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“Il Codice della strada a Piacenza è sconosciuto” LA LETTERA

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore inviata al sindaco Paolo Dosi sulla situazione del traffico in città

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore inviata al sindaco Paolo Dosi sulla situazione del traffico in città

Caro signor Sindaco,

chissà quante volte le sarà capitato di attraversare, da semplice cittadino, una “trafficata” via di Piacenza. Avrà sicuramente notato che i poveri pedoni, pur avendo la precedenza sulle famose “strisce”, sono invece obbligati a cedere il passo ai mezzi motorizzati, pena l’esser travolti o, nella migliore delle ipotesi, “schivati in extremis”.
Da disciplinato automobilista le posso infatti testimoniare i molteplici cenni di ringraziamento che ricevo dai pedoni quando li lascio passare. Le sembra una cosa normale?

Questa quotidiana esperienza è solo un pallido esempio dell’intollerabile degrado viario raggiunto dalla nostra città ove l’assenza di controlli, la certezza dell’impunità e il cattivo esempio ha ormai trasformato le strade (un bene comune!) in entità abbandonate all’indisciplina, all’illegalità e perfino alla criminalità.
Come mai, a differenza delle altre città, i vigili urbani sono misteriosamente “evaporati” dalle nostre strade? Non è un problema di poco conto, visto che questa lacuna coinvolge l’integrità fisica di tutti i piacentini. Quali problemi sono alla base di questa scomparsa?

Sono scarsi gli effettivi? Non sembrerebbe, visto che gli agenti ricompaiono d’incanto per le manifestazioni sportive (“maratona”) per dileguarsi appena la gara è terminata. C’è una strutturale impreparazione ad affrontare un traffico sempre più caotico e indisciplinato? Vediamo di addestrarli. Sono troppe le pratiche burocratiche? Cerchiamo di snellire le inutili procedure come avviene in altre città ( non credo che quelle amministrazioni siano costituite da superuomini).

Per tentare di risolvere il problema dobbiamo partire dal confronto con le altre città, esaminando il numero degli effettivi, le quotidiane incombenze e soprattutto le spese sostenute. In un’epoca di “vacche magre” è infatti estremamente importante valutare il rapporto tra i costi e i reali benefici. La funzione dei vigili urbani non può infatti esaurirsi nei controlli all’ ingresso e all’uscita dalle scuole e neppure nei rilievi relativi agli incidenti (anziché alla loro prevenzione), incombenze che possono essere delegate rispettivamente ai volontari e alle forze di sicurezza.

Se ci si limita a queste attività, le quotidiane e multiformi infrazioni che, grazie a una sicura impunità, vengono considerate ormai pressoché normali, attenteranno sempre più alla pubblica incolumità, rendendo necessaria la drastica riduzione di un corpo rivelatosi ormai drammaticamente ed economicamente inutile, come è inutile, ridicolo e ipocrita quello slogan che definisce Piacenza “ città in difesa dei bambini”, quando invece quei poveri piccoli vengono esposti, con genitori e nonni, ai quotidiani pericoli del traffico.

Ho citato la mancata precedenza sulle “strisce” perché è la prima infrazione che mi sia venuta in mente, ma sono infinite le illegalità che si perpetuano giornalmente grazie alla fertile fantasia di abituali e occasionali utenti pronti ad avvalersi della colpevole incapacità repressiva di chi dovrebbe esercitarla. Al primo posto per quanto riguarda la pericolosità è, ovviamente, la velocità dei mezzi che, specie nelle ore serali, si cimentano in spericolate prestazioni degne dell’autodromo di Monza. Basterebbe disporre, specie nei tratti rettilinei e di scorrimento ( vedi via Manfredi, via Dante et similia), e “a monte” delle “strisce” pedonali, alcuni “dossi artificiali” che vanifichino le velleità narcisistiche ed esibizioniste di quei conducenti.

L’articolo più bistrattato del codice stradale rimane comunque il povero 158, che si vede quotidianamente stuprato da parcheggi sugli incroci, su passi carrai, su strisce pedonali, (ad esempio al numero 12 di Via Genova), da ingombri alle fermate degli autobus, da intralci alle corsie ciclabili, da ostacoli per soste in doppia o terza fila, da abusi sulle aree riservate a farmacie e handicappati e perfino nel bel mezzo delle carreggiate o in qualunque altra sede che solo fervide fantasie trasgressive possono escogitare.

Al terzo posto vengono le telefonate. Gli stessi individui che in ogni momento della giornata ( e della notte) sono intenti ad armeggiare col telefonino, non cambiano certamente abitudine al volante, in bicicletta o alla guida di autocarri e perfino di autobus pubblici, col risultato di possibili, immaginabili e talora terribili conseguenze ( quasi nessuno ha il “vivavoce”).

