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Biogas a Borgotrebbia, M5S: “Esposto alla Procura”. Sel: “Serviva il confronto”

Un esposto al Procuratore della Repubblica per chiedere lo stop all’avvio dei lavori per l’impianto di biogas di Borgotrebbia. A presentarlo sono i consiglieri del Movimento Cinquestelle

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Un esposto al Procuratore della Repubblica per chiedere lo stop all’avvio dei lavori per l’impianto di biogas di Borgotrebbia. A presentarlo sono i consiglieri del Movimento Cinquestelle del Comune di Piacenza per i dubbi sull’iter amministrativo della pratica e la mancanza di verifiche sull’opera.

Diverse le perplessità inserite nell’esposto inviato oltre che alla Procura, anche al Comune e alla Provincia. “Dalla relazione tecnica presentata in data 20 dicembre 2012 si evidenzia che il generatore dell’impianto all’oggetto indicato assorbirebbe, qualora fosse realizzato, 140 mc/h di biogas mentre il gassificatore ne produrrebbe 180 mc/h; nella relazione non è indicato in che modo vengono utilizzati i rimanenti 40 mc/h.; nella relazione non si fa menzione alcuna in merito al possibile inquinamento ambientale da metalli pesanti e composti organici di sintesi, ad esempio fitofarmaci derivanti dalla lavorazione delle colture e presenti nelle deiezioni animali; risultano violate le norme sull’edificabilità in area protetta dal parco fluviale”. 
“Noi non siamo contro il biogas – hanno spiegato Andrea Gabbiani, Barbara Tarquini e Mirta Quagliaroli – ma contro gli impianti non a chilometri zero, che hanno bisogno di importare il materiale da fuori e soprattutto troppo vicino alle case e in zone pericolose”.

Critiche poi anche alle opposizioni. “Lega, Pdl e Fratelli d’Italia si fanno sentire solo ora, dopo che in Provincia, dove sono maggioranza, hanno dato il via libera all’opera: forse – hanno annotato i consiglieri pentastellati – si tratta dell’avvicinarsi delle prossime elezioni”. 

Il comunicato stampa. Tra i primi sostenitori del neonato comitato contro il biogas a Borgotrebbia, il nostro gruppo politico ha evidenziato i dubbi in merito all’autorizzazione (già rilasciata per altro da tutti gli enti preposti) per la realizzazione di un impianto a Biogas per mano di un imprenditore della zona e, senza voler monopolizzare il comitato, ci siamo messi a disposizione per la raccolta firme oltre che per verificare la relativa documentazione attraverso un accesso agli atti.

Crediamo, al contrario di Fratelli d’Italia, che la battaglia non possa essere solo politica. Siamo convinti che la partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica sia prioritaria e vada incentivata, una partecipazione caratterizzata dall’informazione sui temi dibattuti.

Vogliamo qui esprimere i dubbi che anche il comitato ha evidenziato per amore di conoscenza. Questi impianti nascono per sfruttare liquami e sottoprodotti agricoli, o anche prodotti appositamente coltivati, come il mais, in alcuni casi anche per smaltire rifiuti urbani di natura organica. Sono per lo più grandi e fatti per vendere energia. Attualmente è in atto una vera e propria corsa al biogas agricolo, giustificata dall’inseguimento dei cosiddetti “certificati verdi”. Chi produce energia elettrica avrà diritto, se il suo impianto sarà messo a cantiere entro la fine del 2012 (nel 2013 si cambierà un poco), a vedersi riconosciuto un prezzo di 0,28 centesimi al kilowatt contro gli 0,07 del prezzo di mercato. Così i cittadini pagano due volte l’elettricità. Un impianto da 1 megawatt (il massimo ammissibile per ottenere i certificati verdi) è un investimento di circa 4 milioni di euro ammortizzabile in 3 o 4 anni, che poi darà una rendita netta di un milione di euro all’anno.

Si devono però considerare i problemi constatati dopo la realizzazione di molti di questi impianti: spesso sono maleodoranti e alcuni studi cominciano ad evidenziare come non siano privi di emissioni nocive. Averli a pochi metri da casa può diventare un incubo, anche perchè strutturalmente è difficile che siano sostenibili, per l’enorme quantitativo di alimentazione di cui necessitano per una resa ottimale, così che tra gli svantaggi si rileva l’aumento del traffico pesante per il trasporto della “materia prima”. C’è un forte impatto sul paesaggio e sul consumo di suolo agricolo non solo per l’occupazione dell’impianto, ma più di tutto perché il problema di dover produrre energia per venderla e ammortizzare i costi di costruzione induce gli agricoltori a coltivare cibo per metterlo direttamente nei digestori. Questa forse è la cosa più grave di tutte. È sbagliato da un punto di vista etico, ma anche ecologico. Il mais infatti, che è una delle colture maggiormente utilizzate allo scopo, richiede una quantità di acqua enorme (primo punto critico ambientale), inoltre – non essendo destinato alla nutrizione- è assodato che subisca un dissennato uso di prodotti chimici fertilizzanti e antiparassitari, inquinando i terreni per lunghi periodi di tempo, minandone la stessa fertilità per l’eccessivo sfruttamento attraverso la monocoltura. Per dare l’idea dell’impatto ecologico ed ambientale si pensi che per un impianto da 1 megawatt si devono sacrificare almeno 300 ettari.

