Pc Music Pride: intervista a Manuel Pietra, nuovo pianista alla Scala di Milano

Manuel Pietra intervistato da Piacenza music pride. Dalla Stanza della danza alla Scala di Milano

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Intervista a Manuel Pietra, pianista alla scala di Milano. Il musicista che per tanto tempo ha suonato alla Stanza della danza di Piacenza, si racconta. L’intervista è stata pubblicata sul sito – archivio dedicato alla scena musicale piacentina www.piacenzamusicpride.it

La danza attraverso le dita di un pianista: ci racconti la tua esperienza?
Beh, un’esperienza che è nata per caso in realtà… Un bel giorno un mio amico mi disse che cercavano un pianista accompagnatore in una scuola di danza. Io pur non avendo esperienza nel settore accettai di buon grado ed ebbi l’opportunità di conoscere Simona De Paola, direttrice della scuola La Stanza di Danza, la quale mi ha fatto appunto conoscere questa nuova realtà. Da lì poi ho iniziato ad appassionarmi sempre di più alla disciplina fino a che ciò è diventato un lavoro vero e proprio.

Come si costruisce il rapporto tra insegnante di danza, ballerini e il pianista che li sorregge musicalmente?
Innanzitutto ci vuole davvero un grande coordinamento. La cosa fondamentale è che tutti i componenti abbiano la giusta conoscienza in tutti i settori. Cioè un insegnante di danza deve conoscere e sapere le problematiche di chi accompagna pianisticamente la lezione, che tipo di musica sia adatta maggiormente agli esercizi, così come il pianista deve poter conoscere i passi principali della danza nonché i pezzi o brani più importanti che hanno caratterizzato il balletto. Quando ciò avviene allora si crea quella che noi chiamiamo collaborazione perfetta

Stai facendo il grande passo verso uno dei teatri più importanti d’Italia, quali sono le tue aspettative e i tuoi timori?
Le aspettative sono quelle che ogni musicista ha. Cioè di fare sempre più esperienza, di non limitarsi mai, anche perché non c’è mai un limite allo studio. Così come non c’è mai un punto di arrivo vero e proprio perché c’è sempre ogni giorno qualcosa da imparare. Solo se ci si basa su questo, cioè sulla volontà di cercare e ricercare, allora non si può che migliorare sempre. I timori beh, sono quelli che ha ogni lavoratore ogni giorno di questi tempi: mantenere il lavoro. Purtroppo la crisi ha toccato anche il nostro settore, e in maniera molto marcata direi. Quindi più che timore direi la speranza che il lavoro ci sia sempre.

La tua carriera è davvero importante, ci racconti l’esperienza artistica che più ti ha coinvolto?
Beh, innanzituttto non mi aspettavo di arrivare fino a qui. Ma in realtà non mi sento arrivato e ho voglia sempre di fare nuove esperienze. L’esperienza artistica che più mi ha toccato sono in realtà 2. Non posso non citare la mia esperienza studio negli Stati Uniti dove ho avuto l’opportunità di studiare per un anno tramite il progetto Erasmus e dove ho avuto modo di formarmi e di conoscere altre realtà in ambito musicale e di vita. La seconda sicuramente il mio debutto a teatro il 4 aprile dell’anno scorso al teatro “Coccia” di Novara con il baritono Luciano Miotto. Due esperienze bellissime, diverse, ma entrambe molto emozionanti che spero un giorno di poter rifare.

Ti senti arrivato, oppure hai un sogno ambizioso nel cassetto?
Assolutamente no. Come dicevo prima, in realtà per noi musicisti non c’è mai un punto di arrivo. Non si finisce mai di scoprire, di imparare. La musica in questo senso può davvero dare tanto. Peccato le istituzioni ultimamente non stiano facendo molto per valorizzare ciò. Speriamo le cose cambino. Il mio sogno forse è proprio questo: che la cultura venga maggiormente valorizzata in Italia perché ci sono davvero tantissime persone che, come me, hanno la stessa passione. Giovani valorosi che meriterebbero molto di più di quello che invece sono costretti a fare per vivere, come ad esempio contratti a progetto, serate in locali spesso non pagate, ecc… Poi, beh, le aspirazioni in realtà non finiscono mai, quindi i sogni sono tanti. Il sogno massimo nel mio campo sarebbe sicuramente l’Opera di Parigi. Ma direi che per quello manca ancora tanto tempo.

Ai giovani musicisti che stanno concludendo il percorso di studi al Nicolini, ti senti di dare qualche consiglio?
Di non mollare mai. Purtroppo i ragazzi di oggi vivono in un ambiente dove la cultura non è più valorizzata come una volta, quindi spesso chi fa musica o tenta di fare il musicista si sente quasi isolato, spaesato dal resto del mondo e forse la colpa non è neanche sua visto che poi di cultura intorno a lui ce n’è davvero poca. Quindi innanzitutto bisognerebbe aiutare questi ragazzi a conoscere maggiormente le opere musicali importanti, valorizzarle, e dargli i giusti insegnamenti perchè questa passione non venga poi a mancare.
Purtroppo poi c’è il reale problema del lavoro. Nel senso che nel nostro campo ora come ora ce n’è davvero poco.
Ma io sono dell’idea che se uno ha veramente voglia,passione e può permettersi di fare sacrifici ce la può fare ad ambire a cose importanti, nonostante la crisi finanziaria che ci circonda. Importante poi è sicuramente l’apporto delle famiglie, che capiscano i propri figli e che li aiutino a proseguire gli studi senza ovviamente forzare la cosa. Ripeto, chi ha veramente passione e grande volontà non si deve porre limiti. Sicuramente andrà in conto a tantissime difficoltà ma alla fine se ci sono appunto questi punti base, si può secondo me ambire a fare un qualche cosa di buono.

Pensando al nostro territorio, dal punto di vista musicale, cosa ti piacerebbe veder realizzato?
Più occasioni per suonare e per far conoscere chi di musica ne fa un mestiere e chi semplicemente lo fa per hobby. Quindi più concerti e più possibilità per tutti di potersi esprimere attraverso la musica.

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