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Ospedale di Fiorenzuola, è scontro: “Struttura a rischio”. “Serve chiarezza” foto

IL VIDEO - Duro confronto tra il presidente della Provincia Massimo Trespidi e l’assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti sulla situazione dell’ospedale di Fiorenzuola (Piacenza), durante la conferenza socio sanitaria a Palazzo Garibaldi

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Mancavano solamente le pistole fumanti e il fischio della canzone di Ennio Morricone in Provincia. Tema della contesa i lavori dell’Ospedale di Fiorenzuola e il suo futuro. A sfidarsi, non a colpi di revolver ma di interventi taglienti e parole decise, il presidente della Provincia – nonchè presidente delle conferenza sociosanitaria – Massimo Trespidi e l’assessore alle Politiche sanitarie della Regione Carlo Lusenti. Per oltre tre ore la sala del consiglio provinciale si è trasformata nella sede di un duello senza esclusione di colpi visto il tema delicato. Ma, diversamente da un film western, il finale non è stato con dei morti a terra, ma una vigorosa stretta di mano tra i due contendenti e una soluzione che accontenta tutti: tempi certi per i lavori alla struttura del piacentino ma anche maggior coinvolgimento delle varie realtà attraverso una serie di incontri già previsti.
 
Che non sarebbe stata una giornata normale si è capito sin dall’inizio. Fuori da Palazzo Garibaldi, infatti, erano presenti una trentina di persone che hanno esposto uno striscione: “No alla chiusura dell’ospedale”. Ma anche dentro la tensione è subito montata. Il primo a prendere la parola è stato Trespidi che ha subito infiammato gli animi. “Questa vicenda – ha detto scatenando gli applausi del tanto pubblico presente – è piena di superficialità e di mancanza di rispetto”. Un’accusa pesante e diretta con un obiettivo chiaro: l’assessore regionale che sedeva al suo fianco e il direttore dell’Usl Bianchi. E Lusenti non si è fatto pregare. Nell’intervento successivo, guardando dritto negli occhi il suo “avversario”, ha spiegato la sua posizione: “La struttura di Fiorenzuola rischia il collasso serve un intervento immediato e la Regione è pronta a stanziare i fondi, garantire la conclusione dei lavori in tempi certi e che tutto ritorni come prima”. 
 
Terminata il primo tempo della sfida all’O.K. Corral, la palla è passata ai tanti amministratori presenti alla conferenza sociosanitaria. Tante posizioni diverse, ma tutti gli occhi erano puntati sulla conclusione dello scontro tra i due protagonisti. Ma chi si aspettava un finale con sangue e uno dei due contendenti a terra, è rimasto deluso. E’ arrivato, infatti, un lieto fine. La mossa decisiva è stata fatta da Trespidi che ha proposto di riconvocare la conferenza per un confronto con i tecnici sul quadro strutturale del nosocomio e per l’illustrazione degli interventi necessari, per venerdì prossimo, per poi la settimana successiva confrontarsi sl piano per il trasferimento dei reparti che chiuderanno. Lusenti, a quel punto, ha deciso di accettare la proposta di pace, ribadendo gli impegni precisi sul reperimento dei fondi necessari all’intervento e sul ritorno di tutti i servizi all’interno della struttura. Alla fine anche l’assemblea ha accettato questa soluzione.
 
L’INTERVISTA A LUSENTI
 


LA CRONACA DEL DIBATTITO 

LUSENTI: “OSPEDALE DI FIORENZUOLA A RISCHIO COLLASSO” – L’assessore regionale alla Sanità Carlo Lusenti ha spiegato con chiarezza le ragioni dell’intervento resosi necessario per la struttura sanitaria e si è preso tre impegni. “Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità, gli amministratori devono decidere – ha detto – e prendersi le responsabilità delle scelte. Nel 2002 si è verificato il crollo della scuola a S. Giuliano di Puglia, ma solo nel 2008 si è arrivati ad una legge che impone la verifica strutturale degli edifici strategici. Poi ci sono stati dei continui rinvii e si è arrivati al 2012 quando la Regione Emilia-Romagna ha deciso di effettuare autonomamente delle ricognizioni sulle strutture sanitarie della regione e così è stato fatto entro fine marzo 2013, come prevedeva la legge.

E’ emerso un aspetto critico sull’ospedale di Fiorenzuola che non rispetta la solidità e sicurezza della struttura in caso di scossa sismica. Questo dicono i tecnici: “Presenta il rischio di collasso per sole azioni statiche, escludendo qualunque capacità di resistere ad un terremoto”. Per cui anche solo staticamente quella struttura è a rischio anche senza un terremoto. Questo crea un grave problema per la sicurezza per chi ci lavora e per chi si fa curare. Vogliamo affrontare questo problema o fare delle discussioni di merito o di forma. Qui dobbiamo parlare di sostanza, di come risolvere questo problema. Noi rispondiamo della sicurezza, che è sulle spalle del direttore dell’Ausl e non certo sui sindaci o suoi presidenti della provincia o delle commissioni sanitarie”.

