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Riduzione costo del denaro: più liquidità per famiglie ed imprese?

Da una ricerca svolta dal Centro Studi della CGIA Mestre risulta che la riduzione del TUS (Tasso Ufficiale di Sconto) di 0,25 punti, voluta dalla BCE, comporterà una riduzione degli interessi sui mutui per un risparmio di circa 3,6 miliardi di euro l’anno: 2,4 miliardi di euro sulle imprese e 1,2 miliardi di euro sulle famiglie.  

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Da una ricerca svolta dal Centro Studi della CGIA Mestre (www.cgiamestre.com) risulta che la riduzione del TUS (Tasso Ufficiale di Sconto) di 0,25 punti, voluta dalla BCE, comporterà una riduzione degli interessi sui mutui per un risparmio di circa 3,6 miliardi di euro l’anno: 2,4 miliardi di euro sulle imprese e 1,2 miliardi di euro sulle famiglie.  
Il livello di indebitamento delle nostre imprese nei confronti del sistema bancario italiano ammonta circa a 958 miliardi di euro (pari al 44% del PIL),  la riduzione del TUS consentirà una riduzione della spesa media annua per impresa pari a 461 euro.

Saranno soprattutto le imprese del nord Italia (Lombardia, Trentino ed Emilia Romagna in particolare), ad avere i maggiori vantaggi, con un risparmio annuo per impresa pari a 796 euro.

Per le famiglie il beneficio medio annuo stimato si aggira attorno ai 49 euro per famiglia, considerando che il debito complessivo nei confronti delle banche ammonta a circa 499,1 miliardi di euro (pari al 23% del PIL).

“E’ bene precisare – spiega Giuseppe Bortolussi, segretario generale di CGIA Mestre – che la riduzione del tasso di interesse stabilito dalla Banca centrale europea potrebbe non tramutarsi in una corrispondente contrazione del  costo del denaro nel nostro Paese. Pertanto, i risparmi in capo alle famiglie alle aziende da noi calcolati potrebbero essere sovrastimati.”

Si tratta pertanto di una “ipotesi” di riduzione del costo del danaro.

La domanda che giunge spontanea è la seguente: la BCE riduce il costo del danaro per concedere, immaginiamo, un po’ di ossigeno alle famiglie ed alle imprese ormai vessate da un “Sistema” (con la S maiuscola), che di fatto non ne tutela gli interessi … anzi … e di conseguenza per dare slancio all’economia, ad esempio, con la ripresa dei consumi. Perché allora le banche hanno la possibilità di scegliere se concedere tale beneficio ai clienti (famiglie ed imprese) piuttosto che ai propri azionisti?

Domanda retorica : hanno così tanto potere le banche (italiane)?

Il nostro governo si sta arrabattando per trovare risorse finanziarie per ridurre il peso fiscale su famiglie ed imprese e per rilanciare l’economia, ed una scelta della BCE, che ridurrebbe la spesa annua degli italiani, è di fatto “delegata” al sistema bancario. Com’è possibile?

Insomma, non c’è scampo. Abbiamo messo in piedi un sistema che ci si sta ritorcendo contro. Abbiamo pensato per molti anni di aver costruito il migliore modello sociale possibile. Certo, per predatori e speculatori senz’altro, che ci hanno raccontato per anni una storia. Ormai questa storia non ci piace più. Quindi che cosa ci rimane da fare? Semplice: continuare ad indebitarci per sostenere questo meraviglioso modello, che ci impone, a norma di legge, di sostituire l’automobile ogni 4 anni, di costruire continuamente immobili che rimarranno invenduti, di spendere più di quello che guadagniamo, e quindi di continuare a sostenere un modello sempre più banco centrico.

Fonti dei dati: Infocamere, Istat e Banca d’Italia.

Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

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