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L’Appennino Festival apre con un omaggio alla musica sarda

Sabato 29 giugno a Bettola alle 18 è in programma la presentazione del libro "Launeddas, il suono di una vita" di Dante Tangianu e alle 21 "Sonos e ballon de Sardigna" con gli Ittiri Cannedu e i Tenores Tilariga Bultei, che domenica 30 si esibiranno alle 16 anche a Calenzano di Bettola

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Si apre con un omaggio al ricco e prezioso patrimonio musicale della Sardegna l’edizione 2013 dell’Appennino Festival, promosso da Regione Emilia Romagna, Provincia di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano, Uppennino Festival e altri sponsor privati sotto la direzione artistica di Maddalena Scagnelli: sabato 29 infatti nel delizioso borgo di Bettola, in Valnure, è in programma la presentazione del libro “Launeddas, il suono di una vita” di Dante Tangianu e alle 21 l’esibizione “Sonos e ballon de Sardigna” degli Ittiri Cannedu e dei Tenores Tilariga Bultei. Proprio questi ultimi si esibiranno anche domenica 30 giugno, nella suggestiva cornice di Calenzano di Bettola alle 16, mentre alle 19 è prevista la cena musicale itinerante nelle frazioni con l’accompagnamento di piffero e fisarmonica. Entrambi gli appuntamenti sono organizzati in collaborazione con il Gremio Sardo di Piacenza, Fasi e Regione Sardegna.

Non è un caso che la kermesse, che da oltre un decennio punta principalmente alla valorizzazione dei repertori musicali delle Quattro Province e dei luoghi ormai sconosciuti in cui essi sono nati e proliferati, inizi proprio con un omaggio a una delle regioni in cui la musica tradizionale trova ancora oggi un’espressione non solo particolarmente viva, ma anche decisamente variegata: diversamente distribuite sul territorio sardo si hanno infatti molteplici espressioni di musica vocale sia monodiche che polifoniche, strumentale con l’uso di strumenti caratteristici come le launeddas, l’organetto e la chitarra e di forme di canto con accompagnamento strumentale.
Venendo agli specifici appuntamenti e ai loro protagonisti, Dante Tangianu non è solamente un suonatore di launeddas, ma ne è anche il costruttore e il suo racconto parte proprio dalla raccolta delle canne e dalla costruzione dello strumento: laureato in scienze politiche e ora generale dell’Esercito in pensione, lo studioso divide il suo tempo tra Cagliari ed Alghero, dedicando all’antico strumento studio e impegno.

Per quanto riguarda invece gli Ittiri Cannedu, l’associazione è nata all’inizio degli anni Settanta con l’obiettivo di effettuare una ricerca sulle danze popolari, sugli strumenti musicali utilizzati per accompagnare i balli e infine sulle tecniche di ballo vere e proprie: oltre ai balli a diffusione regionale, gli Ittiri Cannedu esegue quelli propri del centro di provenienza fra i quali i più importanti sono rappresentati dalla variante locale de Sa logudoresa a boghe e chiterra con accompagnamento di chitarra e voce solista, da Sa dansa, ballo di corteggiamento accompagnato dall’organetto e da Sa ittiresa seria, versione locale del ballo tondo che può essere accompagnata, oltre che dall’organetto diatonico, dal piffero (pipiriolu) o dallo strumento a fiato – stretto parente delle più note launeddas – conosciuto come sas benas.


I Tenores Tilariga Bultei
invece proporranno una silloge di brani eseguiti con la tecnica del “canto a tenore”: si tratta di uno stile corale di grande importanza che è espressione artistica di matrice originale e autoctona, oltre che sociale del mondo agro-pastorale: proprio per questo motivo il “canto a tenore” è stato inserito dall’Unesco tra i Patrimoni orali e immateriali dell’umanità e considerato Patrimonio intangibile dell’umanità.

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