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Province “cancellate” per legge. Ok dal consiglio dei ministri foto

Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale di abolizione delle province. Il provvedimento e’ composto di soli tre articoli. Il primo annuncia semplicemente l’abolizione delle province

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AGGIORNAMENTO – (AGI) Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale di abolizione delle province. Il provvedimento e’ composto di soli tre articoli. Il primo annuncia semplicemente l’abolizione delle province. Nel secondo sono contenuti i rinvii di diversi passaggi costituzionali in cui si citano le province, e il terzo prevede che c’e’ tempo fino a sei mesi dall’entrata in vigore di tale provvedimento per la soppressione delle province.

Viene poi fissato il percorso per le tappe successive, da realizzare con una legge ordinaria. Fin da ora si stabilisce che con eventuali enti intermedi dovranno essere a costo zero.

(AGI) “Ci sentiamo vincolati all’impegno” dell’abolizione delle province che era contenuto nel programma che ha avuto la fiducia delle Camere. “Abbiamo abrogato il termine province da tutti gli articoli della Costituzione. Speriamo che il Parlamento approvi” il provvedimento “nel piu’ breve tempo possibile”. Lo dice Enrico Letta al termine del Cdm, riferendosi al via libera del Cdm all’abolizione della parola province dalla Costituzione.

LA PROPOSTA secondo “Il Corriere” smentita da Letta – Le attuali Province non verranno ridotte nel numero con le fusioni. No, saranno tutte cancellate. Al loro posto ci saranno i “collegi delle autonomie”. Non ci saranno organi politici eletti: niente presidente, niente giunta, niente consiglio. Il collegio sarà composto semplicemente dai sindaci del territorio. Sarebbe così eliminato il voto popolare e si risparmierebbe sugli stipendi di assessori e consiglieri. Almeno nella fase iniziale i collegi delle autonomie coincideranno con il territorio delle attuali Province. I loro compiti saranno limitati: pianificazione dell’ambiente, del territorio, del trasporto locale, più la gestione delle strade di competenza. Tutto il resto, dalla scuola alla cultura, passerà ai Comuni o alle Regioni. Nel tempo i 57 mila dipendenti delle Province scenderanno di numero. Ma il governo dice che non ci saranno esuberi, il processo sarà graduale e basteranno i pensionamenti.

Sono questi i capisaldi della disegno di riforma delle autonomie locali del governo Letta. Dopo la sentenza della Consulta, che ha bocciato il riordino del governo Monti, e le reazioni anche a Piacenza al “congelamento” della situazione, oggi il “Corriere della Sera” parla diffusamente del progetto del governo in carica. 

Il disegno di legge costituzionale che il consiglio dei ministri dovrebbe approvare oggi è solo il primo passo del nuovo – si afferma nell’articolo di Lorenzio Salvia – ennesimo, tentativo di cancellare le Province. Un testo breve annunciato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini dopo il vertice di maggioranza. Una proposta che si limita a cancellare ogni riferimento alle Province fatto nella Costituzione.

In particolare dall’articolo 114, quello che al momento stabilisce come la Repubblica sia costituita, partendo dal basso, dai «Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato». La vera riforma, però, arriverà tra una decina di giorni con un disegno di legge ordinaria. Prima di approvarlo il governo vuole aspettare che venga pubblicata la sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato il percorso tracciato dal governo Monti, in modo da evitare nuovi incidenti di percorso. Ma il testo è già pronto, 16 articoli ai quali si potrebbe aggiungere qualche passaggio. 

Tommaso Foti (Fd’I) “Aumenteranno solo i costi”

“Proprio perche’ ho sempre sostenuto l’eliminazione delle Province nel quadro di un riordino complessivo dello Stato, all’emanazione del decreto legge “Salva Italia” avevo sollevato numerosi dubbi sulla sua costituzionalità, che hanno trovato pieno riscontro nel giudizio espresso dalla Corte Costituzionale” lo afferma Tommaso Foti, della costituente provinciale di Fratelli d’Italia. “Ero e rimango convinto – continua l’esponente di Fd’I – dell’assoluta necessità di una profonda riforma della pubblica amministrazione, da attuare con legge costituzionale. Reputo per questo frutto di un colpo di sole estivo la decisione del governo Letta-Alfano di procedere, per ora, solo alla falsa abolizione delle Province: i costi, infatti, rimarranno gli stessi e la confusione regnera’ sovrana.”  ” Anche chi di diritto costituzionale ha letto solamente un bigino – ironizza Foti – sa che la riforma deve riguardare tutte le istituzioni, dal Senato delle Autonomie al numero dei parlamentari, dalle funzioni dei Comuni e delle Regioni alla sovrapposizione delle competenze fra queste  ultime e lo Stato. E’ questa , infatti, l’unica strada percorribile per  snellire e renda efficace ed efficiente l’azione della pubblica amministrazione”. “Non ci si può limitare se non per un’azione di bassa demagogia e di scarso effetto pratico – denuncia il rappresentante di Fratelli d’Italia –  a fare finta di abolire le Province, sapendo che i servizi da esse svolti dovranno comunque essere assicurati, il personale verra’ comunque pagato, e guardandosi bene dall’abolire gli oltre 7000 fra consorzi, ato, enti e società pubbliche, di alti costi e, in molti casi, di poca utilità”.  “Basteranno pochi mesi ai cittadini – conclude Foti – per verificare che, ancora una volta, tutto si fa finta di cambiare perche’ nulla effettivamente cambi. Insomma: la prova provata che i pateracchi e le ammucchiate politiche producono solo danni.”

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