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La storia di “Bepi”, l’alpino amico di Mario Rigoni Stern foto

Giuseppe Pinaroli, classe 1939, lo andiamo a pescare sulla branda dopo abbondanti libagioni, e gli chiediamo scusa. Ma presto capiamo che il nostro non è un disturbo, d’altronde la prima parola che ci dice è «amicizia». Come quella che lo ha legato sin dalla nascita all’alpino di Asiago forse più celebre, Mario Rigoni Stern

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Ci sono due laghi azzurri di fronte a noi. Che ci osservano incastonati in un volto rubizzo alla cui sommità la penna nera sul cappello verde indica il segno di appartenenza. Gruppo Alpini Asiago, sezione Monte Ortigara. Tre tavolate e una dozzina di penne nere che chiacchiera, tra vino bianco e formaggio, a fianco delle tende che come loro si ritrovano a ogni adunata. Sempre presenti, anche a Piacenza. Come i laghi azzurri di Bepi, al secolo Giuseppe Pinaroli, classe 1939. Lo andiamo a pescare sulla branda dopo abbondanti libagioni, e gli chiediamo scusa. Ma presto capiamo che il nostro non è un disturbo, d’altronde la prima parola che ci dice è «amicizia». Come quella che lo ha legato sin dalla nascita all’alpino di Asiago forse più celebre, Mario Rigoni Stern, l’autore, tra le altre opere, del “Sergente nella neve”. Ci chiede un attimo ancora, torna sui suoi passi e riappare con una sacca a tracolla, quella che gli diede il padre di Rigoni Stern, anche lui alpino e che fu padrino di Giuseppe, anche lui con alle spalle l’esperienza di una guerra, quella del 1915-18.

«Le nostre famiglie hanno abitato nella stessa via». Che guarda caso si chiamava via Monte Ortigara. «Una al numero 4, l’altra al 6 – racconta Pinaroli – e tutti i giorni di Pasqua e di Natale si attraversava la strada per fare la visita e gli auguri». Cosa che può apparire come un dettaglio, ma non quando il tuo interlocutore ti dice, «era d’obbligo e doveroso», uno di quegli obblighi che faceva piacere espletare perché rappresentavano un modo di vivere. «Altro che gli auguri con i messaggini del cellulare – sorride – io lo porto con me quell’aggeggio, ma tanto è sempre scarico».

Pinaroli dice una frase che si stenta a comprendere, sorride dei confusi volti circostanti per poi chiarire che è il dialetto della sua terra, con influssi cimbrici. «Attento alla mia pallina» significa, che furono tra le ultime parole rivolte a Rigoni Stern prima della sua morte, nel 2008, con riferimento al gioco che facevano da bambini con le palline di sasso e marmo. E proprio parlando di morte, Pinaroli ti enuclea parte della suo modo di intendere la vita ricorrendo a un aneddoto riguardate lo scrittore della sua terra. «Sotto il profilo politico – spiega – Mario era di sinistra. Durante la Seconda Guerra Mondiale aveva combattuto insieme a un altro alpino di Asiago, che però coltivava idee di destra. Quando tornarono a casa, uno ebbe successo come scrittore, l’altro condusse un’esistenza per così dire più normale. Ebbene, poco tempo dopo la morte di Mario se ne andò anche l’altro alpino e loro due, che mai ebbero un grande feeling su questa terra, si trovano ora uno al fianco dell’altro nel cimitero di Asiago, ciascuno con il suo cappello di alpino. Alla fine dei giorni si è tutti uguali. Questa è la vita».

E ancora un po’ di politica, come quando Renzo, fratello di Giuseppe, fu eletto sindaco di Asiago nelle fila dell’allora Democrazia Cristiana. Con un Rigoni Stern alquanto diffidente: «Attento Renzo, stai attento ai tuoi amici».

Poi Pinaroli versa un po’ di vino e pesca nella sacca, mentre dell’altro tavolo salgono i primi cori del pomeriggio ritmati dalla pioggia che bacchetta le tende. «Questa è una grande cosa» ed estrae una fotografia del 6 settembre 1920. Un’immagine che è stata all’epoca sulla prima pagina della Domenica del Corriere e che sul tavolo campeggia nella versione originale. Bianco e nero, un po’ sgranata, raffigura la messa celebrata sul Monte Ortigara, con la dicitura “l’altura più sacra degli avvenimenti che furono”. Qui, su questa montagna, nel giugno del 1917 ben 400.000 soldati dell’esercito italiano e austriaco si fronteggiarono con innumerevoli perdite. E sempre qui, come testimonia la foto che nelle mani rigiro con sommo rispetto, si tenne la prima adunata nazionale spontanea degli alpini in quel settembre 1920.
«Su questa montagna – ricorda Pinaroli – con Mario ci andai in elicottero nel 2006 durante l’adunata che si tenne ad Asiago. Asiago-Monte Ortigara in soli quattro minuti, un record direi» sorride, lui che è abitituato a ben altri mezzi. I piedi, le camminate. «Una delle più belle che ho mai compiuto – prosegue – è quella che nei boschi ho fatto proprio con Rigoni Stern. Che gran camminatore che era! D’altronde era un uomo che stava volentieri in mezzo alle altre persone, ma anche e soprattutto in mezzo alla natura. Quando il suo editore lo invitò ad andare a vivere a Milano, ci andò sì, ma resistette un giorno soltanto. Altro che città…».

Una famiglia di una volta. «Di quelle belle» così descrive le famiglie, non solo quella di Rigoni Stern, ma quelle della sua terra. Un posto dove la tradizione ha ancora un suo posto e dove le sorprese sono sempre gradite. Come quella del signor Vittorio, non alpino ma loro amico, residente a Piacenza ma originario di Asiago, che mentre noi stiamo per alzarci scopre tra le tavolate della cittadella piacentina un cugino che non sapeva di avere. Due bicchieri e già ti parlano della processione che si compie tutti gli anni ad Asiago, ogni 40 giorni dopo Pasqua, che commemora le vittime della peste dell’altopiano del 1420. Perché la memoria, da quelle parti, ha un significato che si tocca con mano.

Filippo Lezoli (con la collaborazione di Giacomo Spotti)

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