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Confagricoltura: “Consorzio bonifica, gestione idrica da rivedere?”

In Val d’Arda, in particolare - spiega il presidente Chiesa - la sospensione dei rilasci senza preavviso genera sconcerto perché, se in altre zone sussistono maggiori giustificazioni, la diga sino a poco tempo fa aveva incamerato grandi quantitativi che, se ben gestiti, sarebbero dovuti bastare a garantire la sopravvivenza delle colture"

Mentre l’apposita cabina di regia si attiva per chiedere che sia autorizzato il rilascio di altra acqua dalla diga del Brugneto, vengono chiuse le paratie della diga di Mignano “generando non poca sorpresa tra gli agricoltori della Val d’Arda ai quali, inizialmente, era stato comunicato che ci sarebbe stata acqua sino metà settembre, poi sino a fine agosto”. Lo afferma Confagricoltura Piacenza: “Contando sulla presunta disponibilità di acqua, gli agricoltori speravano di recuperare in parte le perdite inflitte dal maltempo nella prima parte della campagna. Le produzioni, proprio a causa dell’anomalo andamento meteo, sono tutte in ritardo di una ventina di giorni e richiedono ancora interventi irrigui pena ulteriori ingenti perdite”.

“Questa è stata un’annata certamente piovosa – commenta il presidente Enrico Chiesa – e si è iniziato ad irrigare a fine giugno. Ora ci si trova in difficoltà, come nelle annate più torride. Sorge il ragionevole dubbio che la programmazione dei rilasci non sia stata ponderata con adeguatezza. In Val d’Arda, in particolare, la sospensione dei rilasci senza preavviso genera sconcerto perché, se in altre zone sussistono maggiori giustificazioni, la diga sino a poco tempo fa aveva incamerato grandi quantitativi che, se ben gestiti, sarebbero dovuti bastare a garantire la sopravvivenza delle colture. Cogliamo la protesta che sorge dalle campagne e ce ne facciamo interpreti”.

Confagricoltura Piacenza, inoltre, non condivide le affermazioni fatte da qualche esponente del mondo agricolo “che ha minimizzato la problematica cercando di spostare l’attenzione su rimedi non sempre praticabili quali la realizzazione di invasi aziendali o su improbabili scelte colturali che richiamano soluzioni semplicistiche che gli agricoltori ben conoscono”. “L’emergenza, ora, è garantire acqua alle colture, ma resta doverosa – conclude Chiesa – anche una riflessione sulla programmazione messa in atto dal Consorzio di Bonifica e circa il tributo d’irrigazione chiesto dal medesimo alle aziende agricole indipendentemente dal servizio reso. A fronte di un canone non negoziabile i servizi erogati paiono tutt’altro che certi”.

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