E stanno venendo fuori nuovi problemi. Pare che in Germania, leader in Europa per il biogas, affiorino delle perplessità. C’è anche chi ha ipotizzato che le contaminazioni da escherichia coli, che hanno paralizzato il mercato dell’ortofrutta continentale l’anno scorso, fossero state causate dalla diffusione di digestati da biogas non proprio “puliti”. Se gli scarti non rimangono nelle aziende e cominciano a viaggiare, controllarli diventa molto difficile. Per ora nessuno ha smentito queste tesi, ma basti dire che la Svezia, altro Paese all’avanguardia da anni, obbliga a pastorizzare i liquami in ingresso e i concimi in uscita dalle aziende per evitare contaminazioni. Forse non è nemmeno un caso che la Regione Emilia Romagna nelle sue linee guida abbia vietato gli impianti a biogas nei territori dove si produce il Parmigiano Reggiano.

Abbiamo verificato le normative e le autorizzazioni già effettuate, sappiamo che il comitato sta predisponendo il ricorso al TAR, proprio perchè ha evidenziato come sul tema ci sia un dibattito non solo politico ma anche di carattere giuridico. Durante l’incontro avvenuto in settimana a Borgotrebbia alcuni assessori e il Sindaco stesso hanno cercato di tranquillizzare la popolazione circa la sicurezza dell’impianto e la volontà di mantenere fede ai controlli per tutela la zona, in parte si sono deresponsabilizzati per l’accaduto, attribuendolo invece agli uffici comunali competenti che hanno rilasciato l’autorizzazione. Il comitato, non soddisfatto, ha presentato ai relatori una serie di recenti sentenze, che hanno evidenziato l’ambiguità legislativa, portando alla revoca dell’autorizzazione per la realizzazione di impianti simili. La reazione del Sindaco è stata a dir poco curiosa: grazie alle nuove informazioni che ci avete fornito provvederemo ad attuare nuove verifiche. Da non credersi: un Sindaco che ha il compito di vigilare sulla salute dei cittadini scopre dai cittadini nuove informazioni, assessori ignari delle vicende, uffici preposti alle procedure autorizzative e nessuno che controlli la giurisprudenza in merito nonostante il tema sia di grande attualità! Ma come è possibile?

I consiglieri comunali del M5S

IL COMUNICATO STAMPA DI SEL
CENTRALE BIOGAS BORGOTREBBIA, ALTRA OCCASIONE (DI PARTECIPAZIONE) PERSA.

In questo luglio relativamente temperato a Piacenza nel quartiere di Borgotrebbia spicca il problema ‘caldo’ della costruzione di una centrale biogas.
Non entriamo nei dettagli tecnici che certamente verrebbero affrontati meglio da specialisti del settore, ma vogliamo commentare l’ aspetto politico della questione.
Preso atto che i cittadini hanno ormai perso fiducia nella politica e nella classe che la rappresenta (i politici continuano a non capirlo), è evidente che nessuno vuole più qualcuno che decida per se, ancor meno subire decisioni prese da altri.
Con il caso della centrale biogas a Borgotrebbia si apre nuovamente il tema della partecipazione, già sventolato con il PSC in via di adozione, fenomeno antico (polis greca) e recente (moderne Democrazie) e sempre di moda.
In proposito vi è stata una assemblea pubblica in cui, alla presenza dei residenti, l’Amministrazione comunale e i titolari del progetto di centrale biogas, hanno illustrato i contenuti del medesimo chiarendo che non vi saranno ricadute sulla salute dei cittadini né dell’ambiente. Questo passaggio da parte del Comune non era obbligatorio, se ne dà atto, ma esprime tuttavia una mancanza di sensibilità nei confronti dei cittadini i quali si vedono descrivere un progetto, peraltro collocato all’interno del parco del Trebbia che prevede comportamenti virtuosi al suo interno per la tutela delle emergenze naturalistiche ed ambientali, già autorizzato e pronto a partire.
Non era meglio convocare l’incontro prima che l’iter autorizzativo si concludesse? Perché non credere che i procedimenti non sono mera burocrazia e cose ‘da tecnici’, ma frutto di decisioni prima politiche, poi tecniche? Si ha l’impressione che i tecnicismi possano far comodo per non affrontare percorsi partecipativi, certamente più complessi, ma maggiormente garantisti rispetto all’assunzione di scelte condivise.
Sinistra Ecologia e Libertà invita l’Amministrazione comunale a cercare con maggior convinzione il confronto costante con i cittadini prima di assumere decisioni che riguardano l’intera comunità, soprattutto quando queste coinvolgono aspetti importanti quali la salute e il benessere delle persone e dell’ambiente, ancorché antropizzato.
Sappiamo che agire così non è facile, ma è doveroso e l’impegno deve essere bilaterale.
Se la politica deve cercare e gestire la condivisione sui temi comuni con i cittadini, per contro questi ultimi non possono rinunciare a pretendere risposte, proposte alternative, per trovare soluzioni partecipate.
Solo così la democrazia trova la sua vera applicazione e la politica la sua funzione.
Sinistra Ecologia Libertà Piacenza

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