Monsignor Ambrosio agli alpini: “Vi accogliamo con affetto e stima” foto

Messa in Cattedrale in occasione dell'adunata

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Oggi pomeriggio, nella cattedrale di Piacenza, il vescovo mons. Gianni Ambrosio, in occasione  dell’adunata nazionale in corso in città, ha presieduto la celebrazione di una S. Messa in suffragio di tutti gli alpini che “sono andati avanti”. Con il Vescovo hanno concelebrato i cappellani dell’ANA; presente anche una rappresentanza degli alpini in servizio.
 
Introducendo il rito mons. Vescovo ha sottolineato come gli alpini si siano meritati la stima e l’affetto della popolazione; ha ringraziato inoltre i presenti per aver portato nella cattedrale piacentina l’altare da campo che fu del beato don Secondo Pollo, sacerdote di Vercelli e cappellano degli alpini.
 
L’OMELIA DEL VESCOVO AMBROSIO
 
Gentili Autorità, carissimi Alpini,

1. Vi saluto con gioia a nome di tutta la comunità cristiana della diocesi di Piacenza-Bobbio. La città di Piacenza e l’intera provincia vi accolgono con affetto e con stima. E soprattutto con grande riconoscenza. Una riconoscenza resa ancor più viva dalla tragedia del terremoto che ha sconvolto questa Regione: abbiamo visto il servizio che avete svolto qui in Emilia Romagna, in luoghi vicini a noi. Voi siete andati subito incontro alle persone per assisterle nel momento acuto dell’emergenza e avete poi proseguito il vostro servizio nella gestione dei campi o nella costruzione di scuole, di palestre, di chiese. Sappiamo che lo spirito di servizio e la pronta solidarietà sono da sempre la vostra caratteristica e il vostro stile. Ma la nostra riconoscenza è più sentita perché abbiamo potuto toccare con mano la vostra pronta dedizione. 
Esprimiamo il nostro grazie nel grande “rendimento di grazie” a Dio che è la santa Eucaristia che stiamo celebrando in questa maestosa Cattedrale. Lodando e ringraziando Dio per tutti i suoi doni, invochiamo la benedizione del Signore sulla vostra Adunata e sulla grande famiglia degli alpini. Ricordiamo tutti i vostri cari familiari, coloro che svolgono l’arduo compito di promuovere la pace in varie parti del mondo, tutti gli alpini che sono “andati avanti”, in particolare quelli che hanno versato il loro sangue per la Patria e per le missioni di pace nel mondo. 

2. La Parola di Dio narra l’avvenimento che noi celebriamo oggi, festa dell’ascensione al cielo del Signore. “Fu elevato in alto”, dice la prima lettura degli Atti degli Apostoli, mentre il Vangelo di Luca dice: “Veniva portato su, in cielo”. Cristo risorto sale al cielo con la sua umanità: il mistero della Pasqua arriva al suo culmine. Gesù Cristo passa dalla croce e dall’oscurità del sepolcro alla luce della risurrezione e alla piena glorificazione nel mistero dell’amore di Dio. Il Signore Gesù, dopo aver condiviso la nostra vita umana per rendere noi partecipi della sua vita divina, apre per noi la porta del cielo. 
La festa che oggi celebriamo è luce e speranza per tutti noi. Il nostro cammino è illuminato, il nostro destino non è il nulla ma è la vita con Dio, la vita eterna. Questa è la verità della nostra vita alla luce dell’amore di Dio che si è rivelato nel Signore Gesù. Con la sua incarnazione, il Figlio di Dio si è unito alla nostra umanità e la sua Pasqua di risurrezione è anche la nostra Pasqua: ciò che è accaduto a Lui è destinato ad accadere anche a noi, il cielo si è aperto per Lui, il cielo è aperto per tutti noi. 
La nostra storia umana può apparire oscura, dominata dal caso o dall’arbitrio. Ma i nostri occhi possono guarire e possono vedere, nella luce della fede in Cristo Gesù, la meta verso cui siamo diretti, la vita nella comunione con Dio. Siamo chiamati a camminare guardando avanti, siamo chiamati a camminare aiutandoci perché le forze non vengano meno e la speranza ci sostenga. 

3. Carissimi Alpini, vi ringrazio di cuore per l’altare da campo che avete portato qui, nella Cattedrale, del beato Secondo Pollo, sacerdote di Vercelli, cappellano degli Alpini, martire della carità. Come sanno bene gli Alpini di Vercelli, il giovane prete Secondo Pollo, per non lasciare soli i suoi giovani che partivano per il fronte, decise di arruolarsi e diventò appellano degli Alpini. Il 26 dicembre 1941, durante la battaglia a Dragali, nel Montenegro, don Secondo accorse per portare soccorso ad un alpino gravemente ferito. Venne lui stesso colpito da una pallottola che gli recise l’arteria femorale. Morì dissanguato, come uno che ha donato tutto. Aveva 33 anni. Lo vogliamo ricordare e pregare, insieme al beato don Carlo Gnocchi, anch’egli pieno di amore per Dio e pieno di amore per i giovani. 
Sono esempi che hanno raggiunto vette elevate di fede, di generosità e di donazione. Sono Alpini che rendono ancora più bella la vostra storia, una storia ricca di valori improntati alla solidarietà, al servizio e al sacrificio. In ogni occasione gli Alpini sono stati “buoni samaritani” pronti ad aiutare con amore il prossimo, capaci di favorire rapporti significativi di pace, di collaborazione, di rispetto, superando le contrapposizioni che ci rendono poveri, scontenti, divisi, lacerati. Cari Alpini, vi invito a continuare questa storia grande e generosa, alzando lo sguardo verso il cielo, verso Dio e guardando avanti. Siate, cari Alpini, la parte viva del nostro popolo italiano che ha urgente bisogno di ritrovare la solidarietà, la collaborazione, l’impegno vero per il bene comune. Siate testimoni di fede e di speranza con la vostra dedizione, con il vostro spirito di sacrificio. 
Invoco su di voi la protezione della Vergine Maria, che qui in Cattedrale veneriamo come Madonna del Popolo e vi auguro, per il bene della nostra società, che rimaniate nella tradizione della fede cristiana che ha al suo centro l’uomo, l’amore per i fratelli, la concordia, la pace. Amen
                                                                                                    +Gianni Ambrosio, vescovo
 

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