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Agnello Hornby: “Femminicidio parola emotiva che non aiuta le donne” foto

A parlare con i cronisti sul tema della violenza domestica e sui modi di contrastarla è stata Simonetta Agnello Hornby, scrittrice ed avvocato, protagonista del primo incontro in programma del Festival del Diritto 2013.

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Un uomo che uccide la moglie non lo fa per gelosia ma per potere. Non per amore ma sempre per potere. A parlare con i cronisti sul tema della violenza domestica e sui modi di contrastarla è stata Simonetta Agnello Hornby, scrittrice ed avvocato, protagonista del primo incontro in programma del Festival del Diritto 2013 tenutosi alle ore 17.30 nell’Auditorium Sant’Ilario, a cura del Coordinamento Donne Spi Cgil, in collaborazione con il Comitato 25 novembre. Donatella Scardi, responsabile dell’associazione Telefono Rosa Piacenza, ha moderato l’incontro. In apertura è stato osservato un minuto di silenzio per le donne vittima di violenza, come Cinzia Agnoletti, uccisa dal compagno questa mattina a Castelvetro. 

“La Bibbia è il libro sacro dei cristiani ma è anche il grande libro dell’umanità – ha spiegato rispondendo alla nostra domanda incentrata sui gravi fatti di sangue avvenuti, negli ultimi mesi, in alcune famiglie piacentine – In principio ci narra l’omicidio di Abele compiuto dal fratello Caino. Ho riflettuto a lungo su questa vicenda: sono giunta alla conclusione che gli omicidi sono sempre basati sul potere e raramente sul potere visto nel contesto nell’amore”. “Un uomo che ammazza la moglie – ha sottolineato – non lo fa per gelosia ma per potere. Non per amore ma per potere”.

La scrittrice ed avvocato ha poi commentato il decreto legge anti femminicidio il cui voto è slittato a mercoledì due ottobre (la commissione chiede più tempo per esaminare i 400 emendamenti). Per prima cosa una puntualizzazione sul termine: “E’ vero che le donne sono le principali vittime dei delitti di coppia. Ma non sono solamente loro: avvengono frequentemente anche nelle coppie gay. La parola femminicidio, quindi, non mi piace perché esclude una parte della nostra società che è stata esclusa per secoli; incominciamo ad includerli e, allo stesso tempo li escludiamo di nuovo. Per me questo è terribile”.

“Non dimentichiamo, inoltre, che in Inghilterra il 7% di omicidi di coppia ha come vittime uomini. Non è soltanto un femminicidio. Capisco che è una parola più emotiva, ma io credo nella giustizia e nel trattare tutti allo stesso modo. La parola femminicidio, utilizzata in Italia e in pochi altri Paesi, utilizzata a livello di legge per me è un  grande errore. Gioca non a favore di noi, ma contro di noi, perché ci sarà sempre un irrazionale uomo di destra che utilizzerà questo termine per ridicolizzarci. Invece sia femminicidio che uccisione di coppia, come parola, sono termini profondi che descrivono delitti che non dovrebbero esistere”.

“Questo per quanto riguarda la parola utilizzata, mentre tornando alla legge è motivo di sgomento – ha continuato commentando lo slittare del voto – vedere come i nostri parlamentari, come quelli inglesi, si divertano a fare dei cambiamenti, degli emendamenti ai progetti di legge. E così facendo impediscono che una buona legge per proteggere chi soffre esista”. La violenza domestica, come ha evidenziato, ha una forte ricaduta anche sui minori: “In Inghilterra – ha evidenziato – 750mila bambini assistono a violenza, sono le altre grandi vittime”.

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