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“Gioco patologico, a Piacenza stesso numero di casi dell’alcolismo” foto

A dirlo Maurizio Avanzi, medico e responsabile cura del gioco patologico dell’Asl di Piacenza, che ha inquadrato la situazione nel Piacentino nel corso del convegno “Col gioco non si scherza” organizzato dall’ex parlamentare Massimo Polledri

«Il gioco d’azzardo è una dipendenza e come tale va trattata, uno Stato biscazziere non può continuare ad arricchirsi alle spalle dei cittadini». Breve ma chiaro l’ex parlamentare ed esponente della Lega Nord Massimo Polledri, organizzatore in Sant’Ilario del convegno “Col gioco non si scherza”, incentrato sul tema del gioco d’azzardo e delle ludopatie e realizzato con la collaborazione dell’Associazione culturale Progetto e Tradizioni e con il patrocinio della Provincia di Piacenza.

Moderato dal giornalista Ippolito Negri, dopo gli interventi dell’assessore al Sostegno alle Famiglie Giovanna Palladini e del sindaco di Caorso Fabio Callori, con le parole di Maurizio Avanzi, medico e responsabile cura del gioco patologico dell’Asl di Piacenza, si è inquadrata la situazione nel Piacentino. «Da noi i casi legati al gioco d’azzardo patologico sono numericamente pari a quelli degli alcolisti che ci chiedono aiuto. Non parlo volentieri di numeri perché sono pochi rispetto alla realtà. La gente si vergogna, solo in parte viene da noi e solo dopo avere provato a risolvere il problema da soli, arriva però quando la situazione economica è ormai drammatica. E l’alternativa è il suicidio. L’identikit del giocatore è una persona come noi tutti che pensava di non cascarci e si è avvicinata a un gioco al quale qualche volta vince, ma che porta perdite economiche ingenti. E soprattutto è una persona che si avvicina a un gioco, in cui nulla conta l’abilità, dal quale non riesce più a uscire. Per farlo il percorso è lungo, almeno un anno per chi ha pochi problemi, per gli altri diversi anni. Negli ultimi dodici mesi nel nostro territorio abbiamo dimesso 4 pazienti».

Daniela Capitanucci, psicoterapeuta e presidente onorario dell’Associazoine And (Azzardo e nuove dipendenze), parla di passo avanti nella lotta al gioco d’azzardo, ma un passo fuori strada. «L’errore fatto è che la colpa non è, come si dice, del giocatore, occorrono scelte radicali nella stanza dei bottoni. Le vittime dimenticate del gioco d’azzardo eccessivo sono i familiari, che pagano per lungo tempo uno stato traumatico e di incertezza che si riverbera su di loro non solo sotto il profilo psicologico, ma anche fisico. Problemi che durano anche quando l’azzardo del componente della famiglia è cessato. Con la crisi poi aumentano i casi perché le persone si illudono di superare i loro problemi giocando. E di questo ne è complice anche la pubblicità». Doveva essere presente anche l’onorevole Paola Binetti, assente però per impegni parlamentari, con la quale si è cercato un collegamento telefonico.

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