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Regione: “Per i profughi del Ferrhotel spesi quasi 2 milioni di euro”

Lo ha segnalato l’assessore alle Politiche sociali, Teresa Marzocchi, rispondendo a una interrogazione a risposta immediata presentata dalla consigliera Monica Donini (Fds), che chiedeva l’entità dei finanziamenti destinati e erogati dalla Protezione civile dell’Emilia-Romagna al Ferrhotel per l’accoglienza dei profughi richiedenti asilo.

Per la presenza media giornaliera di 70 migranti, profughi libici, a causa della guerra del 2011, al Ferrhotel di Piacenza, tra il mese di aprile 2011 e il 31 dicembre 2012, considerando un importo onnicomprensivo massimo di 46 euro al giorno per persona, sono stati già dispensati un milione e 461.653 euro, mentre rimangono da erogare 366 mila e 792 euro, che saranno liquidati quando il Dipartimento nazionale della Protezione civile accrediterà la somma insieme alla rendicontazione del mese di novembre 2012: l’importo totale dovuto si attesta quindi sulla cifra di un milione e 828.445 euro.
Lo ha segnalato l’assessore alle Politiche sociali, Teresa Marzocchi, rispondendo a una interrogazione a risposta immediata presentata dalla consigliera Monica Donini (Fds), che chiedeva l’entità dei finanziamenti destinati e erogati dalla Protezione civile dell’Emilia-Romagna al Ferrhotel per l’accoglienza dei profughi richiedenti asilo.
Donini ha ricordato, infatti, che è stato affidato alla Protezione civile il compito di fare fronte a questa “emergenza umanitaria”, che il piano di emergenza prevedeva l’attuazione di percorsi di accoglienza e l’attivazione di percorsi di inserimento professionale e che nelle sedi istituzionali piacentine sarebbe in corso, secondo gli organi di stampa, una discussione su come proseguire l’intervento nei confronti dei rifugiati dopo lo sgombero del Ferrhotel.
La consigliera ha quindi chiesto attraverso quali modalità selettive sia stata scelta questa struttura, quali forme e modalità di verifica dell’utilizzo delle risorse erogate siano state attivate e se risponda al vero l’affermazione fatta dal sindaco piacentino nella seduta del Consiglio comunale dell’8 luglio scorso, che, secondo quanto riportato dalla stampa, avrebbe detto che “in questi due anni non sono stati fatti dei passi per avviare dei percorsi formativi”.
 
Marzocchi, rispondendo al quesito dell’individuazione della struttura di accoglienza, ha sottolineato che questo compito è stato assegnato dalla Cabina di regia regionale a Province e Comuni. Il Ferrhotel sarebbe quindi stato individuato da Comune e Provincia di Piacenza, seguendo standard definiti dal Dipartimento nazionale della Protezione civile.
La Protezione civile regionale, inoltre, – ha detto l’assessore riferendosi al tema del corretto utilizzo delle risorse – ha “attivato con ciascun ente gestore una specifica convenzione con la quale sono stati disciplinati gli adempimenti amministrativi e di rendicontazione a carattere mensile”.
Oltre agli interventi minimi di base indicati a livello nazionale, vitto, alloggio e prima assistenza, – ha proseguito Marzocchi – la Cabina di regia ha deciso il 20 maggio 2011 di introdurre lo strumento del Patto di accoglienza, attivato con una circolare del 15 luglio 2011, con cui il soggetto gestore si impegnava a garantire una serie di interventi, mentre il beneficiario garantiva una permanenza attiva e partecipativa.
Attraverso la sottoscrizione del Patto, – ha aggiunto – gli enti gestori hanno sostenuto spese per l’orientamento, l’assistenza legale, per la mediazione interculturale, per l’accompagnamento ai servizi sociali e sanitari, per la conoscenza della lingua italiana e per interventi di integrazione sociale, tra cui tirocini formativi e/o di orientamento.
La circolare avrebbe introdotto anche l’obbligo per gli enti gestori di inviare una rendicontazione mensile degli interventi e delle spese all’Agenzia regionale della Protezione civile.
Per quanto riguarda i percorsi formativi, che la Regione aveva pensato di attivare immediatamente, – ha spiegato poi Marzocchi – il decreto legge 138/2011, e in particolare l’articolo 11, ne ha di fatto bloccato l’attivazione per i richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria. Dopo la sentenza della Corte costituzionale 287 del dicembre 2012 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di quell’articolo, perché andava a “invadere una competenza regionale residuale”, questo tema torna nelle mani della Regione – ha concluso – e, con la legge sui tirocini, si prevede una tipologia di tirocinio di orientamento e formazione o di inserimento e reinserimento al lavoro anche in favore, tra gli altri, di richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale o umanitaria.
 
