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Pdl Piacenza “Welfare, puntare su sinergie con  privati per ridurre i costi”

Intervento del coordinamento cittadino del Pdl 

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Intervento del coordinamento cittadino del Pdl 

Finito (speriamo) il teatrino delle poltrone al Vittorio Emanuele, e non certo ci riferiamo alle attività d’animazione per gli ospiti della struttura, ma quello tutto politico interno al Pd, a cui Piacenza ha assistito, confidiamo che ci si rimetta con serietà a pensare al bene dei nostri anziani e del welfare locale. Senza addentrarci nelle polemiche fumose legate alla gestione dell’Asp di Piacenza, il Coordinamento cittadino del PdL vuole prendere spunto da ciò per offrire una riflessione di più ampio respiro sul tema welfare.
 

Il Coordinamento si domanda: Comune e AUSL, quale strategia di medio periodo intendono attuare per innovare il welfare locale e i servizi alla persona? Approvazione della nuova normativa sulle Aziende dei Servizi alla Persona e loro eventuale accorpamento, revisione dell’accreditamento delle strutture sociosanitarie, accorpamento del 118 e attività connesse, sono tutte sfide che impongono un cambio di rotta da parte dell’amministrazione.
 
Siamo ad un bivio: rimanere succubi di un sistema o essere protagonisti propositivi di un nuovo modo di concepire i servizi sociali. O meglio: continuare a insistere su un welfare assistenziale o sperimentare un approccio realmente sussidiario. Nel situazione attuale l’assistenzialismo obbliga l’ente pubblico a comportarsi come un deus ex machina che con risorse infinite pretende di rispondere a tutti i bisogni della società. Questo purtroppo è un film ai titoli di coda, stante l’attuale situazione socio-economica. 
 
L’altra apre la possibilità di “ribaltare” taluni costi collettivi su soggetti che già rispondono con la propria opera – volontaria o retribuita, profit o no – a specifici bisogni, sgravando il pubblico di risorse e capacità che non riesce più a sostenere. Non si può più pretendere, come nella normativa dell’accreditamento delle strutture sociosanitarie per anziani e disabili, di omogeneizzare i servizi offerti sia dal pubblico sia dal privato convenzionato. Omogeneizzare tutto, ricorda tanto l’Unione Sovietica dei piani quinquennali. Ma forse è proprio questo l’obiettivo finale e tragico della nostra Madre EmiliaRomagna: spremere a tal punto le strutture da portarle vicine al fallimento (come sta succedendo all’ASP di Piacenza, vedi il crollo del bilancio negli ultimi anni), per poi accentrare tutta la gestione dei servizi accreditati sui territori locali negli uffici di Mosca, pardon, Bologna. Un po’ come sta succedendo per il 118 o per la revisione della normativa sulle Asp: accorpare per efficientare. Ma se il sistema rimane uguale, accorpando i fattori il risultato non cambia.
 
Tante sarebbero invece le opportunità che il privato mette a disposizione del pubblico senza gravare su di esso. Si pensi per esempio al servizio Tagesmutter che fronteggia le difficoltà di accesso alle strutture pubbliche per l’infanzia. O all’offerta di badanti qualificate che ritardano le richieste di accesso degli anziani alle strutture residenziali. Si pensi ai tanti servizi di vicinato solidale nelle zone residenziali o alle opportunità dell’housing sociale. L’ente pubblico potrà così alleggerire le spese per le sue prestazioni di servizi ed affidarle ai soggetti qualificati del terzo settore, diventando più un regolatore che un vero e proprio gestore. Ci auguriamo che l’Amministrazione comunale voglia davvero avviare un dialogo serio in Regione su un nuovo modello di welfare e dei servizi sociali, non solo a parole ma anche nei fatti.   
 
Il Coordinamento Cittadino PdL
 

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