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Piera degli Esposti regina a Veleia LE FOTO foto

La divina Piera degli Esposti e il suo affascinante viaggio nei misteriosi mondi arcaici delle regine d’Oriente, prestando la sua voce avvolgente e inconfondibile a Fedra, Medea, Io, Clitennestra, Atossa... conturbanti protagoniste femminili della tragedia greca

Un micino nero si è affacciato, ieri sera, nel foro di Veleia poco prima dell’inizio dello spettacolo, piccolo messaggero delle eroine tragiche cui Piera Degli Esposti ha dato voce e corpo poco dopo. Tra le colonne del foro romano la divina attrice ha indossato le vesti purpuree del desiderio e della colpa della perversa Fedra, drappeggiate sulle esili spalle, così come quelle stracciate e luccicanti di lacrime dell’umiliata vergine Io, e quelle nere del lutto eterno di Clitemnestra. Sono queste le “Regine d’oriente”, figure tragiche della letteratura greca. Fantasmi e miti che ancora oggi ci accompagnano.  

Dalla regina Atossa e i suoi sogni di sventura, all’implacabile Medea. Miti rivisitati e presentati nei testi classici e letture contemporanee di Eschilo, Alvaro, Enquist, in una grande prova d’attrice. Perché, come dice Clitennestra, “è così che parla una donna, se la si vuole ascoltare”. 

La divina Piera degli Esposti – musa sul grande schermo di Pasolini, Zampa, Moretti, Wertmüller, Bellocchio, Tornatore e volto molto amato anche sul piccolo schermo per partecipazioni importanti come quella nel recente Tutti pazzi per amore – ha rapito il pubblico di Veleia accompagnandolo in un affascinante viaggio nei misteriosi mondi arcaici delle regine d’Oriente, prestando la sua voce avvolgente e inconfondibile a Fedra, Medea, Io, Clitennestra, Atossa… conturbanti protagoniste femminili della tragedia greca.
Veleia ha avuto il privilegio di ospitare, in prima nazionale, il prezioso evento con una delle più grandi interpreti del nostro cinema e del nostro teatro.

Ho avuto modo nella mia carriera teatrale, di incontrare  e interpretare figure di donne di molti generi e natura; ma un rapporto speciale, negli anni, si è creato con le donne della tragedia greca;  regine o figlie di re,ninfe o sacerdotesse, maghe… Ognuna di loro mi ha portato dentro mondi lontanissimi eppure vicini a noi.
Stasera noi ne incontreremo alcune; quelle che ho amato di più: alcune perché vittime inconsapevoli, altre perché obbligate alla colpa, altre infine perché lucide autrici del destino proprio e di quello degli altri.
Regine orientali in terra greca: a  partire dalla  Clitennestra di Eschilo fino alle riscritture contemporanee del mito di Fedra e Medea, senza dimenticare la dolorosa storia della Vergine Io,  è però con la figura di Atossa, regina di Persia,   una regina barbara dunque, che  suggelliamo l’incontro con queste “Regine d’oriente”.
(Piera Degli Esposti – Presentazione dello spettacolo)

L’opportunità straordinaria di questa serata speciale è quella di ripercorrere nello stesso tempo, durante il tempo dello spettacolo, la storia e le più importanti figure femminili della tragedia greca e contemporaneamente, in altro modo,accompagnare Piera in un tempo artistico che coincide con la sua stessa carriera teatrale.
Ho lavorato con Piera sia al cinema che in teatro molte volte. Oggi però uso la sua straordinaria sensibilità di interprete per raccontare la essenza di figure antichissime eppure a noi molto vicine oggi per tematiche e per vicende.
Se è vero che con l’Orestea nasce il senso del diritto,con questa serata Medea, Io, Clitennestra, Fedra ci conducono in un percorso nel quale la redenzione è cercata, inseguita ma in realtà impossibile. La figura di Atossa, la più diversa nell’accostamento dei personaggi, suggella infine,già nella volontà di Eschilo la necessità per l’uomo di professare pietà, in questo caso verso i vinti. Sentimento esercitato appunto dal vincitore (Eschilo aveva preso parte alla battaglia di Salamina) quasi con un senso che non esiterei a definire “cristiano” ante litteram. Infine la scelta di accostare ad Eschilo due autori contemporanei come Alvaro ed Enquist è nata dalla volontà di capire e dimostrare eventualmente se un occhio moderno possa, in altro modo, assolvere queste nostre Regine d’Oriente.
La risposta è che, ieri come oggi, talune  azioni umane non trovano o non possono avere giustificazione ma con occhio più moderno è possibile dedicare loro comprensione e perdono.
Dal passato ad oggi; “Regine d’Oriente” racconta così la consapevolezza della debolezza umana, che diviene colpa inevitabile,inespiabile ma profondamente comprensibile.
(Manuel Giliberti – Note di regia)

