Piscina addio? Don Chisciotte sul tema degli impianti sportivi LA PUNTATA

Un anno di successi per lo sport piacentino che si scontra con l’inadeguatezza degli impianti sportivi. Quella di quest’anno è stata una stagione da incorniciare per volley femminile, maschile, calcio e pallanuoto

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Uno scudetto nel volley femminile, una finale persa nella pallavolo maschile, la promozione della pallanuoto in serie B, la risalita nel calcio con il Piacenza che aggancia il Pro in D. Il 2013 è stato un altro anno di successi per lo sport piacentino. Frutto di una seria programmazione da parte delle società. Vince chi investe, ma soprattutto chi sa programmare. Una regola semplice che non sembra trovare invece applicazione tra chi amministra e pianifica la città. Nel 2012 la classifica del Sole 24Ore alla voce indice di sportività collocava Piacenza al 31° posto. C’é chi sta peggio, si potrebbe dire, ma qualche elemento di criticità c’è e ciclicamente affiora.

Un anno di successi per lo sport piacentino che si scontra con l’inadeguatezza degli impianti sportivi. Quella di quest’anno è stata una stagione da incorniciare per volley femminile, maschile, calcio e pallanuoto. Vittorie frutto di investimenti di società che hanno creduto nel valore delle persone e dello sport. Ma chi amministra la città sa pianificare il futuro anche dal punto di vista dell’impiantistica sportiva?

Dopo la posa simbolica della prima pietra per la nuova piscina olimpionica, oggi il progetto che fine ha fatto? La convenzione per l’utilizzo del Palabanca è stato rinnovato per altri tre anni. E gli altri palazzetti, Palanguissola e fratelli Alberici, soffrono di carenze dal punto di vista strutturale.

Don Chisciotte si è occupato dell’impiantistica sportiva a Piacenza, quali sono le prospettive per il futuro e come fino ad ora sono state concepite e realizzate le strutture che ospitano gli sport. Ospiti l’architetto Giuseppe Baracchi e Guido Molinaroli, patron del Copra Elior vicecampione di’Italia nel volley.  

Prendiamo l’esempio della pallanuoto. Un esempio virtuoso quello della Rari Nantes targata Everest che dopo anni di assalti mancati di un soffio ha compiuto il meritato salto in serie B. Ma gli appassionati dovranno rassegnarsi a vivere il prossimo campionato in perenne esodo a Cremona. In città non c’è una vasca idonea a ospitare la serie B. Alla Madonnina si è rimasti alla prima posa della pietra e dell’ambizioso progetto di piscina olimpionica coperta che tante polemiche aveva sollevato è rimasta solo la carta un po’ sdrucita. Un investimento da nove milioni di euro sgretolato dalla crisi che nel frattempo ha investito la cooperativa piacentina Indacoo e la veneta Padova Nuoto incaricati della realizzazione e della gestione.

Abbiamo contattato la Padova Nuoto, ma non abbiamo ottenuto risposte. Oggi c’é chi rimpiange il progetto di far sorgere la piscina coperta al Parco di Montecucco, splendida oasi verde che meriterebbe maggiore attenzione da parte dei piacentini sostenitori del verde. Ma oggi è tardi e si sottolinea ancora una volta il vizio dell’intervento tampone. Prendiamo il caso Palabanca, uno dei primi esempi di project financing, di partnership pubblico privato. Sorto sulla spinta dei successi del Copra Volley il prossimo anno avrebbe visto la naturale scadenza della convenzione. La deroga è arrivata fino al 2017, ma i dubbi restano insieme a quel 2014 indicato in più di un’occasione da Guido Molinaroli anche come termine dell’impegno nella pallavolo maschile. Restano per fortuna le ragazze neo campionesse d’Italia della Rebecchi Nordmeccanica, ma resta anche una struttura già segnata dal tempo. Come il vecchio palazzetto di via Alberici che qualcuno vedrebbe bene riconvertito a campus per gli studenti del vicino complesso scolastico. O come il sempreverde Pala Anguissola al Polisportivo che negli ultimi anni ha subito ogni sorta di lifting rappresentando sempre una valida toppa per i tanti buchi da riempire. Di soldi ne sono stati spesi tanti, forse troppi e inutilmente. E adesso che scarseggiano ci si rende conto che, per dirla alla Bartali, uno che di sport se ne intendeva davvero, l’è tutto da rifare.

Manca l’unità di intenti. Lo dice Stefano Gatti, l’imprenditore dell’acciaio che insieme al fratello ha preso in mano il Piacenza dal fallimento portandolo subito dall’Eccellenza alla serie D. Il club biancorosso ha così raggiunto il Pro e proprio quello del pallone è uno dei principali esempi del principale difetto piacentino. Ognuno fa da sé quando magari si potrebbero ottenere risultati migliori unendo le forze. Un problema non da poco, soprattutto nel momento più difficile dell’economia. Riesce così impossibile e addirittura quasi fuori luogo fare ragionamenti sulla realizzazione di un nuovo stadio. Il Garilli, costruito nel 1969 dall’allora presidente del Piacenza Romagnoli, ampliato grazie a Italia ’90 alla vigilia della prima storica promozione in serie A, è ormai un impianto obsoleto. Parlare di uno stadio nuovo può apparire una bestemmia, ma il futuro del calcio, Juventus docet, è quello degli impianti nuovi, moderni, accoglienti, e soprattutto di proprietà degli stessi club.

La puntata si può rivedere nella web tv di PiacenzaSera.it e su Canalemilia.com

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