Donini ha ringraziato per l’articolata risposta, pur constatando che, al di là degli strumenti messi a disposizione, qualcosa nel contesto in questione non ha funzionato ed è quindi necessario approfondire. 

L’intervento di Nando Mainardi e David Santi di Rifondazione Comunista 

Oggi è arrivata la risposta dalla Giunta regionale all’interrogazione presentata dalla nostra consigliera Monica Donini sull’entità del finanziamento per la gestione dell’emergenza profughi del 2011, in seguito alla guerra civile in Libia, destinato al Ferrhotel di Piacenza.
L’esito è choccante: il Ferrhotel ha ricevuto dalla Protezione Civile regionale – tra l’aprile 2011 e il dicembre 2012 – la cifra di 1.828.445 euro.
Il dato è ancora più brutale e clamoroso se si tiene conto che il finanziamento erogato per l’accoglienza dei 70 rifugiati presenti a Piacenza doveva essere finalizzato al vitto, all’alloggio, alla prima assistenza, all’orientamento e all’assistenza legale, alla mediazione interculturale, all’accompagnamento ai servizi sociali e sanitari, alla conoscenza della lingua italiana e agli interventi di integrazione sociale.
Abbiamo incontrato nei giorni scorsi il gruppo di rifugiati attualmente alloggiato alla Circoscrizione 2: è difficile pensare che possa essere stato fatto qualsiasi intervento di integrazione sociale o di mediazione interculturale, dato che la stragrande maggioranza di loro non ha ricevuto – a quanto sembra – alcun insegnamento neppure in merito all’apprendimento della lingua italiana. 
Chiediamo perciò che fine abbiano fatto i soldi pubblici erogati al Ferrhotel: vogliamo chiarezza e trasparenza, perché non si specula sulla pelle dei rifugiati.
Sappiamo bene che il problema non è solo a Piacenza, ma investe il modo  più complessivo con cui le istituzioni del nostro Paese sono intervenuti sull’emergenza umanitaria in Libia: foraggiando i privati che accoglievano i profughi e disinteressandosi del destino degli stessi rifugiati.
L’anomalia piacentina sta nell’aver destinato in una sola struttura un numero molto alto di rifugiati, destinando così nei confronti di un solo privato una cifra molto elevata.
Ricordiamo infine che ai rifugiati, dei 40 euro circa destinati quotidianamente per ognuno di loro, andavano 2-3 euro di diaria mentre il resto veniva trattenuto dalla struttura di accoglienza.
 
Nando Mainardi – segretario Prc Emilia-Romagna
David Santi – segretario Prc Federazione di Piacenza

Via Roma città aperta comunicato stampa profughi nord africa

Oggi è arrivata la risposta dalla Giunta regionale all’interrogazione presentata dalla consigliera Monica Donini sull’entità del finanziamento dato a fronte della gestione dell’emergenza profughi nord africa del 2011, in Emilia Romagna.

Da quando Il governo dichiarava chiusa l’”Emergenza Nord Africa” il 28 febbraio i profughi a Piacenza sono in una situazione precaria ancora una volta. Si ricorderà che 2011 erano sbarcati in Italia circa 18.000 persone richiedenti asilo, in fuga dalla Libia.
Il governo italiano aveva previsto: un piano d’accoglienza (gestito dalla Protezione Civile) in previsione di un progressivo inserimento abitativo; la momentanea regolarizzazione (con la concessioni di permesso di soggiorno per motivi umanitari con carta d’identità e titolo di viaggio come sostitutivo del passaporto); corsi di formazione per inserimento al lavoro.