“Torneranno tutti i servizi di prima” – “Noi non sappiamo cosa serva per quella struttura, lo sanno i tecnici. Noi dobbiamo mettere in sicurezza l’ospedale nel modo più veloce possibile. Oggi non c’è nemmeno il progetto, ma in modo presumibile per compiere questo lavoro nel modo migliore servono 12 milioni, due sono già a disposizione dell’Azienda locale altri 10 ce li mette la Regione e su questa cosa non abbiamo dubbi. Ma noi qui non abbiamo dubbi, ce li mette il sistema sanitario dell’Emilia Romagna. Quando l’ospedale sarà messo in sicurezza, torneranno ad esserci tutti i servizi che in quell’ospedale ci sono oggi. Anzi tutti i servizi che saranno necessari in quella zona. E non lo dico io, ma lo dice la Regione”. 

I TEMPI ANCORA DA DEFINIRE: MANCA IL PROGETTO – “Per quanto riguarda i tempi certi dobbiamo aspettare – ha aggiunto Lusenti – di avere un progetto che per ora non c’è. Possiamo fare delle previsioni: dai 15 ai 18 mesi, sino ad un massimo di 24-30 mesi. Chi dice che vogliamo depotenziare quell’ospedale sbaglia. Se questo fine si persegue mettendoci 12 milioni di euro allora avrebbe più senso mettercene 700mila euro, ma in questo caso voglio che qualcuno che si prende la responsabilità di questa scelta. Noi ci mettiamo i soldi e la responsabilità, qualcuno invece ci mette le chiacchiere. Se volete possiamo passare l’estate a discutere e perdere del tempo allora io ci sto, ma qui il tempo passa e i rischi aumentano. Noi pensiamo che la strada migliore sia quella di andare avanti, magari facendo qualche errore di comunicazione ma risolvere il problema al più presto”.

LA DURA RISPOSTA DI TRESPIDI – “Se pensate di prendere le decisioni e poi venire semplicemente a comunicarcele avete sbagliato indirizzo. Qui non siamo a firmare le cose e basta. Nella relazione non c’è scritto da nessuna parte che serva l’abbattimento e si prevedono tre soluzioni. Nessuno vuole escludere di prendersi delle responsabilità, chiediamo semplicemente chiarezza. Da questo punto di vista c’è la massima disponibilità”.

“MANCANZA DI RISPETTO” – “Questa vicenda è piena di superficialità e di mancanza di rispetto. Entrambe nei confronti della presidenza della conferenza socio sanitaria e del suo presidente. Questo il luogo in cui affrontare tutte le situazioni che riguardano le condizioni della salute. Questo è un errore grave di comunicazione e di metodo. In quanto presidente di questa conferenza non posso esimermi da farla rilevare. Lunedì 15 luglio, eravamo a Bologna per parlare con la Regione e di questa cosa non ne sapevamo nulla. L’abbiamo appreso dal direttore dell’Ausl solo martedì pomeriggio e mercoledì mattina dai giornali. Dico questo perché dalle carte risulta che la direzione dell’Asl e la regione erano notiziate di questa situazione dai primi mesi del 2013. Trovo grave, una mancanza di rispetto che questa vicenda sia stata gestita in questo modo”.

“LIMITARE L’INTERVENTO” – “Ci sono alcune cose – ha proseguito Trespidi – che non sono chiare. La prima: nella lettura della relazione tecnica conclusiva sulla struttura dell’ospedale da nessuna parte si dice di dover procedere all’abbattimento dell’immobile e che anche servirebbe un intervento molto minore, del costo di 700mila euro e di un intervento di un anno. Ora ci dovete spiegare perché è necessario un cantiere così grande di oltre 12 milioni di euro, che blocca per quasi tre anni la struttura.

L’altra cosa che ci dovete spiegare è che buona parte delle persone che hanno bisogno di cure si spostino sull’ospedale di Fidenza e questo creerebbe dei grossi problemi. Se come risulta non è necessario abbattere e svuotare la struttura allora il problema è già risolto. Basta intervenire come detto nella relazione: un anno di cantiere, 700mila euro di lavori. Fermiamo i carri. E facciamo solo l’intervento che serve. Se avete 10 milioni di euro da spendere sulla sanità allora li spendete su altre realtà”. 

