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Fuori Porta: A Castiglione d’Adda la storia di Pier Luigi Farnese

Una congiura nell’Italia del Rinascimento; un intrico di rivalità, politica, guerra, passione, tradimento, denaro, potere; un vivace e coinvolgente racconto by night.

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Una congiura nell’Italia del Rinascimento; un intrico di rivalità, politica, guerra, passione, tradimento, denaro, potere; un vivace e coinvolgente racconto by night.
È ciò che propone l’iniziativa Piacenza 1547: come ammazzare un duca: un’intrigante ed avvincente narrazione storica in programma alle ore 21:30 di sabato 10 Agosto 2013 a Castiglione d’Adda (Lodi), cittadina situata lungo il corso adduano, poco distante da Milano, Crema, Cremona, Piacenza e Pavia.

Lo scenario storico in cui si calerà la narrazione saranno le lotte per il predominio sulla Penisola, che nella prima metà del XVI secolo videro coinvolti numerosi casati: da quelli europei (Asburgo, Valois- Angoulême) a quelli italiani (Borgia, Landi, Pallavicino, Gonzaga, Sforza, Farnese). Ad uno storico il compito di rievocare tutto questo: Davide Tansini (socio dell’«Istituto Italiano dei Castelli» e dell’«Istituto per la Storia dell’Arte Lombarda»), che da anni studia la storia del Medioevo, del Rinascimento dell’Età Moderna (soprattutto nella Valpadana e nel Nord-Ovest italiano). Sarà proprio un esponente di casa Farnese il protagonista della narrazione: Pier Luigi (1503-1547), generale e condottiero figlio del cardinale Alessandro (dal 1534 papa con il nome di Paolo III).

Un personaggio da romanzo: intelligente, ribelle, irrequieto, amante déi vizî e déi piaceri, stravagante, violento e brutale fin oltre il limite dell’efferatezza. Soprattutto, figlio di un cardinale che nella sua ascesa al Soglio di San Pietro lo coinvolse in azioni politiche ben mirate a favorire gli interessi del casato farnesiano. Ideatore e conduttore della narrazione, Tansini illustrerà le tappe della turbolenta carriera di Pier Luigi, che lo videro diventare Gonfaloniere della Chiesa, Duca di Castro (1537), Marchese di Novara (1538) ed infine Duca di Piacenza e Parma (1545). Un duca con cui difficile era convivere, per i sudditi di Parma e soprattutto di Piacenza (dove Pier Luigi aveva stabilito la propria residenza).

Troppo energico, troppo vicino, troppo irrispettoso déi rapporti di forza tra le casate locali: così lo vedeva il notabilato della città sul Po. Insomma, un personaggio scomodo ed ingombrante. Da eliminare. Il racconto di Tansini (con stile chiaro, preciso, affabile) spiegherà l’accurata pianificazione della congiura che una parte della nobiltà ordì con la complicità di figure esterne: prime fra tutte il partito imperiale di Milano (preoccupato della presenza in Valpadana di un sovrano troppo turbolento) e lo stesso Governatore di Milano Ferrante Gonzaga (acerrimo nemico personale di Pier Luigi). La trappola scattò sabato 10 Settembre 1547: quattro congiurati entrarono nella Cittadella Viscontea di Piacenza (che ospitava la corte di Pier Luigi), si introdussero nelle stanze del duca, lo pugnalarono a morte e ne gettarono il cadavere nel fossato della fortezza. Ad un segnale convenuto Ferrante Gonzaga (appostatosi appena oltre il fiume Po con un nutrito contingente armato) penetrò nella città e la occupò in nome dell’Imperatore Carlo V d’Asburgo.

Ma i Farnese non si persero d’animo: pur fra molti ostacoli e fatiche e con l’immancabile appoggio del papa Paolo III, i rampolli del casato riuscirono ad entrare nelle grazie dell’imperatore ed a servirlo fedelmente, facendosi poi restituire i territori emiliani (che rimasero feudo farnesiano fino al 1732). Proposto per la serie itinerante «Racconti d’estate», Piacenza 1547: come ammazzare un duca non sarà soltanto il racconto di fatti lontani nel tempo. Dalle parole di Davide Tansini che descriveranno l’episodio ed il suo contesto storico emergerà l’attualità della narrazione: temi sentiti e dibattuti, come l’economia, le tasse, le differenze sociali, le passioni politiche, i favoritismi e le clientele, ma anche le piccole e le grandi gioie della vita, le speranze in un futuro migliore. Le somiglianze e le continuità con il presente sono molte.

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