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Biogas, Prc: “Il far west energetico è il prodotto delle liberalizzazioni”

Intervento sull'impianto a biogas di Borgotrebbia a firma del segretario cittadino di Rifondazione Comunista Cesare Maggi

Intervento sull’impianto a biogas di Borgotrebbia a firma del segretario cittadino di Rifondazione Comunista Cesare Maggi

Anche a Rifondazione Comunista non convince l’impianto a biogas che dovrebbe sorgere a Borgotrebbia nonostante – sia ben chiaro – condividiamo con il resto del movimento ambientalista il consenso alla produzione di energia da fonti rinnovabili quali il solare, l’eolico, l’idroelettrico, le biomasse. Eterni scontenti? Bastian contrari a priori? No! Semplicemente oppositori di un modello economico e culturale che mette la ricerca del profitto davanti al diritto alla salute e alla sopravvivenza dell’ecosistema.

Infatti sovente dietro ai progetti di centraline lungo i fiumi, ai parchi eolici, alle coltivazioni in campo di pannelli solari o al biogas non sta il bisogno di una gestione ecologicamente sostenibile delle proprie aziende o attività imprenditoriali, ma l’accaparramento di sovvenzioni e benefici pubblici associati alla ricerca di facili guadagni alla faccia dell’ambiente. Ovviamente il tutto nel pieno rispetto della legalità (quasi sempre), ma all’interno di un sistema normativo che risponde alla bibbia liberista degli “affari” prima di tutto. Il progetto di biogas di Borgotrebbia ci pare proprio rientri in questa casistica.

L’impianto infatti non rappresenta un efficientamento delle normali attività agricole, non recupera gli scarti prodotti nel ciclo produttivo per fornire energia utile all’azienda in questione; al contrario utilizzerà liquami bovini acquistati da altre aziende e colture vegetali dedicate. Insomma ci troviamo innanzi ad una impresa rurale che sfruttando le opportunità del “mercato” si trasforma in un soggetto imprenditoriale che sottrae terreno alle coltivazioni agricole per la produzione di energia.

Il problema è che l’impatto che deriva da tale scelta ricadrà sulle condizioni di vita di una comunità che risiede a poca distanza dall’insediamento e su un territorio, il parco del basso Trebbia, che invece andrebbe tutelato. Ha quindi fatto bene il sindaco Dosi a sospendere l’iter autorizzativo poiché il problema è ora squisitamente politico: vogliamo sostanziare con scelte coerenti di tutela il parco del Trebbia limitando le attività industriali o no? Noi ci auguriamo di si.

Ma se questa situazione di far west energetico, con decine di progetti di centraline che nulla hanno a che vedere con l’energia pulita quanto invece con i furbetti che si accaparrano i “certificati verdi” è possibile, ciò è dovuto intanto ad una mancata programmazione sul piano provinciale, ma soprattutto alle scellerate scelte (ai tempi era ministro P.L. Bersani) in materia di liberalizzazioni.

Tra le pensate ci fu pure quella di massacrare un gioiello industriale quale era ENEL per spezzettarlo e consentire l’ingresso dei privati nel mercato energetico. Quando si sottrae un servizio o un bene comune: l’elettricità piuttosto che l’acqua, il trasporto piuttosto che la scuola, al controllo del pubblico si produce la negazione del diritto dei cittadini ad accedervi per sostituirlo col diritto del gestore privato a fare soldi e questo mal si accompagna con la salute e i parchi.

Per queste ragioni ci battiamo contro il furore ideologico liberista ed il suo modello di sviluppo che concepisce tutto come subalterno al mercato e al profitto; l’ambiente, i diritti, la dignità delle persone non possono e non devono esserlo. Si produca energia da fonti rinnovabili, ma lo si faccia in modo appropriato, non si scriva green economy per leggerla poi come economia di speculazione sulla pelle dei cittadini.

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