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Alpini: “Piacenza scusa, ma siamo come lo spumante: esplodiamo”  foto

Ricordati tutti i gruppi sparsi per i continenti

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“Una volta alpini, lo si è per sempre. Il cappello non si dimentica”. Tra pochi mesi compirà cento anni eppure, Corrado Dal Pozzo la penna nera più anziana presente a Piacenza, ha ancora la vitalità di non perdersi una adunata. Ed è lui, uno degli ultimi superstiti della ritirata di Russia, ad essere al centro dell’attenzione durante la cerimonia che da una parte dà un’investitura ufficiale all’adunata – con la presenza del sindaco Paolo Dosi e il presidente della provincia Trespidi – e per salutare i tanti alpini che hanno fatto migliaia di chilometri per essere presenti.
 
Il presidente della Provincia e il primo cittadino portano i saluti della città e di tutti i piacentini alle penne nere che affollano il palazzo Gotico mentre le fanfare suonano in piazza Cavalli. Ma il momento più emozionante arriva quando prende la parola Corrado Perona, presidente nazionale dell’Associazione nazionale alpini. Il suo mandato scadrà settimana prossima e quindi si commuove nel parlare. “Grazie a Piacenza – dice – grazie ai piacentini. Scusate per i disagi che sicuramente stiamo creando ma noi siamo come una bottiglia di buon spumante che prima o poi deve esplodere ma con gioia e voglia di stare insieme. Noi siamo questi e vorrei che continuassimo ad esserlo”. 
 
Poi arriva il momento della consegna dei ricordi. Premiati prima di tutti il sindaco Dosi e il suo predecessore Roberto Reggi, insieme a Trespidi e Gianluigi Boiardi. “Hanno dato un contributo fondamentale – dicono gli organizzatori – alla riuscita di questo evento”. Poi davanti alle autorità sfilano via, via tutti i rappresentanti delle sezioni internazionali dell’Ana. Si parte dalla A di Australia, per poi fare un giro attorno al mondo. Per ultimo, ma non certo per importanza, arriva un riconoscimento anche per Dal Pozzo che, per un attimo, dimentica i sui quasi cento anni si alza aiutato da un bastone e raggiunge il palco tra gli applausi di tutti.

INCONTRO CON LE DELEGAZIONI ESTERE E FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DEI SOLDATI DI MONTAGNA
Saluto presidente della Provincia di Piacenza Massimo Trespidi

Un caloroso saluto a tutti i presenti all’incontro, ai rappresentanti dell’Associazione nazionale Alpini, alla sezione provinciale, alle autorità, alle Sezioni estere e ai membri della Federazione internazionale dei soldati di montagna (I.F.M.S), ai cittadini,

è con grande emozione che vorrei rivolgere il saluto e il benvenuto sincero di tutta l’Amministrazione provinciale di Piacenza e di tutto il territorio a quanti hanno raggiunto la nostra città e la nostra provincia in questi giorni così importanti, oserei dire storici, per l’intera comunità locale. Rivolgo quindi un saluto particolare a chi viene da più lontano e, dunque, alle 32 Sezioni e ai 6 Gruppi autonomi dell’associazione nazionale Alpini nelle varie nazioni del mondo. La presenza a Piacenza delle delegazioni alpine straniere, accanto a quelle italiane, è segno di un legame profondo e inscindibile che contraddistingue da oltre 90 anni la storia degli Alpini.

Il presidente nazionale Corrado Perona pochi giorni fa, dalla nostra città, ha parlato dell’adunata nazionale come del “momento esatto in cui la Grande Famiglia degli Alpini si ritrova e si ricongiunge”. La sensazione che la comunità provinciale che qui oggi rappresento sta provando è esattamente questa: l’abbraccio ideale tra le vostre Sezioni e tra ognuno dei vostri Gruppi ci coinvolge in un sentimento spontaneo di affetto e di gioia nel ritrovarsi. Grazie ad ognuno di voi per la vostra presenza e per il significato che questa assume nella storia del nostro territorio.
Gli ultimi mesi sono stati per i soci dell’associazione nazionale Alpini, per le istituzioni locali e per tutto il personale impiegato nella macchina organizzativa dell’Adunata intensi e laboriosi: a tutti loro va un grazie particolare per l’impegno speso a favore di un evento che Piacenza ha voluto e ottenuto.

