La Provincia “vende” le partecipate. Approvato il bilancio 2013 foto

Ok al Bilancio dal Consiglio provinciale. A favore solo la maggioranza. Al via la vendita delle quote di via Garibaldi in Seta, Piacenza Expo e Centropadane.

“Nell’incertezza attuale e in attesa di conoscere quanti fondi arriveranno dalla Regione e quanto inciderà il Patto di stabilità l’unica strada per la Provincia di Piacenza è l’alienazione delle quote nelle società partecipate”. Così il presidente dell’ente di via Garibaldi Massimo Trespidi, che ieri pomeriggio, davanti al Consiglio Provinciale ha esposto il Bilancio Preventivo 2013. “Al momento non sappiamo ancora quale sarà il futuro dell’ente: forse un’abolizione completa”. La vendita delle quote di Seta, Piacenza Expo e Centropadane “consente di rispettare i vincoli del patto di stabilità, spiega Trespidi, e di garantire gli stipendi ai dipendenti dal 2013 al 2015, e di prevedere interventi di edilizia scolastica per sei milioni di euro”. Il provvedimento è stato approvato in tarda serata, dopo oltre sei ore di dibattito, con i soli voti favorevoli della maggioranza. Approvati dunque anche gli atti propedeutici alla vendita delle quote della Provincia nelle società partecipate.

Il dibattito.

 
La vendita di Seta.  La società di trasporto pubblico è operativa dal 2012 e nel corso dell’ultima assemblea dei soci Pietro Orodici, il presidente, ha dichiarato che sussiste una perdita di 3,6 milioni di euro. “Quando si è decisa la fusione tra Piacenza, Reggio Emilia e Modena la Regione aveva annunciato sarebbe stato l’esordio della società unica regionale. Tempi Agenzia – ha affermato Trespidi – è la società su cui puntare perché si occupa di pianificazione”.
Critica la minoranza. “Il valore delle quote è addirittura inferiore al contributo versato annualmente – ha affermato Marco Bergonzi capogruppo Pd – e la vendita non ci esime dall’impegno economico. Il momento di vendere non è questo, ma era al momento della fusione”.

D’accordo sulla alienazione la Lega Nord con Thomas Pagani. Mentre Paolo Sckokai (Pd) ha sottolineato le motivazioni dietro alla vendita. “Si dice che non sono più quote strategiche, ma non condivido queste affermazioni. Basti ricordare le polemiche sui disservizi e sul nostro ruolo”.

“Il problema vero – ha ribattuto Trespidi – è se vogliamo rimanere dentro o no al Patto di stabilità: per questo si fanno le alienazioni delle quote nelle società partecipate. Se la minoranza ha delle soluzioni alternative lo dica, altrimenti resta solo questa ipotesi. Stare nel Patto di stabilità ci permette di mantenere la funzionalità dell’ente: uscirne significa dover restituire molti fondi allo Stato, bloccare il bilancio e tutti i cantieri, non pagare più gli stipendi ai dipendenti”.

Il presidente della Provincia ha poi ricordato i momenti della nascita di Seta. “La Regione voleva fare un’aggregazione tra trasporto su ferro e su gomma, per dare valore alla società: la Regione si era impegnata a versare fondi, ma è restata a metà del guado. Per tutelare il territorio rimane Tempi Agenzia, contrattando con Seta il trasporto. A fine settembre avremo qualche risposta in più e forse non avremo necessità di questa operazione, ma di fronte alla Corte dei Conti o siamo in grado di dimostrare che abbiamo fatto tutto per restare nel Patto di stabilità o siamo chiamati a risponderne”.

Boiardi ha ricordato le dimissioni dell’ex assessore Paolo Passoni. “Ecco le motivazioni: non se la sentiva di portare un simile bilancio, anche perché non si ha certezza che si riuscirebbe a vendere queste quote”. I consiglieri di maggioranza hanno difeso il provvedimento. “Purtroppo non ci sono altre strade – ha dichiatato Cattanei del Pdl – vedremo a settembre se sarà necessario proseguire”.

A favore dell’alienazione delle quote di Seta si sono espressi i consiglieri di maggioranza (Pdl, Fratelli d’Italia, Udc e Bruno Ferrari del Misto), contro la minoranza (Pd, Nuovo Ulivo, Idv e Giampaolo Speroni del Misto).

Dopo l’approvazione dell’alienazione delle quote di Seta, si passa a quelle di Piacenza Expo. Tocca ancora al presidente Trespidi illustrare le motivazioni del provvedimento.

