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Referendum acqua, il comitato: “Più chiarezza sul tavolo tecnico”

Legambiente e Acqua bene comune tornano ad insistere sul tema dell’acqua, del servizio idrico e sul mancato rispetto dell’esito referendario del 2011

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I temi dell’acqua come bene comune, il mancato rispetto dell’esito referendario del 2011 e la nascita di un tavolo tecnico per la gestione del servizio idrico: sono i punti che Legambiente e il Comitato acqua bene comune hanno voluto nuovamente portare sotto i riflettori. Il tavolo tecnico partecipato di cui si prospetta l’avvio, nasce dalla rottura avvenuta il 14 marzo tra i sindaci della provincia e l’attuale gestore del servizio idrico, Iren Spa, per il mancato investimento di 13 milioni di euro sulla rete idrica: un tavolo tecnico per valutare le varie ipotesi di gestione dell’acqua pubblica.

“Presenti a questo tavolo – ha spiegato Gianluca Cornelli – ci devono essere, le associazioni, le organizzazioni sindacali, i cittadini, ma anche gli amministratori che hanno nel corso degli anni sommato conoscenze e capacità su questo tema. Molto importante è la formalizzazione di questo tavolo tecnico perché ad oggi non ci è ancora stato comunicato niente”.

“Un tavolo fra i comuni per prendere consapevolezza sull’importanza dei beni comuni – ha aggiunto Barbara Martucci – perché su questi temi è aumentata la sensibilità. Bisogna lavorare per eliminare i vincoli in larga parte economici come il fiscal compact e i vincoli di bilancio, svincolarsi dal patto di stabilità. Un punto importante è restituire la quota di “remunerazione del capitale” al pubblico, cioè quella percentuale fissa su cui i privati incassano il 7% su ogni bolletta, che ancora oggi si paga anche se è stata eliminata dal referendum; su questo punto è nata la campagna di “obbedienza” civile, perché legittimata dalla legge, per sottrarsi al pagamento di questa quota”.

La proposta avanzata da Legambiente è quella di un’azienda speciale consortile che gestisca senza fini di lucro l’acqua. Come è stato ribadito, “nessun partito politico ha appoggiato fino ad oggi l’esito referendario”. Anche a Piacenza, come sottolinea Paolo Lega, è stata messa in atto da alcuni soggetti, la campagna di “obbedienza” civile, alla quale Iren ha risposto con solleciti di pagamento”. Proprio ad Iren arriva la dura critica del comitato, anche per quanto riguarda “la poca trasparenza su dati e cifre che ha messo a disposizione”.

“Reggio Emilia si è mossa prima e meglio di noi – spiega Lia Zavatti – con la firma di un documento fondamentale in cui viene sottoscritto che l’acqua è un diritto umano ed universale, un principio da cui partire per ogni decisione che dovrà essere presa. Noi stiamo aspettando che il sindaco Dosi e l’assessore Rabuffi ci diano i tempi e i modi in cui possiamo attivarci per una presa di posizione comune”.

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