IL DIRETTORE AUSL ANDREA BIANCHI – “A fine marzo abbiamo ricevuto la relazione sui rischi dell’ospedale di Fiorenzuola. Poi sono cominciati diversi incontri con i tecnici per capire la soluzione. Abbiamo aspettato a comunicarla perché volevamo arrivare a presentare il problema insieme alla soluzione”. “Evitare di mettere una toppa su un edificio che presenta dei problemi. Le alternative erano se fare un intervento per sistemare la cosa per breve tempo, oppure se fare un intervento completo di riqualificazione. Entro la settimana prosssima siamo pronti a presentare una relazione con una possibile soluzione e questo perché sono tre mesi che ci lavoriamo e quindi sappiamo di cosa stiamo parlando”.

GIOVANNI COMPIANI, SINDACO DI FIORENZUOLA – “La Regione si è presa l’impegno di investire i soldi sull’ospedale di Fiorenzuola e che i servizi ritornano esattamente come prima. Ci lamentiamo sempre che non si fa prevenzione quando ci sono terremoti, ora questo è un intervento che va in quella direzione e non possiamo lamentarci. L’unica cosa su cui ho dubbi è la condivisione della fase intermedia che deve essere un piano condiviso, anche con i cittadini. Non per allungare i tempi ma per decidere insieme, anche perché l’obiettivo deve essere quello di non chiudere l’ospedale cercando di creare meno disagi possibili ai cittadini. Oggi si sono presi degli impegni precisi e da qui oggi si parte per ottenere dei risultati”.

PAOLO DOSI, SINDACO DI PIACENZA a fianco della Regione – “E’ un paradosso: stiamo parlando di una presa di posizione molto positiva della Regione sia a livello economico che di responsabilità verso l’ospedale di Fiorenzuola ma ne stiamo discutendo come se fosse una cosa negativa. Poi certo c’è il problema della comunicazione, come spesso avviene con la Regione. Questo errore porta una reazione sbagliata da parte della cittadinanza che non riceve le giuste comunicazioni e che si sente resa in mezzo. Siamo tutti d’accordo che l’intervento sia necessario, ma con i minori tempi e che porti minori impatti sul territorio e sugli utenti. E’ evidente che questo è un tema delicato e che interessa molto la cittadinanza, quindi serve un impegno diretto da parte di tutti come sindaci. E solidarietà e vicinanza al sindaco Compiani e appoggio alla richiesta di fare le cose bene e in tempi rapidi”. 

ROBERTO PASQUALI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE – “Non c’è stata chiarezza, noi non siamo qui a discutere per perdere del tempo ma per capire, condividere e fare chiarezza. La mia paura è che succeda esattamente come per il 118 tenere tutto nascosto per poi scoprire solo alla fine che viene tutto spostato. Inutile mettere la polvere sotto il tappeto, dobbiamo parlarne insieme e condividere le scelte”.

JONATHAN PAPAMARENGHI, SINDACO LUGAGNANO – “Sono scandalizzato dall’atteggiamento spocchioso dell’assessore che è venuto in questa sala a raccontarci come dobbiamo comportarci ma si dimentica che noi siamo sindaci e con queste responsabilità ci confrontiamo quotidianamente. Noi non siamo stati coinvolti su una questione per cui non possono decidere autonommamente i tecnici. Sposo in toto la posizione di Trespidi, dobbiamo costruire un percorso comune e condiviso non per dire dei no, ma per portare avanti un progetto condiviso anche con i cittadini che sino ad oggi non sono stati coinvolti. Mancanza di rispetto e di serietà. Quindi io propongo uno stop immediato al percorso che si sta portando avanti per valutare al meglio la situazione”.

FABIO CALLORI, SINDACO DI CAORSO
– “Io non credo a quello che mi state dicendo, troppe volte ho sentito delle promesse poi non mantenute. L’ospedale di Fiorenzuola deve rimanere dove è, senza limitazioni”.

LA PROPOSTA TRESPIDI: CONFRONTO COI TECNICI E TEMPI CERTI – Ecco la proposta formulata dal presidente Trespidi: “Avanzo un’ipotesi per salvaguardare tutte le esigenze che abbiamo davanti: fermiamo la macchina e mettiamola sul binario giusto che è quella di natura istituzionale. La prossima settimana, venerdì due agosto, faremo una conferenza socio-sanitaria con i tecnici che hanno redatto la perizia. Nel frattempo daremo mandato al direttore Bianchi di costruire un piano per lo spostamento dei servizi da presentare alla conferenza per arrivare ad un protocollo di intesa tra la Regione e la conferenza per dare certezza di tempi, finanziamenti e ritorno a Fiorenzuola dei servizi. Tutto questo per muoverci in maniera compatta, in tempi brevi e celeri per mettere in sicurezza la struttura ma dando la possibilità agli amministratori di poter partecipare alla discussione. Mi prendo io la responsabilità dei tempi, ma questi passaggi devono essere fatti per rendere noto a tutti le scelte”. La proposta passa in discussione alla conferenza sociosanitaria, ma la discussione continua”.

