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A Mondo in Festa applausi per il film “io sono Li”

Un film di grande spessore, “Io sono Li” di Andrea Segre, lungometraggio che ha ottenuto tantissimi riconoscimenti ai vari festival nazionali e internazionali cui ha preso parte, proiettato l’altra sera per celebrare la “Giornata mondiale della diversità culturale” proclamata dalle Nazioni Unite nel 2002

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Un film di grande spessore, “Io sono Li” di Andrea Segre, lungometraggio che ha ottenuto tantissimi riconoscimenti ai vari festival nazionali e internazionali cui ha preso parte, proiettato l’altra sera per celebrare la “Giornata mondiale della diversità culturale” proclamata dalle Nazioni Unite nel 2002. All’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano di via S.Eufemia, tante persone di diverse nazionalità hanno preso parte nei giorni scorsi a “Mondo in festa”, iniziativa che intende sottolineare il ruolo delle diverse culture. A fare gli onori di casa gli organizzatori dell’iniziativa e, in particolare, Daniela Germoni, responsabile del Centro interculturale comunale, e Piero Verani, presidente dell’associazione Cinemaniaci, nell’occasione moderatore del dibattito dal titolo “I confini invisibili”.

Applausi per il film e gli interventi, al termine della proiezione, di quattro cittadini stranieri residenti a Piacenza appartenenti al Centro interculturale, che hanno alimentato una più generale riflessione sulle tematiche sollevate dalla vicenda proiettata sullo schermo. “Io sono in Italia da diversi anni. E, se devo essere sincera, grossi problemi di integrazione non ne ho avuti. In parte perché allora, verso la fine degli anni ’70, gli stranieri qui erano pochi. E poi forse perché ho un buon carattere e per il fatto di avere la pelle bianca”, ha raccontato Vesna Mitrasinovic. Dello stesso tenore l’intervento di Kevin Onuigbo, nigeriano, che della protagonista del film ha sottolineato la capacità di sopportare tanti sacrifici pur di costruire, per sé e per il figlio, un futuro nel nostro paese.  

Meno diplomatiche le parole di Massamba Mbengue, senegalese, già studente di letteratura a Parma: “Devo purtroppo riconoscere che, nonostante i pochi chilometri che separano le due città, a Parma c’è molta più cordialità e apertura verso lo straniero che a Piacenza. Fanno eccezione i giovani, che qui sono, in generale, molto disponibili al dialogo e alla conoscenza reciproca”.    

Su un aspetto particolare sollevato dal film si è invece soffermata Sambala Massolola Mieugevigne, presidente dell’associazione ‘Comunità congolese’, il debito contratto da Li per espatriare e poter lavorare in Italia, da estinguere per poter riabbracciare il figlio, nel frattempo rimasto in Cina: “E’ un fenomeno abbastanza diffuso, presente anche tra le comunità africane. Spesso però, il debito si trasforma in una potente arma di ricatto, nelle mani di organizzazioni criminali che controllano il mercato della prostituzione, attraverso il quale tante giovani donne africane, sottratte alle loro famiglie d’origine, sono costrette a prostituirsi in Europa”. Il pubblico ha partecipato con interesse al dibattito, con domande e riflessioni mai banali.

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