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Profughi Libia, il Prc al prefetto: “No alla guerra tra poveri”

Rifondazione Comunista di Piacenza è al fianco dei rifugiati scappati due anni fa dalla Libia dilaniata dalla guerra civile. Sappiamo di fare un’affermazione impopolare, ma pensiamo che la verità sia più importante dell’impopolarità.

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Rifondazione Comunista di Piacenza è al fianco dei rifugiati scappati due anni fa dalla Libia dilaniata dalla guerra civile. Sappiamo di fare un’affermazione impopolare, ma pensiamo che la verità sia più importante dell’impopolarità.

Sovente il centrodestra rappresenta i rifugiati come dei mantenuti di lusso gravanti sulle spalle dei contribuenti italiani, e questa rappresentazione finisce per convincere o condizionare anche chi rappresenta forze politiche collocate in altri schieramenti. Qualcuno dovrà pur dirlo: non sono dei mantenuti di lusso. Tutt’altro. Sono donne e uomini, ragazze e ragazzi, che hanno abbandonato il proprio Paese perché perseguitati e perché corrono quotidianamente nel loro Paese il rischio di morire. Sono rifugiati non perché si sono auto attribuiti tale “titolo”, ma perché istituzioni nazionali ed internazionali li hanno riconosciuti come tali. La condizione e la tutela dei rifugiati è normata dal diritto internazionale e il suo rispetto ha che fare con il livello di civiltà di un popolo e di un Paese. Sono presenti a Piacenza perché la Protezione Civile, attraverso le sue articolazioni regionali, li ha “distribuiti” in tutti i territori. La loro presenza nelle strutture di accoglienza era ovviamente una misura provvisoria e per loro non era previsto solo un vitto e un alloggio, ma anche percorsi di apprendimento della lingua italiana e di formazione professionale finalizzati all’autonomia e all’avvio verso una professione. A tal fine, lo Stato italiano ha stanziato mediamente, per ogni rifugiato, la cifra di 27.000 euro nell’arco dei ventidue mesi di permanenza in una struttura. Ai rifugiati veniva data una diaria di due o tre euro al giorno – altro che mantenuti di lusso – mentre gran parte delle risorse restanti dovevano essere utilizzate dalla struttura di accoglienza per favorire il percorso che abbiamo descritto. Qualche giorno fa li abbiamo incontrati nella sede della Circoscrizione 2, dove ora alloggiano. Su una ventina di ragazzi solo tre o quattro – dopo due anni e mezzo di permanenza in Italia – sanno parlare l’italiano; è evidente che non c’è stato nessun corso di apprendimento dell’italiano né alcun corso di formazione professionale. Se teniamo conto che al Ferrhotel sono state accolte 75 persone circa, le risorse pubbliche canalizzate su Piacenza assumono dimensioni assai considerevoli. Ci viene quindi da chiederci come siano state spese le risorse destinate ai rifugiati presenti a Piacenza. Se oggi ci troviamo in una situazione confusa e difficile, sicuramente questa ha a che fare con l’inadeguatezza dell’intervento fino ad ora svolto. Ci rivolgiamo alla Protezione Civile regionale e alla Prefettura di Piacenza in primo luogo: chiediamo di sapere. Esprimiamo il nostro apprezzamento per il Sindaco Paolo Dosi, che si è mosso con senso di civiltà spendendosi per trovare soluzioni adeguate. E’ necessario che i rifugiati comincino quel percorso formativo e di inserimento che non è mai stato avviato, perché solo così si può superare una situazione emergenziale e che non piace a nessuno; diversamente non si uscirà dal bivio tra gli interventi assistenziali e il metterli su una strada.

Infine, abbiamo appreso che il Prefetto di Piacenza – intervenuto ad una riunione del Rotary Club locale – avrebbe affermato che l’assistenza nei confronti dei profughi provenienti dalla Libia è terminata e che non può andare avanti, dato che bisogna occuparsi dei disoccupati italiani. Che un uomo dello Stato metta in contrapposizione i pochissimi diritti dei profughi con i pochissimi diritti dei disoccupati italiani ci sembra estremamente fuori luogo. La guerra tra poveri, signor Prefetto, non porta da nessuna parte. Noi proponiamo di tagliare gli F35, di stralciare la Tav in Val di Susa, di tassare adeguatamente le rendite finanziarie, di tassare i grandi patrimoni, di perseguire sul serio la grande evasione fiscale. Si tratta di centinaia di miliardi di euro. Vedrà, signor Prefetto, che così i soldi per creare nuovi posti di lavoro per i disoccupati si trovano sul serio.

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