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La fede nei “Promessi Sposi”, partito il ciclo di conferenze foto

 L’Innominato  ha aperto  lunedì 11 marzo il ciclo di conferenze organizzate dal Centro Italiano Femminile Provinciale di Piacenza  e Famiglia Piasinteina sul tema de “La fede nei personaggi dei Promessi Sposi”

 L’Innominato  ha aperto  lunedì 11 marzo il ciclo di conferenze organizzate  dal  Centro Italiano Femminile Provinciale di Piacenza  e Famiglia Piasinteina sul tema de “La fede nei personaggi dei Promessi Sposi”. Davanti al folto pubblico presente nella Sala delle Colonne Vescovile , il prof. Francesco Rizzi, docente di latino e greco al Collegio Alberoni, autore del volume  “Il Vangelo secondo Manzoni” ha concentrato la sua esposizione più che sulla biografia sull’anima del personaggio,  sul suo spiccato godimento del proibito, del comandare, dell’essere temuto, sulla sua tendenza alla trasgressione del limite in un processo di auto potenziamento  teso all’infinito sino alla “pretesa di identificarsi con Dio”.

Ma il suo  confronto con i più potenti per sottometterli  e “ricondurli ad una piramide di crudeltà di cui è indiscusso vertice”,  il suo calpestare l’immagine dell’altro per  farne strumento  del proprio percorso babelico nascondono  una profonda disperazione nel senso kierkegaardiano: è un uomo che vive lo smarrimento dell’umano a partire dalla propria essenza, essendo impossibile “separare il suo  io dalla Potenza che l’ha posto”, in una dimensione peccaminosa e separata dalla sua esistenza, lontana dalla legge divina e da quella degli uomini.

Attraverso citazioni filosofiche, termini latini e  tedeschi e  la lettura di alcuni significativi passi, il relatore  ha  accennato all’istanza diabolica della sua figura , alla discesa al fondo dell’iniquità raggiungendo la radicalità del male, alla paura del silenzio che segue il confronto con Don Rodrigo ,  alla riflessione sulla sua  solitudine, ai fastidiosi ricordi che affacciano in lui l’idea del fallimento, all’insoddisfazione per le scelte fatte, alle sue inquietudini e dubbi sul futuro, all’angoscia  intesa come “vertigine che discende dal rapporto con l’infinito”, al timore di “farsi invadere da quel Dio che chiede d’incarnarsi nell’umanità” e che ormai l’ha catturato.  Ma l’ambiguità costitutiva dell’umano, composta da finito ed infinito,  è la condanna ad essergli legato a filo doppio: il suo atteggiamento dell’aversio a Deo incarna il paradosso cristiano della straordinaria vicinanza a Dio di chi Gli sembra più lontano.

Il pubblico è stato così magistralmente guidato sino alla nascita dell’uomo nuovo: nell’esperienza tormentata della notte  l’Innominato sperimenta  non un Dio giudice ma un Dio che perdona , che annuncia il Vangelo della Misericordia, basta solo abbandonarsi alla sua volontà, prendere consapevolezza del proprio niente senza essere annientato, dell’essere “copernicamente perso nel cosmo”  e di avere bisogno di uno sguardo paterno e al suono della campana nell’alba egli avrà accolto Dio,  ma il “dubbio” che Dio possa accoglierlo è l’ultima carta giocata dal diavolo!

All’evento, presentato dalla dott.ssa Giuseppina Schiavi, Presidente Provinciale del Centro Italiano Femminile e da Danilo Anelli, Razdor della Famiglia, ha presenziato l’Assessore all’Istruzione  Prof. Tiziana Albasi in rappresentanza del Sindaco. Moderatore la Prof, Valeria Costa, Consigliera CIF , già insegnate di materie letterarie in vari licei. Il prossimo incontro, sempre in Sala Colonne del Palazzo Vescovile, lunedì 18 marzo su “Gertrude e il problema della libertà” alle ore 16,30.

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