Dopo un anno e mezzo il piano si è rivelato un fallimento da tutti i punti di vista:
strutture di accoglienza in condizioni disumane (come documentato dai reportage di Repubblica, Espresso e New York Times). Anche la Commissione per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha dichiarato l’Italia inadempiente rispetto agli standard minimi di accoglienza dei richiedenti asilo.
Ritardi e non adempimenti da parte delle prefetture nel rilascio dei documenti (permesso di soggiorno, carta d’identità e titolo di viaggio), che hanno ostacolato le opportunità di lavorare o di ripartire verso altre mete.
Corsi di formazione, inserimento lavorativo ed abitativo inesistenti.
Tutto questo tenendo conto che sono stati stanziati fondi consistenti, quasi due milioni di euro quelli illustrati per quanto riguarda l’Emilia Romagna . Visti i risultati, aleggiano nutriti dubbi sulla gestione e utilizzo di questi fondi.

Con la circolare del Ministero dell’Interno del 18 febbraio, si dichiara chiusa l’emergenza, bene salvo eccezioni,siamo di fronte alla beffa oltre al danno, con la conseguenza che molti profughi si trovano di fatto senza un tetto, senza documenti e senza prospettive future lavorative e abitative.
L’unica ridicola “concessione” è stato un bonus di 500 euro per l’uscita dalle strutture di accoglienza, al fine di provvedere autonomamente all’inserimento abitativo.
Ebbene adesso ci meravigliamo a fronte delle cifre spese anche nella nostra città.

A Piacenza queste cifre erano conosciute, quando nel lontano 2011 nella sede dell’amministrazione provinciale si erano riuniti L’assessore regionale Mazzocchi , una quindicina di sindaci e gli assessori dei comuni che hanno partecipato agli incontri, con la presenza anche di funzionari della Questura e della Prefettura di Piacenza, il direttore generale dell’azienda sanitaria , nonché e i rappresentanti del Coordinamento provinciale di volontariato e protezione civile i rappresentanti di Caritas si era deciso il tutto, con una formula: cabina di regia, quel tutto adesso ci ha portati ad un’emergenza insensata, è stato un folle sperpero di denaro pubblico senza risultati concreti per i profughi. Che rimangono tali e senza colpe.
Stupisce la meraviglia ora di alcune forze politiche, forze di governo della città, che adesso s’indignano ma dov’erano prima?Via roma città aperta da tempo sul blog ha pubblicato una seria inchiesta dello sperpero.

Straordinario anche l’Asl che proprio qualche giorno fa ha determinato lo sgombero del Ferro Hotel dichiarandolo inagibile, ci viene da chiedere Asl, ma due anni fa era agibile?.
Insomma ci sono più ombre su questa vicenda che luci. E spiace che adesso si continui con macabre conte senza trovare una soluzione dignitosa a questi uomini. Uomini ricordatevi che sono uomini, con dei Diritti e anche dei Doveri, naturalmente se non costruiamo i diritti non possiamo pretendere i doveri. Attualmente sono alloggiati alla circoscrizione due, non vorremmo che si riproponesse la stessa condizione del Ferro Hotel.

L’associazione Via roma città aperta :
-rivendica, il pieno rispetto dei diritti umani, sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e dalla convenzione internazionale sui rifugiati.

– ripropone come una delle soluzioni: assegnare tramite convenzione ai profughi la palazzina accanto al mercato ortofrutticolo.
– l’immediato rilascio per Tutti dei permessi di soggiorno, dei titoli di viaggio, delle carte
d’identità;
– l’adozione di queste misure in maniera omogenea su tutto il territorio provinciale.
Le migrazioni devono essere governate non è possibile assistere o peggio essere corresponsabili di simili tragedie.

Via roma città aperta

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