“Il bilancio di Pc Expo – spiega – oscilla tra gli anni in cui c’è un sostanziale pareggio, e sono quelli in cui viene ospitata la manifestazione Geofluid, e anni in cui c’è una perdita tra i 300mila e i 400mila euro. Sappiamo inoltre che la Regione emilia Romagna ha in programma un riordino degli enti fiera, con la creazione di tre poli, e Pc Expo dovrebbe essere accorpata a Parma. Alcuni dicono che il nostro ente fieristico può essere il braccio operativo in vista di Expo 2015. Può anche essere vero, io credo però – dice il presidente Trespidi – che si potrebbe seguire l’esempio di Brescia, dove è stata costituita una società temporanea di scopo, con termine al 31 dicembre 2015, di cui fanno parte Comune, Provincia, università, categorie produttive. Io credo sia questa la strada da seguire”.

Marco Bergonzi, capogruppo del Pd, non è d’accordo. “E’ vero, la nostra è una piccola partecipazione. Ma ha un senso: quello di stabilire un legame con il territorio. Non capisco perché, se la Provincia è un ente in via di dismissione, non venga prevista anche la vendita della sede principale – osserva -. Vorrei poi che mi venisse spiegato perché, con il mancato rispetto del patto di stabilità, gli stipendi dei lavoratori dovrebbero essere a rischio”. Si tratta di un’ipotesi possibile, spiega il dirigente Marco Vignati, in base alla quota di sforamento rispetto al patto di stabilità.

Interviene il consigliere Pdl Giovanni Cattanei, ricordando la proposta avanzata dal presidente per la costituzione di una società di scopo, invitando la minoranza ad esprimersi in merito. La proposta viene poi approvata, con i voti compatti della maggioranza. 

Il presidente Trespidi illustra poi il piano di cessione delle partecipazioni in Centropadane, società che gestisce il tratto autostradale tra Piacenza e Brescia. Una concessione scaduta due anni fa e con la proroga di 24 mesi concessa in dirittura d’arrivo. Proprio oggi, spiega Trespidi, è in corso la riunione dei soci di Centropadane, per fare il punto della situazione. “Il bilancio vede un attivo modesto, con una riduzione del 7,1 per cento del traffico, soprattutto quello pesante, dovuto alla crisi, parzialmente compensato da un aumento del pedaggio del 5,6 per cento. La società ha già in mano la gestione della tratta tra Cremona e Mantova, la cosiddetta autostrada Stradivari, e questo ne sposterà l’asse di interesse. La situazione di stallo per quanto riguarda la concessione prospetta una ricapitalizzazione della società, onere che spetta ai soci e quindi anche a noi”.

“Il quadro prospettato dovrebbe far riflettere – dice Gianluigi Boiardi del Nuovo Ulivo – stiamo parlando dell’azienda più importante tra quelle partecipate dalla Provincia di Piacenza, una realtà che ha in cantiere opere da un miliardo di euro. E’ una società che rappresenta una cassaforte, se proprio dobbiamo vendere, che almeno sia solo una parte e non tutte le quote”.

“Qui stiamo svendendo il patrimonio pubblico – continua Luigi Gazzola dell’Idv – e perché? Per paura di questo moloch rappresentato dal patto di stabilità? In un recente referendum, che pure riguardava l’acqua, i cittadini si sono espressi contro la privatizzazione di beni pubblici. Qui invece stiamo andando in un’altra direzione. Se dobbiamo rinunciare al nostro compito di istituzioni, per rispettare il vincolo del patto di stabilità, allora facciamo guidare la Provincia da un commissario. Capisco ancora di più la scelta di Passoni. Inoltre, per quello che mi ricordo del bilancio (è stato assessore del Comune di Piacenza, ndr), non credo che il ricavato delle alienazioni possa essere inserito in spesa corrente, e quindi essere utilizzato per pagare gli stipendi dei dipendenti”.

Francesco Marcotti (Pdl) contesta le posizioni dei consiglieri di minoranza. “In questi anni non ho visto da parte di Centropadane – dice – questi grandi investimenti. Io ho visto molta carta. Per quanto riguarda la concessione e la proroga, la partita è in mano allo Stato, neanche più ad Anas. Sono favorevole alla cessione delle quote”.

“Lo Stato invece – aggiunge Luigi Francesconi dell’Udc – dovrebbe spogliarsi delle proprietà non indispensabili, invece di mantenerle. Oggi con le casse vuote che ci sono è necessario tornare con i piedi per terra: tutti gli enti devono dismettere le proprietà non indispensabili. Rispetto all’assessore Passoni, io lo capisco, ma non mi sarei dimesso: bisogna governare anche quando i tempi sono difficili”.

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