Omicidio via Degani, 26enne incastrato dal Dna. Ma è irreperibile foto

Svolta decisiva nelle indagini sull’omicidio di Giorgio Gambarelli, ucciso lo scorso 27 luglio: un tunisino 26enne è accusato di omicidio volontario. Fondamentale una traccia biologica nella casa dell’ex fisioterapista: il giovane è fuggito dall’Italia subito dopo il delitto

Ad uccidere Giorgio Gambarelli sarebbe stato un 26enne tunisino nei cui confronti la procura di Piacenza ha emesso un ordine di custodia con l’accusa di omicidio volontario. Il ragazzo è però ad oggi irreperibile. Svolta decisiva nelle indagini sull’omicidio dell’ex fisioterapista 67enne trovato senza vita nella serata del 27 luglio scorso nella sua abitazione di via Degani a Piacenza. 

A fare il punto sulle indagini è stato sabato mattina il sostituto procuratore Ornella Chicca, che in queste settimane ha coordinato la complessa attività dei carabinieri del nucleo investigativo, presenti con il capitano Massimo Barbaglia e il luogotenente Pietro Santini. In Procura insieme a loro anche il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Paolo Rota Gelpi, e i marescialli dei carabinieri del Ris, Claudia De Merico e Ilaria Ingletti.

Secondo gli inquirenti sarebbe stato proprio il giovane straniero a sgozzare Gambarelli: l’accusa per lui è di omicidio volontario. Attualmente, però, il giovane risulta irreperibile. Si sarebbe allontanato da Piacenza e dall’Italia nelle ore immediatamente successive all’omicidio, dopo essersi impossessato del cellulare e delle chiavi di casa della vittima, mai ritrovati al pari dell’arma del delitto. La presenza del 26enne è stata segnalata per l’ultima volta a Ventimiglia, poi di lui si sono perse le tracce. Fra le ipotesi quella che possa essere rientrato nel suo paese di origine.

“Non si tratta comunque di un rapinatore occasionale – sottolineano dalla Procura – da quanto emerso conosceva la sua vittima, tanto che il suo cellulare è stato “agganciato” nella zona di via Degani il pomeriggio di sabato 27 luglio, giorno del ritrovamento del corpo, ed anche la sera precedente”. I carabinieri del nucleo investigativo sono infatti arrivati a lui, clandestino sul territorio nazionale e con precedenti alle spalle, grazie ad una lunga attività scandagliando all’interno della cerchia di conoscenze del 67enne. A portare una svolta nelle indagini le accurate analisi scientifiche dei militari sulla scena crimine: nella camera da letto di Gambarelli, e precisamente sul cassettone di un comò, è stata rinvenuta una traccia biologica che non apparteneva alla vittima. Un elemento fondamentale dal quale è risultato chiaro come l’ex fisioterapista non fosse solo.

Traccia fornita agli specialisti dei Ris, che sono rapidamente riusciti a confrontare il Dna recuperato con quello di un parente del tunisino: su quest’ultimo gli investigatori avevano già raccolto alcuni elementi, e l’alto grado di compatibilità fra i due profili genetici emerso dalle analisi ha permesso di chiudere il cerchio. Nei confronti del 26enne il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare, a cui a breve potrebbe seguire una dichiarazione di latitanza con conseguente mandato di arresto europeo. Le indagini comunque proseguono: diversi infatti gli elementi ancora da chiarire, a partire dall’orario della morte di Gambarelli, indicato dal medico legale fra le 8 e le 16 ore precedenti al ritrovamento del corpo avvenuto intorno alle ore 22. Riserbo per ora sul possibile movente e sulla eventuale presenza di complici: “Al momento – spiegano gli inquirenti – non vi sarebbero elementi tali da far pensare alla presenza di una terza persona, ma è comunque una eventualità che non possiamo escludere e sulla quale sono in corso accertamenti”.

IL DELITTO – Giorgio Gambarelli, ex fisioterapista piacentino di 67 anni, è stato trovato senza vita sabato 27 luglio all’interno della propria abitazione di via Degani a Piacenza. Gambarelli all’arrivo dei soccorritori era in un lago di sangue con un profondo taglio alla gola; il corpo, senza vestiti, era in camera da letto. Delle indagini, coordinate dalla Procura, si sono occupati i carabinieri del nucleo investigativo che nelle ore immediatamente successive al delitto hanno ascoltato familiari, vicini e conoscenti dell’uomo. L’ipotesi formulata fin da subito dagli inquirenti era che Gambarelli conoscesse il suo assassino, tanto da avergli aperto la porta di casa, poi trovata chiusa all’arrivo dei vigili del fuoco che per accedere all’abitazione al primo piano erano passati attraverso un balcone.

Le chiavi di casa mancavano all’appello, così come l’arma del delitto. Dall’abitazione, trovata in ordine, non sarebbe inoltre stato portato via nulla. Ad insospettire gli investigatori era stata anche la scena del crimine: alcuni dettagli avevano fatto pensare ad un inquinamento creato “ad arte” dell’omicida per depistare le indagini indirizzandole verso un determinato ambito. Nell’appartamento hanno operato anche i carabinieri dei Ris: i rilievi scientifici, come detto, sono stati decisivi per arrivare ad una svolta verso la risoluzione del giallo. Gambarelli ha con tutta probabilità provato a difendersi: prova ne è la traccia ematica ritrovata in camera da letto e attribuita al presunto assassino.

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