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All’Accademia della cucina piacentina i proverbi legati alle uova

Le serate a tema che l’Accademia della cucina piacentina dedica ai prodotti del territorio hanno avuto come protagonista ancora il medico Umberto Gandi

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Le serate a tema che l’Accademia della cucina piacentina dedica ai prodotti del territorio hanno avuto come protagonista ancora il medico Umberto Gandi che dopo avere illustrato ai soci, nel precedente appuntamento, le caratteristiche organolettiche delle uova, in questa seconda occasione ha compiuto un dotto e dettagliato excursus sulla cultura popolare ed i proverbi legati all’uovo, alla gallina ed, in genere, agli animali da cortile, facendo in tal modo emergere un’antica saggezza spicciola contadina, il frutto di secoli di sapienza orale trasmessa di generazione in generazione e, quindi, aprendo uno spaccato su di un mondo inesorabilmente spazzato via dalla modernità.

Ogni etimologia, ogni proverbio, ogni motto nasconde un doppio senso, un significato nascosto, sempre a carattere didattico. Qualche esempio (che citiamo per dovere in italiano): un ladro abile sarebbe capace di togliere l’uovo da sotto la chioccia; fare una frittata, ovvero combinare un guaio; due uova per una gallina significa combinare un ottimo affare. Ed ancora: non si può fare una frittata senza rompere le uova, il che significa che da un danno può generarsi una situazione o risultato migliore. Oppure dire che non tutte le uova stanno dentro un cestino potrebbe lasciar intendere che sarebbe meglio diversificare gli investimenti. Ed il mitico carpe diem: ovvero meglio un uovo oggi, che una gallina domani.

Ci sono poi stati d’animo e situazioni esemplificate nell’etimologia dei diversi stati di crescita del pollo. Far accapponare la pelle o stare in capunera, ovvero in carcere. Essere un gallo, ossia maschio latino; il gallo che prima di cantare sbatte le ali, vuol dire che ognuno ha le sue manie. Detti come “le oche hanno salvato Roma” vuol dire fare bella scoperta!. Far ridere anche i tacchini. Ingrassare i pulèi del prete è inutile, perché poi se li mangia lui. Fare la ruota come un pulòn vuol dire essere superbo.
Abbiamo citati solo questi, ma quelli esemplificati dal dott. Gandi sono stati a decine ed hanno divertito ed affascinato i soci intervenuti da questa sapida conversazione, così come gustosa è stata la cena predisposta dagli impeccabili cuochi- gentleman dell’Accademia che per l’occasione hanno proposto antipasto, maccheroni al torchio (direttamente confezionati per l’occasione) in pasta carbonara alla maniera sicula. Quindi faraona “ubriaca” e purè di patate ed infine zabaione con fragole, il tutto accompagnato dai vini della Cantina di Vicobarone.

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