Sangalli: “Rigore, crescita ed equità per far ripartire l’Italia” foto

Il presidente nazionale Confcommercio ospite a Piacenza. Alfredo Parietti ha ricordato alcuni dati della nostra realtà tristemente noti. «Il saldo negativo tra imprese nuove e saracinesche abbassate  - dice - è di 247 nel commercio, 48 nella ristorazione e 108 nei servizi»

«La ripresa dell’Italia non può che passare dall’integrazione di tre aspetti: rigore, crescita ed equità. E soprattutto ripristinando ai giusti livelli la domanda interna». Parole che risuonano dall’Unione Commercianti di Piacenza, dove è stato ospite Carlo Sangalli, presidente nazionale di Confcommercio, intervenuto alla conferenza “Liberare le imprese per far crescere il Paese”, dove era presente anche Ugo Margini (presidente regionale Confcommercio). Prima dell’intervento di Sangalli, davanti a una sala gremita, sono intervenuti il sindaco Paolo Dosi e l’assessore provinciale Maurizio Parma. Il presidente dell’Unione Commercianti Alfredo Parietti ha ricordato alcuni dati della nostra realtà tristemente noti. «Il saldo negativo tra imprese nuove e saracinesche abbassate  – dice – è di 247 nel commercio, 48 nella ristorazione e 108 nei servizi», quindi una proposta per il futuro prossimo: «Chiediamo di istituire a Piacenza un Comitato tecnico che unisca due realtà, quella emiliana e quella lombarda, per sfruttare al meglio l’Expo 2015, con iniziative concordate e condivise».


ANNO TERRIBILE
– «Affrontiamo temi importanti – spiega Sangalli allargando il campo all’intero Stivale – perché per la vita economica e sociale del Paese la stagione attuale è difficilissima. Le imprese che noi rappresentiamo stanno vivendo una fase drammatica, occorre guardare al futuro. Il futuro di questo Paese è legato alle realtà che noi rappresentiamo, vale a dire le piccole e medie imprese e l’impresa diffusa. Dobbiamo tutti rimboccarci le maniche per rilanciare la crescita. Il 2012 sarà ricordato come l’anno peggiore dal dopoguerra ad oggi per la caduta dei redditi e dei consumi».


ELEZIONI E PROGRAMMI
– Che non siano solo parole, questo il pensiero di Sangalli. «Devo dire che, e la cosa fa piacere, in diversi programmi è scritto di ridurre le tasse e facilitare l’accesso al credito. Ci auguriamo che questi programmi non siano solo stagionali e che superata la campagna elettorale non vengano dimenticati nei cassetti. Ora è il momento di cambiare marcia e liberare le imprese».


DOMANDA INTERNA
– «L’export è un passaggio importante e va incoraggiato, ma il problema del Paese è la debolezza strutturale della domanda interna, che vale l’80% del Pil e va incrementata e aiutata. Se non scatta qualcosa che faccia aumentare la domanda interna, questo Paese non può crescere».


CAMBIARE MARCIA
– «Il problema dell’Italia è integrare le ragioni del rigore con quelle dell’equità e della crescita. Per quanto riguarda il rigore diverse cose sono state compiute, ora tocca a crescita ed equità. Dobbiamo imboccare una nuova strada, un percorso realistico di riduzione della pressione fiscale, che oggi per i contribuenti in regola tocca il 56% per le famiglie e per le imprese. Il costo della burocrazia è oggi insostenibile: avere 120 adempimenti fiscali all’anno per l’impresa, uno ogni tre giorni, frena la liberazione delle energie dell’impresa stessa».

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