Ozono, a Piacenza già 54 sforamenti nel 2013 (il limite è 25)

Lo afferma Legambiente Emilia Romagna, sulla base delle elaborazioni dei dati forniti da Arpa regionale

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Problemi per la qualità dell’aria anche in estate: superati i limiti di Ozono in 7 capoluoghi dell’Emilia-Romagna

Molta la distanza tra la situazione di inquinamento e le azioni messe in campo: da un lato la programmazione per ridurre l’inquinamento, dall’altra è in previsione una pletora di nuove autostrade ed opere impattanti A Parma, provincia peggiore nel 2012, già in costruzione l’autostrada TI-BRE e in partenza un inceneritore di dimensioni quasi doppie rispetto ai bisogni provinciali

Anche in estate è critica la situazione della qualità dell’aria in Emilia-Romagna. Sono già sette (Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara, Forlì) i capoluoghi che hanno già esaurito il “bonus” dei 25 giorni all’anno di superamento del limite di 120 µg/m3 di Ozono sulla media di 8 ore. Solo Rimini resta sotto la soglia consentita dalla legge, ma raggiungendo già i 17 superamenti, mentre per Ravenna e Cesena al momento non sono dati disponibili.

Piacenza

Parma

Reggio Emilia

Modena

Bologna

Ferrara

Ravenna

Forlì

Cesena

Rimini

54

54

53

62

69

41

ND

28

ND

17


* Elaborazione Legambiente su dati Arpa aggiornati al 25/08/2013

Ad alte concentrazioni l’ozono può causare effetti immediati: nei soggetti più sensibili, può irritare il sistema respiratorio causando tosse e provocare irritazione di gola e polmoni, può ridurre la funzione polmonare e può aggravare inoltre asma ed altre patologie respiratorie. Gli stessi siti istituzionali forniscono consigli per ridurre l’attività fisica all’aperto durante gli episodi di inquinamento acuto.

Il problema dei superamenti dei limiti di Ozono in Estate quindi, si aggiunge all’ormai cronico problema delle polveri sottili in inverno: decenni di continui superamenti dei limiti, con il 2011-2012 anni neri per i risultati, la condanna UE all’Italia per infrazione sui superamenti dei limiti del PM 10 e balletti sulle chiusure al traffico di parti di città sempre più esigue. E’ di fine luglio la notizia dell’approvazione da parte dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, del Documento preliminare del primo Piano regionale integrato per la qualità dell’aria (Pair 2020).

Gli obiettivi del piano, quelli di abbattere entro il 2020 le emissioni dell’8% di Pm10, del 26% di ossido di azoto, del 18% di composti organici volatili e del 43% di ammoniaca, sembrano purtroppo palesemente in contrasto con una serie di pesanti ipoteche che incombono sul territorio regionale: un poker di autostrade in progetto, dalla E55 della costa, passando per il Passante nord di Bologna, Cispadana modenese, bretella Campogalliano-Sassuolo, e TI-BRE parmense.

Proprio a Parma, la zona più colpita dai superamenti del 2012, con il ragguardevole risultato di 115 giorni di superamenti dei limiti di PM10 in un anno, si lavora a spron battuto per avviare i 9 km di autostrada TI-BRE oltre che per il nuovo inceneritore. Quest’ultimo, a fronte di ottimi risultati di raccolta differenziata e una diminuzione progressiva dei rifiuti urbani e speciali causata dalla crisi, è in fase di avvio e continua ad essere autorizzato per una taglia pesantemente sovradimensionata, senza tenere conto dei cambiamenti intervenuti, da quando è stato presentato il progetto, ormai 5 anni fa. L’autostrada, dall’altro lato, finanziata con i rincari a carico degli utenti dell’Autocisa, andrà invece ad incentivare il traffico su gomma nella Bassa parmense, portando con sé come opere compensative altre strade di livello comunale.

Ma non sono solo questi purtroppo i progetti palesemente in contrasto con la necessità di un risanamento urgente dell’aria: a Ravenna la centrale a biomasse legnose di Russi (attualmente sospesa e attorno a cui si è scatenata una battaglia legale) spropositata per la taglia in contrasto con il criterio di impianti a biomasse piccoli e di scala locale, avrà il risultato di movimentare un gran numero di camion che certo non andranno a migliorare la qualità dell’aria per i cittadini della zona.

La Mal’Aria riguarda essenzialmente, ma non esclusivamente, la zona di pianura: in questi giorni gli abitanti della frazione di Roncobilaccio (Castiglione dei Pepoli), in pieno Appennino bolognese, si stanno opponendo alla realizzazione del camino di ventilazione della galleria di base della variante di valico, che dovrebbe sfogare i gas di scarico dell’intero tratto di galleria a meno di 300 metri dal centro abitato. Insomma, l’obiettivo di risanare l’aria della nostra regione sembra ancora molto lontano, soprattutto se le autostrade che ancora sono sulla carta, diventeranno realtà.

Legambiente rilancia inoltre il “Manifesto per la Qualità dell’Aria delle nostre città”: una serie di azioni concrete per ridurre le emissioni nelle nostre città. Il documento completo è scaricabile a questo indirizzo

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