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Tinagli (Monti): “Prima le riforme istituzionali, poi quelle economiche”

Irene Tinagli, capolista dell’Emilia Romagna alla Camera dei deputati per “Scelta civica con Monti per l’Italia”, arriva verso sera alla Volta del Vescovo per parlare di giovani, donne e famiglia nei concitatissimi ultimi giorni della campagna elettorale.

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«Prima le riforme istituzionali, poi quelle economiche». Chiara su quello che occorrerà fare e netta sui sindacati – «hanno meriti, ma non fanno il bene di tutti» – e su Berlusconi – «Monti fuori dal Parlamento? Basta con queste profezie che si sperano autoavveranti». Irene Tinagli, capolista dell’Emilia Romagna alla Camera dei deputati per “Scelta civica con Monti per l’Italia”, arriva verso sera alla Volta del Vescovo per parlare di giovani, donne e famiglia nei concitatissimi ultimi giorni della campagna elettorale.

Se le elezioni andranno nel modo da voi auspicato i primi provvedimenti saranno economici?
«Per la verità tra le prime cose che Monti avrebbe intenzione di fare ci sono delle fondamentali riforme istituzionali. Non ci possiamo più permettere di ritrovarci alla vigilia di elezioni con questa legge elettorale. Poi certamente penso al dimezzamento dei parlamentari, cosa che ridurrebbe i costi della politica, vale a dire quello che chiedono i cittadini. E la riforma del Titolo V della Costituzione, che rappresenta la riforma delle riforme».

E sotto il profilo economico?
«Abbiamo studiato una serie di misure. Da un lato per supportare il credito alle imprese, ma non soltanto per quanto riguarda la liquidità. Penso al lungo periodo, restituire alle imprese la possibilità di accedere a finanziamenti per fare investimenti di medio e lungo periodo nelle innovazioni e per favorire l’esportazione. Il decreto sviluppo aveva già creato una prima base, con la possibilità di emettere obbligazioni per finanziarsi, ma abbiamo notato che le imprese hanno difficoltà a collocarle. Allora si aggiungeranno dei fondi di credito che raccolgano le obbligazioni delle piccole imprese che così avranno l’autorevolezza, supportati dalla Cassa depositi e prestiti, per collocarle anche con agevolazione fiscale. Sarà quindi fondamentale rendere strutturale il credito di imposta per le innovazioni».

E l’Irap, che è un macigno sulle piccole e medie imprese?
«Una riduzione in maniera graduale è prevista dal nostro programma».

Sul voto incombe però il fenomeno Cinque Stelle. Montezemolo ha detto che Grillo non ha soluzioni da dare.
«Io mi auguro che sulle riforme istituzionali ci siano dei punti di convergenza, quindi si possano trovare accordi trasversali, ad esempio sui costi della politica».

E sul resto? Economia ed Europa?
«E’ più complicato, soprattutto però le differenze sono sulla visione dell’Italia in Europa. Non si può considerare il nostro Paese un’isola a parte, che magari si stacca dall’Euro o fa saltare tutti i tavoli. Oggi per conservare la stabilità economica dell’Italia è importante mantenere in vita l’Euro e il nostro ruolo in Europa a testa alta».

Berlusconi oggi ha detto che Monti non entrerà in Parlamento. Che ne pensa?
«Guardi, ne ha sparate tante che a volte mi fa tenerezza. E’ affezionato alla tecnica comunicativa che più ne dici più la gente ci crede. Questa tecnica della profezia autoavverante non esiste, se lui tutte le mattine si alza, si guarda allo specchio e si ripete che diventerà più alto, no, non accadrà. La prova dei fatti sarà l’elezione. Noi cerchiamo di fare campagna in maniera leale e corretta senza escamotage comunicativi».

Forse così facendo cerca di scongiurare l’ipotetico accordo Monti-Bersani?
«La domanda va fatta al Pd, non a noi, perché sono loro che sono oggi molto polarizzati, non omogenei. Il loro stesso programma su molti punti non è chiarissimo. Ci sono persone vicine al pensiero di Vendola e alla Cgil, altre che hanno un’eredità liberaldemocratica e riformista. Bersani tira un colpo al cerchio e uno alla botte».

Lei, in tivù, è stata piuttosto critica con i sindacati.
«Io riconosco meriti e funzioni ai sindacati e trovo legittimo che facciano di tutto per difendere i proprio iscritti, ma spiace quando spacciano la difesa dei loro associati come il bene di tutti e di tutto il Paese. E i giovani lo hanno provato di persona questo atteggiamento e sanno che i sindacati raramente si sonno preoccupati del bene di tutti».

Lei ha scritto che l’Italia non è un paese per donne e oggi Monti ha detto che vedrebbe bene una donna Capo dello Stato. Un commento? “Non è un’uscita propagandistica, Monti ha grande rispetto per le donne con cui lavora. Quindi non mi sorprende ed è un approccio giusto”.

Filippo Lezoli

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