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“Dighe e acqua beni comuni”. Piacenza e Genova unite al Brugneto

I rappresentanti di 19 associazioni e comitati del versante ligure e piacentino (circa ottanta persone) si sono dati appuntamento alla diga del Brugneto, per riflettere e discutere della diga, di gestione dell’acqua come bene comune e di nuove strategie da condividere

Genova e Piacenza unite al Brugneto per affermare insieme che l’acqua, le dighe e le infrastrutture del Servizio Idrico Integrato “sono un bene comune a servizio dei bisogni collettivi  e non una merce per arricchire gli azionisti di una SpA”. Nella cornice di una domenica di fine giugno, i rappresentanti di 19 associazioni e comitati del versante ligure e piacentino (circa ottanta persone) si sono dati appuntamento alla diga del Brugneto, per riflettere e discutere della diga, di gestione dell’acqua come bene comune e di nuove strategie da condividere. Da Piacenza sono intervenuti: Il Comitato per l acqua bene comune, Legambiente, No Tube, Fipsas, la Goccia di Bobbio, l’Ass.Ottonese Xxv Aprile, ass.Convivio.

“L’occasione – spiegano i promotori – è stata la commemorazione simbolica dei 10 anni dalla svendita della diga del Brugneto da parte del Comune di Genova ad Amga, ora “Mediterranea delle Acque”, del gruppo  Iren, con l’apposizione di una targa con la scritta: “Riprendiamoci ciò che è nostro: oggi la diga, domani l’acqua””.
In sostanza, prendendo spunto da questo evento, comitati e associazioni hanno posto le basi per una condivisione degli obbiettivi sulla gestione e sugli usi dell’acqua tra le due Regioni, che alla luce degli esiti del Referendum, deve basarsi sul principio fondamentale secondo cui, indipendentemente dalla attuale proprietà delle infrastrutture di raccolta e delle reti di distribuzione, la gestione dell’acqua deve avere un prevalente uso pubblico e deve essere indirizzata prioritariamente al soddisfacimento dei  bisogni della collettività. “Questo principio – sottolineano le associazioni – deve produrre degli effetti decisivi in occasione della scadenza della concessione per usi idroelettrici, nel 2014,  usi senza dubbio importanti e utili, ma assolutamente secondari rispetto all’uso idropotabile, alla conservazione dell’ecosistema del fiume Trebbia e al soddisfacimento dei fabbisogni irrigui del versante emiliano”.

“Sotto questo profilo – proseguono – pur non conoscendone ancora i contenuti, è certamente un passo in avanti l’accordo raggiunto tra la Regione Emilia e Liguria  sui rilasci aggiuntivi di acqua del Brugneto, rispetto ai 2,5 milioni di mc stabiliti dal disciplinare in essere; un merito che va riconosciuto ai due Assessori Regionali.” Ma l’ incontro dei Comitati di domenica scorsa, guarda avanti e vuole rappresentare un passo successivo e indispensabile nella direzione di una reale ripubblicizzazione dell’ acqua raccolta dalla diga, e di una revisione radicale della concessione, attualmente in vigore ma in scadenza, per la produzione di energia elettrica. “Il tema centrale – riamrcano – non deve più essere il guadagno degli azionisti ma il soddisfacimento dei bisogni collettivi e primari delle due collettività, con una gestione economica equilibrata  e certamente non indirizzata al mero conseguimento di utili, a danno del territorio, dell’ambiente  e del Trebbia(DMV) e dell’agricoltura del versante emiliano . Tutta l’acqua che non è necessaria a Genova, per rifornire la rete degli acquedotti , deve tornare al versante piacentino. Per questo è fondamentale effettuare una analisi sulle reali necessità idroche dei due versanti, analisi che potrebbe essere affidata all’Autorità di Bacino. È necessario inoltre che la gestione di questa acqua sia comune ed unitaria trovando forme di gestione innovative, dove le due comunità abbiano peso, mediante meccanismi di consultazione ben definiti”.

Fra gli obbiettivi a breve termine stabiliti dalle associazioni vi è anche quello di verificare “l’effettiva legittimità dell’attuale gestore “Mediterranea delle Acque” a derivare l’acqua per il Brugneto”. “Legittimità – affermano – che, da alcune indagini preliminari, non  risulterebbe giuridicamente confermata. Se così fosse (ma per una verifica più approfondita sarebbe utile, anzi doveroso, il sostegno economico delle amministrazioni locali e delle associazioni di categoria agricole), l’attuale gestore potrebbe non avrebbe di fatto titolo legittimo a derivare le acque, titolo che ritornerebbe automaticamente in capo allo Stato, quindi in mano pubblica, con nuove e favorevoli prospettive anche per la comunità piacentina”.

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