Quantcast

Le Rubriche di PiacenzaSera - Economix

Lobbying, è possibile regolamentarlo? Economix risponde

Wikipedia definisce lobbying come “un gruppo di pressione, ovvero un gruppo dotato di una organizzazione formale, identificabile e riconoscibile basato sulla divisione funzionale dei compiti che agisce in vista dell’affermazione dell’interesse particolare che ne ha causato la genesi”.

Più informazioni su

Regolamentare le attività di lobbying: è possibile ?
Burson Marsteller, indagine sulle attività di lobbying in 20 Paesi della UE

Wikipedia definisce lobbying come “un gruppo di pressione, ovvero un gruppo dotato di una organizzazione formale, identificabile e riconoscibile basato sulla divisione funzionale dei compiti che agisce in vista dell’affermazione dell’interesse particolare che ne ha causato la genesi”.

Secondo un’indagine condotta da Burson-Marsteller, una delle società leader nel mercato mondiale delle pubbliche relazioni e della comunicazione, la maggiorparte dei politici intervistati ritiene che sia fondamentale avere una maggiore regolamentazione delle attività di lobbying.

L’indagine realizzata da Burson-Marsteller, sull’efficacia delle attività di lobbying in Europa, ha riguardato oltre seicento membri appartenenti a venti Parlamenti nazionali incluso il Parlamento europeo.

Secondo gli intervistati una buona regolamentazione delle attività di lobbying dovrebbe permettere maggiore trasparenza nelle transazioni e, soprattutto, tenere fuori dalle attività “lobbyisti improvvisati”. Le associazioni di categoria, gli organismi professionali, i sindacati e le ONG, in particolare hanno dimostrato di operare secondo principi etici, trasparenti e soprattutto in modo efficace.

Vito Basile, Managing Director di Burson-Marsteller, afferma che “è rassicurante constatare come, nonostante una serie di significativi scandali che hanno coinvolto alcuni lobbisti, un’attività di lobbying etica e trasparente costituisca la norma e come quest’attività sia ampiamente apprezzata dai policy-maker in tutta Europa”.

Gran parte degli intervistati, tuttavia, ritiene che occorra maggiore regolamentazione, anche se non particolarmente ottimisti in tal senso.

Alcune notizie apparse sui giornali negli ultimi mesi, confermano quanto siano importanti le lobbies per l’aggiudicazione dei grandi appalti internazionali, e confermano altresì quanto sia importante che una precisa regolamentazione definisca in modo certo e concreto il labile confine tra attività di lobbying e corruzione.

Gli intervistati, che ricordiamo appartenere alla classe politica, ritengono che i lobbisti meno trasparenti siano i giornalisti (41%) e gli studi legali (38%). Se si può dire, senza dubbio di smentite, che la poca simpatia che intercorre tra politici e giornalisti sia evidente (e comprensibile), è sugli studi legali che si può avere qualche ragionevole dubbio. Non dimentichiamo che gran parte degli avvocati, con comprensibili difficoltà di lavoro a causa della forte competitività del settore (e della crisi economica), occupano molti scranni nei vari parlamenti europei. In Italia dovrebbe essere la categoria più rappresentata in Parlamento.

Per il 47% degli intervistati i social media ed i media tradizionali, compresi i siti web, non sono considerati particolarmente utili. Di diversa opinione la classe politica italiana, che ha evidenziato la necessità di ricevere informazioni approfondite sui vari temi che deve di volta in volta affrontare. Per quanto riguarda i social media, gli intervistati italiani li ritengono utili e molto utilizzati. Tema che andrebbe senz’altro approfondito. Se non altro per verificare che cosa intendono i nostri politici per “siti utili” alla loro missione politica. Youtube non credo sia incluso nella lista di tali siti.

I lobbisti che curano le aziende del settore energetico (68%) e del settore sanitario (60%) sono considerati i più efficaci mentre fra i lobbisti che seguono le ONG, coloro che vengono reputati più efficaci sono quelli attivi nei settori dell’ambiente (52%) e dei diritti umani (49%).
Fra i lobbisti al servizio di aziende e ONG, si ritiene che i meno efficaci siano quelli che operano per conto del settore delle vendite al dettaglio (13%) e del settore dei beni di consumo (15%).

Nota conclusiva: posso ritenermi sostanzialmente d’accordo su quanto sopra descritto. Un’unica considerazione: se i nostri politici che ci rappresentano nel Parlamento europeo fossero più presenti alle riunioni delle varie commissioni, forse potremmo avere maggiore voce in capitolo in merito a molte decisioni che riguardano l’economia, e non solo. Pertanto, oltre a maggiore regolamentazione, trasparenza e quant’altro, occorrerebbe semplicemente più presenza nelle sedi istituzionali.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare Piergiorgio Gambardella di Burson-Marsteller, all’indirizzo di posta elettronica piergiorgio.gambardella@bm.com.

Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.