LUSENTI REPLICA: “CONDIVIDO LA PROPOSTA TRESPIDI” – Al termine della lunga conferenza giunge la replica dell’assessore provinciale regionale Lusenti, che – in pratica – chiude il cerchio di una giornata lunga e impegnativa riuscendo a trovare una sintesi: “Oggi ho sentito delle cose che hanno un senso, di chiara assunzione di responsabilità. Ho apprezzato il profilo istituzionale del presidente Trespidi. A me non resta che ribadire gli impegni che la Regione si assume: rendere disponibile la cifra necessaria per il progetto di riqualificazione dell’ospedale di Fiorenzuola e far tornare i servizi come se sono oggi, se non di più, all’interno di quella struttura. Condivido e rispetto la proposta di Trespidi rispetto al darsi il programma di incontrare prima i tecnici e arrivare alla conferenza successiva di presentare un piano di trasferimento dei reparti nel modo migliore per quanto è possibile”. Al termine scatta un applauso ed è come se venisse aprovata il programma presentato dal presidente della Provincia Trespidi.

IL SIT IN – Prima dell’inizio della riunione un sit in con alcuni manifestanti preoccupati per le sorti del nosocomio della Val d’Arda: “Non vogliamo che sia ridotta l’importanza dell’ospedale, temiamo che dopo i lavori non si ritorni agli standard di prima”. Tante le persone anche all’interno del consiglio provinciale in attesa che si affronti il tema. Il direttore dell’Ausl Bianchi non ha voluto parlare con i manifestanti entrando nella sede della Provincia.


Sel: “Inaccettabile ridimensionamento servizi sanitari”

Intervento da Sinistra Ecologia e Liberta circolo di Fiorenzuola – Valdarda

L’episodio che riguarda l’ospedale di Fiorenzuola è l’ultimo di una serie che, in modo preoccupante, sta ad indicare che questo territorio sta vivendo un periodo molto particolare e difficile. Un periodo nel quale sembra che questa provincia debba scomparire, come identità e non solo. Non si vuole qui pare una difesa della Piacentinità tout court ma lanciare un appello perché il tempo sta per finire e se non si prenderanno al più presto decisioni e si attueranno gli atti necessari e corretti questo territorio è destinato ad un declino inarrestabile.

Negli ultimi tempi sono accaduti fatti che hanno riguardato Piacenza e la sua gente con un comune denominatore: il depauperamento e la sottrazione di centri di gestione e di istituzioni per trasferirli ad altra sede. Questo territorio in questi anni ha già subito la perdita di istituzioni e servizi, partendo dalla perdita del distretto militare, o ha rischiato di perderli, come la scuola di polizia e la prefettura.

Poi è arrivata la crisi economica che ha colpito anche il mondo dei privati e con quest’ultimo il mondo del lavoro: ciò ha comportato la scomparsa (o il grande ridimensionamento) di aziende che hanno fatto parte della storia del territorio.  Per tutta questa serie di motivazioni, un ridimensionamento dei servizi USL non è minimamente accettabile. L’USL  è, a tutt’oggi,  l’azienda più grande di Piacenza con i suoi oltre 2000 dipendenti, senza poi contare l’indotto, ecco perché diventa strategico, avere come territorio le idee chiare sul sistema sanità piacentino, soprattutto perché è in atto in regione una riorganizzazione su aree vaste che non è difficile pensare che siano solo il primo passo per diventare aziende usl uniche.

Ora la domanda è: Piacenza in questi processi vuole essere protagonista o per l’ennesima volta subire e poi dedicarsi al piagnisteo e alla lamentazione sterile? Come Sinistra Ecologia e Libertà stiamo parlando di Piacenza perché crediamo fortemente che la partita o la si gioca facendo squadra oppure se per l’ennesima volta si pensa al proprio orticello o all’incasso particolare (elettorale e non) la sconfitta non può che essere lo scontato finale. Questo dovrebbe riguardare tutto il territorio e tutte le attività  e le forze economiche e sociali.

Ecco perché come Sinistra Ecologia e Libertà chiediamo la costituzione di un tavolo politico e tecnico che formuli proposte concrete per mantenere a Piacenza centri di gestione anche per le altre province che faranno parte dell’area vasta. Il tempo è adesso ulteriori tentennamenti potrebbero essere fatali.

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