Il 18 giugno la commemorazione di Padre Antonino Magnani

Nato a Piacenza il 27 maggio 1921 fu medico, frate minore francescano, sacerdote.  Dedicò la sua vita alla cura ed al recupero dei lebbrosi in Papua Nuova Guinea, nel lebbrosario di Aitape, impegnandosi senza risparmiare energie, neppure quando era ammalato, fino alla morte avvenuta il 18 giugno 1976

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Anche quest’anno, secondo una tradizione consolidata, Padre Antonino Magnani sarà ricordato, in occasione del 37 anno della sua morte, dai membri dell’associazione che porta il suo nome e si occupa di adozioni a distanza e sostegno in Kenya ed in India, con l’intenzione di offrire la possibilità di accedere all’istruzione e quindi di sperare in un futuro migliore ai popoli più poveri e spesso abbandonati a se stessi.

La commemorazione avrà inizio martedì 18 giugno alle ore 20,30 con la deposizione di un mazzo di fiori presso la casa natale del frate, in via Taverna 137, sotto la lapide posta dal Comune, e proseguirà con una riunione dei membri del consiglio, recentemente rinnovato, presso la casa delle associazioni in via Musso, per programmare le altre iniziative del 2013.

Padre Antonino Magnani incarna quegli ideali di solidarietà, amore gratuito, attenzione agli ultimi che oggi Papa Francesco raccomanda a tutti gli uomini ed ai cristiani in modo particolare. Nato a Piacenza il 27 maggio 1921 fu medico, frate minore francescano, sacerdote.  Dedicò la sua vita alla cura ed al recupero dei lebbrosi in Papua Nuova Guinea, nel lebbrosario di Aitape, impegnandosi senza risparmiare energie, neppure quando era ammalato, fino alla morte avvenuta il 18 giugno 1976.
Nella missione aveva creato laboratori per i lebbrosi, negozi per la vendita dei prodotti realizzati, un complesso musicale composto dai lebbrosi che curava(la “Leproband”) e un villaggio della carità per accogliere i lebbrosi guariti ma ancora bisognosi di cure.

Le sue parole,  meglio di ogni altra considerazione, riflettono il suo ideale e il suo stile di vita: “Giocondo è donare amore per amore. E  non vi è maggior consolazione che essere strumento di salvezza per gli altri”. …….”.” “E’ oggi più che mai importante – spiega l’associazione – tenere vivo il ricordo di questo umile, ma straordinario uomo di fede,  una fede vissuta  nel quotidiano, testimoniata  con l’impegno e il dono della propria vita, perché sono persone come queste che ci aiutano a credere che costruire un futuro migliore, correggere le ingiustizie sociali, tendere una mano ai più poveri è davvero possibile”.

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