“Addormentato con un sonnifero e ucciso”. Movente: il denaro foto

Adriano Casella aveva disperato bisogno di denaro, in particolare per riscattare una prostituta dal suo sfruttatore. Sarebbe questo il contesto nel quale è maturato l’omicidio del padre Francesco il cui corpo senza vita è stato recuperato nei boschi di San Michele di Morfasso

IL MOVENTE, LA RICERCA DI DENARO – Adriano Casella aveva disperato bisogno di denaro, in particolare per riscattare una prostituta, di cui probabilmente si era invaghito, dal suo sfruttatore. Sarebbe questo il contesto nel quale è maturato l’omicidio del padre Francesco, il cui corpo senza vita è stato recuperato lo scorso venerdì nei boschi di San Michele di Morfasso (Piacenza). E poche ore dopo aver ucciso, Adriano Casella, che si è accusato dell’omicidio, ha trattato la cessione per circa 10mila euro di alcuni attrezzi agricoli di proprietà del padre. Un elemento che ha insospettito lo stesso acquirente, da sempre abituato ad avere a che fare direttamente con Casella padre, e gli investigatori.

LA DATA DELL’ASSASSINIO – A fare il punto sulle indagini è stato il Procuratore Salvatore Cappelleri, insieme al pubblico ministero Ornella Chicca e ai carabinieri della compagnia di Fiorenzuola con il capitano Emanuele Leuzzi. Secondo quanto ricostruito l’omicidio si è consumato nella mattinata del 7 luglio (gli stessi vicini di casa hanno affermato di non aver più visto l’anziano proprio dalla mattina di quel giorno), quando Francesco Casella, addormentato con un sonnifero nella cucina della sua abitazione a Sariano di Gropparello, sarebbe stato ucciso dal figlio con un colpo alla testa sparato da una pistola utilizzata per la macellazione degli animali, poi rinvenuta in cantina dai carabinieri del Ris su indicazione dello stesso Adriano.

IL CORPO PER DUE GIORNI IN CASA – Il corpo senza vita di Casella sarebbe quindi rimasto in casa, prima in cucina e successivamente occultato in cantina, fino alla notte tra l’otto ed il nove luglio, quando Adriano, quasi certamente con l’aiuto di un complice, lo avrebbe caricato in auto per poi abbandonarlo nei boschi dove è stato rinvenuto. Solamente la mattina successiva ne sarebbe stata denunciata la scomparsa. Una ricostruzione questa avvalorata da diversi elementi, fra cui alcune tracce ematiche trovate in cucina insieme a quelle di combustione che apparterrebbero alla coperta utilizzata per il trasporto del cadavere.

LA RELAZIONE CON UNA PROSTITUTA – “Il movente dell’omicidio – ha spiegato il procuratore Cappelleri – è da ricercarsi in una ricerca spasmodica di denaro da parte di Adriano Casella. Stiamo compiendo tutti gli accertamenti necessari per comprendere con chiarezza cosa sia accaduto negli ultimi giorni e quale possa essere stato l’elemento scatenante che ha portato al delitto”. In questo senso le indagini proseguono: dalla Procura viene mantenuto il più stretto riserbo, ma l’aver ribadito l’ipotesi di un complice lascia pensare a nuovi possibili sviluppi.

A conferma della sempre più impellente necessità di denaro da parte di Adriano Casella, sembra che l’uomo negli ultimi tempi si fosse adoperato per riscattare una prostituta dallo sfruttatore. Sarebbe questo il motivo che lo aveva portato a rivolgersi in più occasioni ad una banca per chiedere denaro e provare ad ottenere un finanziamento del valore di 15mila euro. Comportamento che aveva insospettito l’istituto di credito tanto da far pervenire una segnalazione ai carabinieri. A seguito dell’intervento dei militari dell’Arma, Adriano aveva presentato poco più di un mese fa una querela contro ignoti per truffa.


L’INTERROGATORIO IN CARCERE – Adriano Casella è stato sentito ieri mattina in carcere per oltre due ore dal gip Gianandrea Bussi. “Ha confermato la versione già resa agli inquirenti – ha spiegato il legale difensore Zaira De Biasi – fornendo ulteriori chiarimenti sull’accaduto”. Al termine dell’interrogatorio il gip ha convalidato il fermo per l’uomo e disposto la custodia in carcere. Sempre ieri è stata eseguita l’autopsia sul corpo della vittima dalla quale sarebbe emerso come ad uccidere il padre Francesco sarebbe stato un chiodo sparato alla testa dell’anziano con una pistola utilizzata per la macellazione degli animali. La vettura di Adriano Casella è stata posta sotto sequestro e verrà analizzata dai Ris per acquisire ulteriori elementi in grado di fare luce sulle circostanze del delitto. La Procura ipotizza il coinvolgimento di altre due persone, una che abbia istigato il reato, e una seconda che abbia aiutato ad occultare il cadavere.

Le indagini, avviate dall’Arma di Fiorenzuola, erano scattate a seguito della denuncia di scomparsa per allontanamento volontario dell’anziano. A seguito dei primi accertamenti gli inquirenti si erano però concentrati sull’ipotesi omicidio, fino al tragico ritrovamento del corpo e la successiva confessione del figlio. 

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