persone. Come possiamo leggere questo gesto nell’Anno della fede? Come può dare speranza ai cattolici?

Come sempre occorre “mettersi nella pelle dell’altro” ed allora é piú facile capire. Nel Papa non c’e nessun sconcerto perché la sua non é stata una decisione affrettata: é stata meditata e ponderata, non deriva dal voler affermare se stesso, ma esattamente dal contrario. Quindi é una testimonianza di grande fiducia in Dio e così dobbiamo leggerla.

– Servirà anche a rafforzare la Chiesa Cattolica? Anche oggi sono emerse nuove divisioni, nuove polemiche per il voto in conclave del card. Statunitense Mahony.

Io dico sempre che per poter entrare in una porta bisogna avere la chiave giusta. Le polemiche non sono la chiave giusta, non riescono ad entrare nella veridicità dei fatti, dei fenomeni. Certo ci sono tante cose che sconcertano ma non sono la chiave interpretativa giusta: come il Papa dobbiamo vivere le situazioni, affrontarle, sapendo che non é la nostra forza che le risolve ma é la nostra fragilità e debolezza. Mettiamoci anche noi nelle mani di Dio. Ci aiuterà a migliorare.

– In quest’ottica la rinuncia del Papa può riformare la Chiesa, renderla migliore?

Certamente. Basti pensare che il Papa ha detto a chiare lettere che intende tutta la sua vita, ed anche il suo ministero, come un servizio e non come un potere. E questo é qualcosa che può aiutare una riforma, una conversione.

– La sua testimonianza quindi é un insegnamento per la società civile? Per la politica?

Direi proprio di sí. Non compete a me dirlo ma puó essere una testimonianza per tutte le persone, qualsiasi posizione rivestano e qualsiasi responsabilità abbiano. Il suo gesto aiuta a pensare. Comunque sia é un atto, un gesto, che aiuta a mettersi di fronte alle proprie responsabilità.

Con mons. Catella abbiamo parlato anche della costituzione conciliare “Sacrosantum Concilium” e della sua attualità. “É la prima delle costituzioni conciliari – ha detto -. La prima solo in ordine cronologico: é la prima che é stata applicata, accolta dal popolo di Dio. Il suo significato é importante, anzi fondamentale: la celebrazione dei sacramenti, la preghiera, la comunità, l’assemblea, sono il cuore della vita della Chiesa”.

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