Al quarto posto vanno ricordati i ciclisti senza luce ( praticamente tutti!): li vediamo sbucare improvvisamente dal buio sfrecciando in qualunque punto della strada, in omaggio a ingiustificate indulgenze che li espongono a gravissimi e scriteriati pericoli in nome di una falsa e “democratica” tolleranza. Alle violazioni del codice vanno poi aggiunte le dissennate e pericolose normative comunali varate negli ultimi anni e tese ( non se ne sentiva certo il bisogno) ad accrescere le occasioni di rischio.

Le sembra giusto caro signor Sindaco che i ciclisti possano transitare in senso vietato anche in situazioni d’indiscusso pericolo? Mi è capitato di trovarmene contromano addirittura in Via Manfredi, cioè in una battutissima via di scorrimento e a doppia corsia. E la patologica trovata ( dico “patologica” perché sembra scaturita da una mente malata) di delimitare le aree di sosta in Viale Dante a soli metri 2,5 ( o poco più) dagli incroci, mentre il codice della strada prescrive ben 5 metri? ( anche in questo caso è implicato l’articolo 158: ci sarà pure una ragione se lo esige il codice!). Ne so qualcosa quando devo immettermi in quella via con la visuale impedita dalle auto in sosta!

Si tratta di misure che, rendendo oltremodo pericolosa la circolazione, dimostrano il sostanziale disprezzo delle autorità nei confronti dell’integrità fisica dei cittadini, divenuti potenziali vittime innocenti. Alle illegalità e alle stolte normative va infine aggiunta, dulcis in fundo, la carente manutenzione delle infrastrutture: dalla mancata sostituzione di segnali divelti e tristemente giacenti per mesi sulle aiuole, alle strutture in plastica che dovrebbero delimitare i parcheggi sradicate e abbandonate per anni ( come in zona “campo sportivo vecchio”), alle righe annosamente illeggibili a delimitare certi parcheggi ( come all’incrocio tra via Genova e via Cerri) ai cartelli stinti, ai semafori inclinati da vecchie collisioni e mai raddrizzati… eccetera eccetera…

Concludendo: dopo questo (molto parziale) elenco di negligenze e assurdità mi pare giusto porre l’accento sull’attuale e assoluta mancanza di prevenzione.
Come accade per le malattie, anche in questo caso si può intervenire sulle cause o limitarsi a “tamponare” gli effetti. Fin’ora è stato adottato solo il secondo metodo, ma si tratta di una “terapia” che esclude ogni prevenzione. Sebbene le cause siano chiarissime e le sanzioni non manchino, i deludenti risultati sono purtroppo evidenti. Eppure quelle multe, “farmaci”, efficaci anche in piccola quantità ma assolutamente decisivi alle amarissime “dosi urto” del Codice della Strada, avrebbero effetti benefici anche per il comune. Solo in tal modo si potrebbero prevenire tanti incidenti e relative vittime: non ci si può infatti limitare a soccorrere feriti e a rimuovere cadaveri perché si rischia di sostituire alla “clinica” la “medicina legale”, disciplina unicamente volta ad accertare le cause dei decessi.

Lei mi dirà: è vero, la situazione è talmente deteriorata da non poter essere risolta da un giorno all’altro. D’accordo, lei non c’entra, il disastro l’ha ereditato. Ma ora è venuto il suo turno e fra un anno, se la situazione sarà immutata o addirittura peggiorata, sarà lei a sedere sul “banco degli imputati” allestito dall’opinione pubblica piacentina.

Io non la conosco personalmente, caro signor Sindaco, ma so che lei è persona onesta e sensibile, di una mitezza che le fa onore. Io ho una grande ammirazione per le persone miti, ma so che, come abbiamo visto a proposito del Santo Padre, rischiano di essere soventi vittime dei “lupi”, perché la bontà può rendere succubi dei collaboratori. Situazioni simili a quella in esame non sembrano infatti del tutto casuali, perché ciò che richiede impegno e sacrificio, come l’uscire in pattuglia a tutte le ore e a tutte le stagioni, può essere molto faticoso, ed è umano preferire il calduccio dell’ufficio. Ma si ricordi che la responsabilità morale, lungi da ricadere sui sottoposti, sarà invece tutta sua e lei, per difenderla, dovrà forse “battere i pugni sul tavolo”.

Le faccio pertanto i migliori auguri anche perché a me, umile peccatore come tutti, torna spesso alla mente quella mano che Padre Cristoforo agitò sul capo di Don Rodrigo mentre pronunciava la celebre frase. Quella simbolica mano viene da sempre agitata sul capo di ognuno di noi e quel “Verrà un giorno!… è destinato a risuonare nelle nostre coscienze in modo tanto più imperioso quanto più importante sarà stato il nostro ruolo.

Emilio Borghini

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