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Ripensare la città del futuro, incontro di Fare Piacenza

Che visione preliminare di città dovrebbe essere alla base di qualunque strumento urbanistico e in particolare del Psc? Che obiettivi si vogliono conseguire per la Piacenza del futuro? Queste alcune delle domande alle quali hanno risposto Stefano Pareti, Domenico Ferrari Cesena, Marcello Spigaroli e Giuseppe Baracchi

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Ieri sera presso la Circoscrizione 3 l’associazione Fare Piacenza ha organizzato  l’evento “LA NUOVA URBANISTICA PIACENTINA. Imposta o partecipata? Ragionamenti e proposte.”  Sono intervenuti al dibattito Stefano Pareti, il Prof Domenico Ferrari Cesena, il  Prof Marcello Spigaroli e l’ Arch.Giuseppe Baracchi  sollecitati  da un’introduzione di Dimitri Dosi , Presidente dell’Associazione.

Che visione preliminare di città dovrebbe essere alla base di qualunque strumento urbanistico e in particolare del Psc? Che obiettivi si vogliono conseguire per la Piacenza del futuro? Che equilibro tra attività economiche, infrastrutture e qualità ambientale, relazioni sociali e tempo libero? C’e’ consapevolezza tra i cittadini? Cosa si potrebbe fare per far crescere la partecipazione costruttiva e il dialogo tra Comune e cittadini/comitati/associazioni?

Ha aperto i lavori Stefano Pareti, già Sindaco di Piacenza, che ha sottolineato come la partecipazione sia impegnativa,  richiede studio e conoscenza da parte dei cittadini e dall’altro richiede sforzi da parte dell’amministrazione per stimolarla. Il concetto di smart city è importante, ma è la “città” che deve sapere qual è la sua vocazione. Al contrario vale anche il fatto che certe scelte non partono dal Psc, ma da una pianificazione a pezzi, come i 12 beni demaniali che non fanno parte di una visione d’insieme, ma rappresentano un capitolo isolato.

Il prof. Ferrari Cesena ha voluto con energia sottolineare il tema di cosa voglia essere la nostra città. “Tutte le città vengono contraddistinte da una peculiarità che conferisce loro un’”anima” . Piacenza per che cosa si differenzia dalle altre?. Allo stato attuale c’è troppa confusione, ma la vera vocazione della nostra città, come quella dell’Italia, è per il turismo”.

Il Prof Spigaroli ha chiarito come “l’urbanistica sia l’arte della negoziazione. Ma la riduzione a parametri quantitativi di valori che dovrebbero essere qualitativi causa una perdita. Fondamentale è la partecipazione ed il dibattito eleva la “comunità” a cittadinanza. Se la cittadinanza è consapevole delle sue capacità dei valori e delle proprie risorse allora certi processi possono essere governati. Ad esempio la logistica può anche essere vista come una risorsa positiva se adeguatamente governata, oppure Piacenza come città del ferro. Oppure c’è la questione della rivalutazione del legame col Po o l’investimento nella cultura”.

L’architetto Baracchi, esperto di impiantistica sportiva, ha voluto parlare dell’integrazione perfetta tra strutture sportive e ambiente illustrando, con un ricco reportage fotografico, realizzazioni di vario tipo basate sulla qualità, ma sorte dal recupero di edifici già esistenti e trasformati compatibilmente ai vari contesti di provenienza. “Lo sport dovrà essere inteso come integrazione con la cultura, come stile di vita e rappresentare in futuro un nuovo tipo di imprenditorialità”. Al termine degli interventi dei relatori si è animato un ricco dibattito che ha obbligato gli organizzatori a ripensare ad un successivo evento per la vastità della materia e le numerose sollecitazioni emerse.

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