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Le Rubriche di PiacenzaSera - Cinema

Franchi a Bobbio presenta il contestato “E la Chiamano Estate” 

Non è uno che le manda a dire, Paolo Franchi. Il regista del contestatissimo “E La Chiamano Estate”, proiettato ai Chiostri di San Colombano, all'interno del Festival del Cinema di Bobbio

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Non è uno che le manda a dire, Paolo Franchi. Il regista del contestatissimo “E La Chiamano Estate”, proiettato ai Chiostri di San Colombano, all’interno del Festival del Cinema di Bobbio, ha tenuto un frizzante incontro all’Auditorium Santa Chiara con i ragazzi del Festival, quelli che quotidianamente partecipano alle scuole di cinema e di critica cinematografica, laboratori che corrono paralleli alla rassegna di Marco Bellocchio.

“I fischi e gli ululati di Roma li accetto, in qualche modo. Meglio un pubblico feroce e maleducato che un pubblico anestetizzato e indifferente. Ho accettato meno volentieri la superficialità degli addetti ai lavori, di gente che fino a qualche settimana fa scriveva delle sfilate di Armani e adesso si immagina inflessibile critico di cinema”. Et voilà: Franchi 1, Critica Svogliato-Fighetta-Istituzionale 0. Ma è solo l’inizio: “Vanno rivisti i criteri ministeriali che regolano le sovvenzioni al cinema. Sennò lo Stato si fa industria e recitano sempre i soliti tre attori. I pochi soldi degli ultimi anni sono finiti, in buona parte, in tasche sbagliate. Già piene”.

“E La Chiamano Estate”, si è detto, è “prodotto poco italiano”, “più adatto ad occhi stranieri che nostrani”. Concetti che si possono-devono sottoscrivere alla luce della folle reazione che ha scatenato un annetto fa al Festival di Roma (dove poi, però, Franchi si è beccato il premio come Miglior Regia). “Non so davvero capire il perché di tanta isteria. A farmi delle domande in sala stampa, però, c’erano certi blogger improvvisati e narcisisti che mi facevano già rimpiangere la carta stampata. Alcune domande, deliranti, trattavano i protagonisti come persone reali, a tal punto che una psicologa, tutta agitata e scocciata, mi chiedeva perché i suddetti protagonisti non avevano intrapreso una terapia di coppia”.

“E La Chiamano Estate”, con le sue scene graficamente spinte e un’Isabella Ferrari ginecologicamente nuda, contiene materiale abbastanza caldo, quello che di solito si definisce “controverso”, ma è un signor film che merita, senz’alcun dubbio, analisi serie e non stupidamente “piccate”.

Franchi, davanti a tanti giovani pretendenti critici e cineasti e stimolato dalle domande sempre puntuali di Enrico Magrelli, non ha indorato inutilmente la pillola: “E’ inutile nascondercelo, ragazzi. In Italia c’è una lobby abbastanza potente che decide quali sono i messaggi giusti che il nostro cinema deve veicolare. Ecco perché escono tanti film tutti uguali. Il mio film potrà leggitimamente non piacere, ma è diverso. Del resto siamo in un Paese in cui si critica ferocemente uno come Marco Muller (critico, produttore, già direttore artistico a Venezia, poi a Roma, nda), uno che conosce la settima arte come pochi”.
Mai fintamente modesto, Franchi non ha fatto sconti a nessuno, forte di un film che gli consente di camminare a testa alta. Spietato ma sincero, è più utile lui, ai giovani, che una tonnellata di zucchero e decine di inutili buffetti. E ora vediamo se anche a Bobbio si sghignazzerà.

Emiliano Raffo

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