LE BIOGRAFIE DEGLI ARTISTI

Piera Degli Esposti, definita da Eduardo De Filippo «’o verbo nuovo», è universalmente riverita come la più grande attrice teatrale italiana vivente, un talento autentico, sensibile e plasmabile, un modo di stare in scena o di fronte all’obiettivo da duellante, una scoperta in ogni suo ruolo, un inseguimento verso uno status di “attrice totale” che poche riescono e riusciranno a ottenere.  Cresciuta artisticamente e umanamente fra palco set cinematografico e piccolo schermo, ha esordito in teatro con Calenda e Gigi Proietti, per poi lavorare con i mostri sacri della ricerca teatrale come Carmelo Bene (in Assolo, La più forte e Adelchi), il Living Theatre (ne Lo zoo di vetro, Madre Coraggio, La musica dei ciechi, Prometeo e Stabat Mater, dove interpreta una madonna dei bassifondi). Dacia Maraini, sua grande amica, racconta la sua infanzia anticonformista e tragica nel romanzo Storia di Piera. Al cinema, dopo essere stata scoperta da Pier Paolo Pasolini (in Medea) e dai fratelli Taviani (Sotto il segno dello scorpione), è stata la musa di Marco Ferreri che, innamoratosi totalmente di questa grande artista, la impiega non tanto come attrice, ma come sceneggiatrice per due dei suoi migliori film: la trasposizione cinematografica del romanzo della Maraini Storia di Piera, che racconta la sua vita, e Il futuro è donna. Si è legata artisticamente a un altro grande nome femminile del cinema: la regista Lina Wertmüller, che la dirige in Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante di strada con Ugo Tognazzi, Il decimo clandestino e Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e di politica. È stata poi diretta da Nanni Moretti (Sogni d’oro), Cinzia Th. Torrini (Giocare d’azzardo), Aurelio Grimaldi (Nerolio), Marco Bellocchio (per L’ora di religione – Il sorriso di mia madre), Marcello Garofalo (Tre donne morali), Giuseppe Tornatore (La sconosciuta), Paolo Sorrentino (Il Divo), Roberta Torre (I baci mai dati), Maria Sole Tognazzi (L’uomo che ama). Nota e amatissima anche dal pubblico del piccolo schermo, grazie alle sue partecipazioni in film per la tv da Il conte di Montecristo a I promessi sposi con Alberto Sordi, fino al successo televisivo della serie musicale Tutti pazzi per amore, dove recita accanto ad Emilio Solfrizzi. Tra i molti riconoscimenti ricevuti si segnalano in particolare il Premio miglior attrice non protagonista per il film Il divo di Sorrentino e il premio miglior attrice non protagonista per il film L’ora di religione – Il sorriso di mia madre di Marco Bellocchio.

Manuel Giliberti inizia a lavorare in teatro negli anni ’80 in qualità di scenografo. Collabora con registi tra i quali Glauco Mauri, Maurizio Nichetti, Kristoff Zanussi, Enrico Maria Lamanna e lavora per importanti e prestigiose istituzioni pubbliche come il teatro stabile di Parma, l’ Istituto Nazionale del Dramma Antico, il Teatro Biondo di Palermo, il Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia. Contemporaneamente inizia il suo impegno in cinema e pubblicità. Per la pubblicità lavora tra gli altri con Alessandro D’Alatri e Hugh Hudson. La campagna pubblicitaria per “Superga” diretta da D’Alatri vince l’oscar della pubblicità.?Per il cinema lavora stabilmente dal 1995. Tra i film si ricorda la collaborazione con Aurelio Grimaldi per “Nerolio – Sputerò su mio padre”, “Un nuovo giorno” e “Il macellaio”. Ha collaborato, tra gli altri, anche con Felice Farina (12 film per RAI-UNO per la serie “Nebbia in Val Padana”) con Diego Ronsisvalle (“Gli Astronomi” – Globo d’oro della stampa stranieri 2003), con Nello Correale (Sotto gli occhi di tutti”). Nel 2002 firma in qualità di regista il suo primo lungometraggio: “Giovanni Falcone – I giorni della speranza”, evento speciale al Festival di Taormina dello stesso anno. Ha appena finito di girare “Lettere dalla Sicilia”, un film in costume ambientato nell’Ottocento del quale ha firmato regia e scenografia.?

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