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Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

Bobbio Fest, l’autoironia di Rubini sospeso tra regia e recitazione 

Sergio Rubini, attore e regista che ai Chiostri di San Colombano di Bobbio ha portato l'ultimo “Mi Rifaccio Vivo”, ha chiacchierato con i ragazzi del Festival del Cinema organizzato da Marco Bellocchio

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Forse è stata la sua salutare autoironia, oppure il piacere di raccontarsi anche attraverso i propri limiti, a trasformare l’incontro con i ragazzi in un affettuoso dibattito senza troppe barriere. Sergio Rubini, attore e regista che ai Chiostri di San Colombano di Bobbio ha portato l’ultimo “Mi Rifaccio Vivo”, ha chiacchierato con i ragazzi del Festival del Cinema organizzato da Marco Bellocchio. Un’occasione di sincero confronto in cui Rubini non ha lesinato aneddoti e schegge confessionali. “Fellini, anni addietro,quand’ero agli inizi, mi disse che avevo una faccia che assomigliava alle mie foto. Con gli anni capii che era un complimento”.

Imbeccato alla perfezione da Enrico Magrelli, l’autore barese ha concentrato la sua osservazione sul delicato rapporto attore-regista. “Dall’alto della mia conclamata schizofrenia, posso dirvi che attore e regista sono due figure opposte. Il primo non deve sapere nulla e vive di notte; il secondo deve sapere tutto, anche ciò che in realtà non sa, e dev’essere il primo a svegliarsi di mattina”. Perfetto. “Il provino, ad esempio – continua Rubini – è quella pratica un po’ sadica in cui il regista testa le sue battute (spesso quelle venute peggio) con attori che in quel momento, fuori da ogni contesto, danno il peggio di sè. Bisognerebbe rivedere il modo di organizzare e di affrontare i provini. Fatti così, con un regista immerso nel buio che ti fa recitare un copione di cui non è convinto, non funzionano più”.

Qual è, quindi, il regista che secondo Rubini, sa davvero guadagnarsi la piena fiducia dei suoi attori? “Beh, una volta, prima di girare “Nirvana”, Salvatores mi accolse dicendomi: “Ecco Joystick (era il nome del personaggio interpretato da Rubini, nda)” Due parole che mi fecero comprendere che di Salvatores potevo totalmente fidarmi. Potevo salire in moto con lui e lasciare che mi guidasse dove e come voleva”.

Ma il pubblico non era composto da soli pretendenti registi, ma anche da aspiranti critici. Curioso e profondo il rapporto che lega Rubini alla critica: “La critica è necessaria, e spesso è una benedizione. Solo che ci sono fior di quotidiani che in Italia hanno affossato la pagina cinematografica riducendo tutto a faccine e pallini, supposti indicatori di qualità. E così i Tullio Kezich di questo Paese sono e saranno sempre meno e a noi oggi tocca sperare, per avere un po’ più di visibilità, che sia un giornalista di colore ad occuparsi del nostro ultimo film. Non è una bella situazione, però ritengo che attore/regista e critico abbiano intimamente bisogno l’uno dell’altro. Noi siamo i pazienti, i critici i nostri analisti”.

Ora è il momento di “Mi Rifaccio Vivo”, commedia che Rubini, qui anche in veste di autore e regista, interpreta a fianco di Neri Marcorè, Emilio Solfrizzi e Margherita Buy. Imminente anche una pellicola con Stefano Accorsi diretta da Giulio Manfredonia.

Emiliano Raffo

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