Parlavo prima di famiglia. Con questo spirito gli Alpini hanno costruito a livello provinciale e quindi a livello nazionale e mondiale la propria attività e la propria presenza. Hanno agito fianco a fianco nelle numerose emergenze umanitarie che hanno colpito il nostro Paese: dal terremoto in Abruzzo al sisma della nostra Emilia, dalle alluvioni in Liguria e Toscana nel 2011 fino al lavoro per far fronte all’emergenza neve in Abruzzo, Piemonte, Emilia Romagna e Marche nel 2012. Questi sono solo gli ultimi impegni ma l’agenda è fittissima e i Paesi che hanno ricevuto l’aiuto degli Alpini sono stati tantissimi. Basti pensare, valicando i confini nazionali, alle grandi emergenze in Armenia, Francia, Ossezia e Sri Lanka. Accanto all’impegno della Protezione civile Ana non è mai mancato nella grande Famiglia alpina il rispetto della tradizione, portato avanti con l’attività delle decine di cori e fanfare, e quello verso la storia e la memoria, racchiuse nel Centro studi Ana creato per conservare tutto quello che riguarda il Corpo degli alpini. La filosofia che sta alla base del soccorso come dell’attività a beneficio del prossimo è sempre la medesima: solidarietà, impegno e sacrificio silenzioso. I frutti di oltre 90 anni di lavoro sono sotto gli occhi di tutti e le dimostrazioni di gratitudine si contano non solo sulle Medaglie appuntate sul Labaro ma anche nelle bandiere appese alle finestre delle case e nell’applauso della popolazione al passaggio del festoso ma rispettoso corteo. “La famiglia è l’associazione istituita dalla natura per provvedere alle necessità dell’uomo” diceva Aristotele: gli Alpini, in perfetta linea con questa affermazione, perseguono i propri obiettivi mettendo al primo posto il sacrificio, mai dimenticando la generosità: sono in particolare la loro serietà e la loro affidabilità i perni su cui la gente sa di poter sempre contare. A questo proposito ricordo le parole di don Carlo Gnocchi, cappellano militare degli alpini durante la seconda guerra mondiale, nel suo “Cristo con gli alpini”. “A voler definire l’animo religioso dell’alpino, bisogna per forza rifarsi al termine e al concetto di pietas, così comprensivo e così caro ai latini. La religione, per questa gente, non è mai un momento o un episodio; è uno stato, una forma, un modo di vita”.

Lo scorso mese di novembre, durante il viaggio di una delegazione istituzionale piacentina a New York in visita alla comunità degli emigrati piacentini negli Stati Uniti, ho personalmente assistito al “gemellaggio ideale” tra la sezione provinciale e quella americana degli Alpini. Lì si è consolidata una forte condivisione di ideali e di intenti che prosegue qui oggi a Piacenza: così come la nostra comunità mantiene saldo il legame con gli emigrati piacentini nel mondo, così la storia degli Alpini non conosce confini geografici. L’unione che si rinnova anno dopo anno in occasione dell’Adunata nazionale ne è l’esempio.

Vorrei infine rivolgere un pensiero particolare alla sezione provinciale degli Alpini, ai membri che nel corso degli anni – e purtroppo anche recentemente – ci hanno lasciato e a quanti continuano a lavorare con costanza ed entusiasmo: è grazie a loro, con il sostegno del Comune di Piacenza e della Provincia, che l’Adunata nazionale ha potuto prendere forma sul nostro territorio.
Nel libro “Storia dell’associazione nazionale Alpini” che narra la storia dell’associazione è contenuto un pensiero emblematico: “Gli Alpini vanno all’Adunata per il piacere, intimo, personalissimo non delegabile ad alcuno di stare insieme, volontariamente insieme, uniti, volontariamente uniti per vivere poche ore o due o tre giorni tra la propria gente, la gente con la quale si trasmette sulla stessa lunghezza d’onda: basta uno sguardo che brilla in un certo modo, una stretta di mano, uno specchiarsi uno nell’altro per l’orgoglio, sobrio e solido di onorare insieme, tutti insieme in quel giorno, i grandi valori che si onorano ogni giorno”. A voi, cari Alpini, la comunità piacentina intende tendere la mano.
Benvenuti, dunque, a Piacenza. La nostra provincia è onorata di accoglierVi oggi e in futuro.

 

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