Verso il “sold out” per l’Otello al Municipale

E' dedicato alle celebrazioni verdiane il terzo titolo della Stagione lirica 2012/2013 della Fondazione Teatri di Piacenza. Venerdì' 22 ore 20,30 (Turno A) e domenica 24 marzo alle ore 15,30 (Turno B) - (anteprima generale il 20 marzo alle ore 15,30) -le luci del Municipale si accenderanno sull'Otello di Giuseppe Verdi.

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Municipale vicino al “sold out” per il terzo titolo  della Stagione lirica 2012-2013 della Fondazione Teatri di Piacenza: l’Otello di Giuseppe Verdi.

L’opera, in scena venerdì 22 alle ore 20,30 e domenica 24 marzo alle ore 15,30 è una coproduzione della Fondazione Teatro Comunale di Modena e della Fondazione Teatri di Piacenza

E’ dedicato alle celebrazioni verdiane il terzo titolo della Stagione lirica 2012/2013 della Fondazione Teatri di Piacenza. Venerdì’ 22 ore 20,30 (Turno A) e domenica 24 marzo alle ore 15,30 (Turno B) – (anteprima generale il 20 marzo alle ore 15,30) -le luci del Municipale si accenderanno sull’Otello di Giuseppe Verdi. Nuova produzione della Fondazione Teatro Comunale di Modena realizzata in coproduzione con a Fondazione Teatri di Piacenza, l’opera, tratta dalla tragedia omonima di Shakespeare su libretto di Arrigo Boito, è la penultima scritta dal Cigno di Busseto.

Con Otello Verdi, che torna a temi shakespeariani che non aveva più affrontato dall’epoca di Macbeth (1847), affronta il tema tragico della gelosia attraverso lo strumento affilato ed efficace di uno stile radicalmente nuovo, quasi sperimentale rispetto al passato. Per portare in scena l’ampio spettro delle passioni assolute e devastanti descritte nel dramma shakespeariano, con una verità e immediatezza teatrale ancora più schietta rispetto alle opere precedenti, il musicista di Busseto si avvale del genio anticonformista di Arrigo Boito, esponente di spicco della scapigliatura e artista fra i più aggiornati della letteratura europea.

Ma la composizione di Otello, fu comunque travagliata. Con Aida (1871), infatti, Verdi, al culmine di una vastissima popolarità internazionale, aveva deciso il ritiro definitivo dalle scene, e solo l’abilità di Ricordi riuscì a convincere il compositore ormai anziano a tornare sui suoi passi per affrontare la sfida di un testo fra i più inquietanti del teatro di prosa, dando vita a quello che oggi resta uno dei drammi in musica più moderni e sconvolgenti.

Considerata da molti critici una delle opere migliori di Verdi, Otello presenta numerosi elementi di novità rispetto alle opere precedenti di Verdi. Le forme chiuse sono sempre meno riconoscibili, ormai per gran parte sostituite da un flusso musicale continuo, che molti all’epoca considerarono di ispirazione wagneriana.

In realtà questa soluzione non sorprende, alla luce dei precedenti lavori di Ponchielli e degli altri operisti italiani attivi in quel decennio. E i pezzi chiusi o i rimandi alla tradizione non mancano, benché la loro condotta non sia mai prevedibile. Si pensi al colloquio tra Jago e Roderigo nella vecchia forma di recitativo, al coro Fuoco di gioia, al brindisi di Jago, al quartetto del secondo atto, alla cabaletta Sì pel ciel marmoreo giuro che chiude il secondo atto, al grande concertato del finale del terzo atto o all’Ave Maria.

La novità – almeno rispetto agli antecedenti verdiani – sta però nel fatto che i collegamenti tra i singoli episodi non avvengono più per cesure nette, ma il tessuto musicale appare in continua evoluzione, anche grazie al sapiente uso dell’orchestra che viene a costituire una sorta di substrato unificante. Nei passaggi tra le singole scene, Verdi elabora i materiali tematici appena ascoltati in modo da creare transizioni impeccabili, come quella che collega la scena del duello tra Cassio e Montano al duetto d’amore che chiude il primo atto. Allo stesso modo, alcuni brani a struttura apparentemente chiusa evolvono inaspettatamente in passaggi dialogici, come nel caso del celebre Credo di Jago o del monologo di Otello Dio, mi potevi scagliar. L’abilità verdiana a giocare con le convenzioni, evocandole per stravolgerle, è testimoniata anche dal brano con cui Otello si presenta in scena, poco dopo l’inizio dell’opera: il famoso Esultate!, che costituisce una sorta di minuscola cavatina, racchiusa in 12 battute.

A Piacenza, la direzione musicale di questa nuova produzione curata dal Teatro Comunale di Modena in coproduzione con la Fondazione Teatri di Piacenza in occasione del Bicentenario Verdiano è affidata a Maurizio Barbacini, fra i direttori italiani più apprezzati nel panorama internazionale che nella sua prestigiosa carriera annovera collaborazioni con teatri lirici quali Metropolitan di New York, San Francisco Opera, Opéra de Paris, Deutsche Oper Berlin, Staatsoper di Vienna, Bayerische Staatsoper e, in qualità di direttore principale, con la Opera Company di Philadelphia.
L’allestimento, di proprietà del Teatro Regio di Parma, per la regia di Pier Francesco Maestrini, è stato creato con scene di Mauro Carosi e costumi di Odette Nicoletti per il Teatro San Carlo di Napoli dove lo stesso regista lo aveva messo in scena la prima volta nel 2006.

Il cast comprende il tenore Kristian Benedikt (Otello), i soprani Yolanda Auyanet e Virginia Tola (che si alterneranno nel ruolo di Desdemona), il baritono Alberto Mastromarino (Jago), i tenori Arthur Espiritu e Cristiano Olivieri (che si alterneranno nel ruolo di Cassio), il tenore Gianluca Bocchino (Roderigo), il basso Enrico Turco (Lodovico), il basso Matteo Ferrara (Montano) e il mezzo-soprano Elena Traversi (Emilia).

Il Maestro Barbacini dirige l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna; a completare il cast il Coro Lirico Amadeus-Fondazione Teatro Comunale di Modena, il Coro del Teatro Municipale di Piacenza e gli allievi della Scuola voci bianche della Fondazione Teatro Comunale di Modena.

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