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Profughi, il Ferrhotel: “Li ospiteremo fino all’erogazione del contributo” foto

"Manteniamo l’ospitalità - spiega il gestore Loranzi - a nostre spese per un senso di solidarietà umana". In futuro il Ferrhotel potrebbe diventare un ostello della gioventù come era già ipotizzato in passato

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Al Ferrhotel quella di oggi potrebbe sembrare una giornata come le altre. Quando si arriva alla struttura, a due passi dalla stazione, i ragazzi sono li, il loro tran tran quotidiano é lo stesso degli ultimi 2 anni. In realtà, da oggi, il loro vitto ed alloggio nella struttura (come in tutte quelle sparse sul territorio nazionale che in questi anni hanno accolto i profughi libici) non é piú pagato dallo Stato italiano che, come é noto, garantisce 500 euro ad ogni profugo per ricominciare la sua vita.

“Noi siamo albergatori – detto Carlo Loranzi, legale rappresentante di Rest (società che ha la titolarità di Ferrhotel) – e siamo stati incaricati, prima dalla Protezione Civile Regionale poi dalla Prefettura Locale,  di far fronte alla situazione di accoglienza emergenziale che si é manifestata due anni fa. Ci siamo occupati, quindi, di fornire vitto ed alloggio ai profughi; ed anche della mediazione culturale per introdurli nella società piacentina. Sono presenti qui oltre 10 nazionalità: molti ragazzi, infatti, allo scoppio della guerra si trovavano in Libia per ragioni lavorative”. “Noi – ha aggiunto – rispettiamo la decisione delle istituzioni: alla fine del 2012 il governo ha decretato la fine di questa fase di accoglienza emergenziale e poi l’ha prorogata di due mesi per uscire dal rigore dall’inverno”.

La vita con i 70 ospiti della struttura é stata serena. “Nessuno ha violato il codice penale – ha detto Loranzi. Bilancio positivo, quindi, anche se resta qualche rammarico. “I due anni trascorsi qui – ha spiegato – potevano essere impiegati in modo piú proficuo: per ragioni burocratiche é fallito il tentativo di avviare una collaborazione con il Comune di Piacenza, nonostante la forte volontà di quest’ultimo (l’ex sindaco Roberto Reggi era entusiasta dell’idea), per introdurre i ragazzi ai lavori socialmente utili”.

Ferrhotel ospiterà ancora i profughi sino a quando le 500 euro a testa gli verranno effettivamente  erogate: “Manteniamo l’ospitalità – ha detto Loranzi – a nostre spese per un senso di solidarietà umana”. In futuro il Ferrhotel, che ha oltre 90 camere, potrebbe diventare un ostello della gioventù come era già stato ipotizzato in passato.

“In questo momento – ha detto un ospite, Abdullah Jammeh proveniente dal Gambia – non so dire come sarà il mio futuro: uscire da questa struttura in un momento di forte crisi economica non é facile. Speriamo di poter trova un’occupazione”. Alcuni profughi, come ci ha confermato Abdullah, stanno cercando alloggi per coabitare. Fondamentale per tutti, é possedere tutti i documenti necessari: “Quattro persone – ha spiegato – non hanno ancora il permesso di soggiorno mentre molti non hanno la tessera sanitaria ed il codice fiscale. É fondamentale per noi averli quando lasceremo il Ferrhotel”.

Presente nella struttura Jacopo Aquino, responsabile dell’associazione Via Roma Città Aperta che ha donato simbolicamente ai profughi una bandiera della pace. “Sono molto vicino ai profughi sia per la loro età e le loro prospettive. Con gli altri membri dell’associazione ho riflettuto sulla loro situazione consapevole che l’immigrazione é una risorsa per il nostro Paese: questi ragazzi sono persone che vanno inserite nel mondo del lavoro e noi gli offriremo tutto il nostro supporto”.

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