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Mulino di Villò, Pollastri: “Per l’abbattimento rispettate tutte le regole?”

“Un’importate testimonianza dalla cultura agreste e contadina che è andata perduta”. Questa motivazione ha spinto Andrea Pollastri (PdL) a presentare un’interrogazione in Regione sulla vicenda che ha portato all’abbattimento dell’antico mulino che si trovava a Villò di Vigolzone (PC)

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“Un’importate testimonianza dalla cultura agreste e contadina che è andata perduta”. Questa motivazione ha spinto Andrea Pollastri (PdL) a presentare un’interrogazione in Regione sulla vicenda che ha portato all’abbattimento dell’antico mulino che si trovava a Villò di Vigolzone (PC). Proprio la finalità di tutela del valore storico, spiega il consigliere regionale, aveva spinto, all’inizio degli anni Novanta, l’allora Amministrazione Comunale ad acquistare l’immobile, decisione poi abbandonata al sopraggiungimento della proposta di vincolo storico, poi effettivamente concesso con Decreto Ministeriale il 14 novembre 1998.

“L’attuale Amministrazione ha ripreso quell’idea ed ha provveduto, a fine 2010, all’acquisto, con una spesa complessiva di 95.700 euro. Un anno e mezzo dopo, però, la stessa Amministrazione ha cambiato opinione ed ha messo in vendita l’edificio, senza, però, riuscirci. Son passati pochi mesi e, nell’ottobre 2012, una relazione tecnica ha messo in risalto il grave degrado della struttura, dovuto all’incuria di anni. Dopo un sopraluogo della Sovrintendenza, una seconda relazione tecnica, il 19 novembre 2012, ha evidenziato il rischio di crollo imminente: il giorno dopo il Sindaco ha ordinato l’abbattimento, cominciato lo stesso 20 novembre e costato 45.000 euro”.

“A quanto pare – aggiunge Pollastri – l’Amministrazione ha avvisato la Sovrintendenza con lettera ordinaria, mai arrivata, però, al mittente: Werner Argellati, Capogruppo di Minoranza, il 29 novembre, ha segnalato l’avvenuto abbattimento alla Sovrintendenza, la quale ha scritto al Comune di Vigolzone evidenziando la contraddittorietà del comportamento dell’Amministrazione che prima definisce il mulino “un’interessante testimonianza legata all’attività agricola” e poi lo definisce ”Un insieme decontestualizzato per il quale è possibile solo la demolizione”. Inoltre ha fatto anche notare che come più volte sostenuto, era necessario distinguere la parte storica del fabbricato, da tutelare, e quelle aggiunte successivamente, di cui era possibile l’eliminazione”.

“Ormai il danno è stato fatto irreparabilmente – conclude Pollastri – chiedo comunque di conoscere se, alla luce di quanto risposto dalla Sovrintendenza, si siano rispettate le corrette disposizioni amministrative e se siano state ottemperate tutte le normative previste per i beni vincolati.”

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