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“Perizia Ausl contradditoria, si utilizzino i fondi per interventi mirati”

Ospedale Fiorenzuola, ecco la relazione degli esperti del comitato contro la chiusura che non concordano "sull’affermazione che l’edificio possa implodere per soli carichi statici" e "nell’allarmismo basato sull’improcrastinabilità degli interventi di ristrutturazione"

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I fondi messi a disposizione per la ristrutturazione dell’ospedale di Fiorenzuola andrebbero destinati “alla valutazione delle effettive condizioni dell’edificio e alla conseguente programmazione economica ed operativa degli interventi di miglioramento sismico. Una conoscenza più dettagliata della struttura consentirà interventi più mirati e adeguati”. E’ una delle conclusioni degli otto tecnici del comitato contro la chiusura dell’ospedale di Fiorenzuola contenuta all’interno della relazione (non una controperizia, sottolineano) con la quale gli esperti confutano la perizia Ausl che parlava di una struttura a rischio collasso per soli azioni statiche, quindi anche senza presenza di un terremoto.

Un rischio non ravvisato dai tecnici del comitato, che non concordano, si legge nel documento fatto pervenire anche ai vertici Ausl “sull’affermazione che l’edificio possa implodere per soli carichi statici” e “nell’allarmismo basato sull’improcrastinabilità degli interventi di ristrutturazione, contraddetto dell’effettiva operatività della struttura ospedaliera da marzo 2013 (data di presentazione definitiva della perizia) ad oggi”.  

Le tesi e verifiche contenute nella perizia – sostengono i tecnici – sono partite da ipotesi “eccessivamente prudenziali, poco verosimili, oltre che, molto spesso, contraddittorie”. Anche per quanto riguarda le indagini sui materiali costruttivi la perizia Ausl, è giudicata “inaffidabile” dal punto di vista metodologico e nel trattamento dei dati: “ne consegue – scrivono – la non rappresentatività dei risultati e conseguentemente la scarsa affidabilità dei risultati della valutazione del comportamento sismico per l’intero fabbricato”.

Fra i punti toccati quello relativo alla copertura e del piano sottotetto: gli impianti che lì si trovano, è spiegato, sono costituiti prevalentemente da condotte di aria con scarsa incidenza in termini di peso, mentre le condutture “pesanti” scaricano i pesi su muri di spina dell’organismo centrale. Per questo il rischio di un’implosione è ritenuto “poco credibile”. “Ancor di più si contestano – scrivono i tecnici – le conclusioni a cui perviene l’Ausl di Piacenza della necessità di sgomberare la struttura e procedere all’abbattimento del quarto piano e della copertura, necessità non sostenute dai tecnici che hanno prodotto la perizia”.

“Come mai – si chiedono in conclusione – non si è provveduto ad effettuare ulteriori prove nonostante l’esplicita richiesta da parte dei periti per scongiurare errori di valutazione? Il valore economico e le ricadute sociali della scelta di chiudere l’ospedale avrebbero dovuto determinare una maggiore ponderazione delle scelte”. La relazione completa è consultabile qui

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