Quantcast

La fede alla prova del terremoto. La testimonianza del vescovo Lanfranchi foto

In attesa di ricevere l’Antonino d’oro 2013, monsignor Antonio Lanfranchi ha raccontato ai Teatini la sua esperienza di fede nei difficili giorni del terremoto che ha colpito l’Emilia - il territorio della sua diocesi - nel maggio dello scorso anno

Più informazioni su

In attesa di ricevere tra qualche ora l’Antonino d’oro 2013, monsignor Antonio Lanfranchi ha raccontato ai Teatini la sua esperienza di fede nei difficili giorni del terremoto che ha colpito l’Emilia – il territorio della sua diocesi – nel maggio dello scorso anno. Preceduto dal saluto di Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza, l’incontro dal titolo “La fede messa alla prova”, moderato dalla giornalista Barbara Sartori, è stato per il vescovo della diocesi di Modena-Nonantola l’occasione giusta per riprendere il filo dei ricordi di quel 20 maggio, quando l’orologio segnava le 4 di notte.

«Se la paura entra dentro di noi è difficile liberarsene – spiega Lanfranchi – una cosa è vivere l’esperienza del terremoto, altra vederne le immagini. Il giorno successivo al sisma da Modena mi sono recato nei paesi più colpiti: ho trovato smarrimento, crollo di certezze, fortune accumulate in anni di fatica spazzate via in pochi secondi. Nella veglia di Pentecoste e nelle messe celebrate nelle aree più colpite dal terremoto, ho compreso quanto sia significativo essere vescovo, avere il vescovo lì di fronte a loro significava per quelle persone avere vicino una presenza che poteva orientare, avere un senso di comunità nel momento in cui la paura poteva condurre a isolarsi. C’era una domanda esplicita, colta negli atteggiamenti delle persone, una domanda di fare comunità»

Parla seduto Lanfranchi, alle sue spalle scorrono le immagini della devastazione che le scosse hanno causato. Catastrofe materiale e morale. Quest’ultima soprattutto dovuta alla seconda scossa, nove giorni dopo la prima. «La scossa del 29 ci ha tagliato le gambe – dice il vescovo – ha messo alla prova la voglia di reagire». «In un anno ho assistito a una vasta gamma di sentimenti: dalla desolazione alla voglia di riprendersi, alla sfiducia per le carenze burocratiche e degli aiuti. Ultimamente ho esortato molto a mantenere la pazienza. Devo però elogiare tutte le amministrazioni, sono stati fatti grandi passi, soprattutto per quanto riguarda le scuole».

Lanfranchi legge poi una lettera dei titolari di una ditta di alimentari di Medolla, la Menù, esempio di chi dopo aver meditato la resa ha deciso di proseguire il proprio lavoro, anche con l’aiuto della fede, persone che dopo 56 anni di attività hanno visto svanire in pochi secondi tutto quanto costruito. «La ricostruzione coinvolge le cose e le persone – dice Lanfranchi, che porta esempi della reazione di anziani e bambini – la distruzione dei campanili e delle chiese è qualcosa che ha toccato tutti, credenti e no. C’è una domanda di ricostruzione perché questi sono anche simboli di identità».

Parola che ritorna spesso anche in vista della festa del patrono, una giornata di commistione tra «identità civile e festa religiosa» come ha sottolineato in apertura il sindaco Paolo Dosi, che giovedì sera sarà a Mirandola, altro paese toccato dal terremoto, per un concerto del maestro Muti.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.